Una svolta definitiva per la Pubblica Amministrazione

di Jacopo Ugolini
11 Marzo 2021

Ha detto bene a mio avviso il Presidente del Consiglio, in occasione della firma del nuovo Patto Sociale (forse non il momento adatto per una riforma simile innanzi alle sofferenze dei “privati”, dalle imprese ai pubblici esercenti, in generis coloro che non sono garantiti), quando ha sottolineato la naturale correlazione tra una Pubblica Amministrazione funzionante e una società allo stesso modo funzionante. La rivoluzione (liberale) da portare all’interno della PA deve avere come primo obiettivo quello di mettere a suo agio il cittadino, esserne un’alleata e non, come avviene negli Stati dove la mano publica è pressante (l’Italia gradualmente, ahimè, sta diventando uno di questi), una nemica. 

Da una parte quindi bisogna seguire la scia dettata dalla legge 241/90 ma allo stesso tempo sviluppare i principi di questa legge con un’ottica chiaramente contemporanea e moderna. Questa provò a coniugare trasparenza, partecipazione del privato e caratteri manageriali di responsabilizzazione della dirigenza. Questi tre fattori vanno uniti ad un necessario sviluppo tecnologico e sostenibile. La legge 241 rischia appunto ora di rappresentare in realtà un blocco allo sviluppo della PA. È impellente una velocizzazione dei lavori pubblici, cosa possibile solo se si attua un’estesa informatizzazione (che a sua volta prevede necessariamente formazione) e un cambiamento di concezione, quindi passare dal concetto di procedimento al concetto di servizio (poiché la PA deve fornire un servizio al cittadino!).

Ritornando alla necessaria formazione dei nuovi dirigenti pubblici, la PA dovrebbe essere composta dai migliori dirigenti italiani, che troppo spesso invece lavorano in condizioni più agevoli e son più retribuiti nelle grandi aziende private. Bisogna quindi lavorare sulla formazione fin dagli studi universitari per avere burocrati preparati e specializzati al servizio del privato e dell’imprenditorialità umana.

La PA deve adottare un metodo lavorativo competitivo tipico delle aziende private all’insegna di uno snellimento della stessa. Snellimento che, attenzione (!), non significa esclusivamente ridurre i dipendenti pubblici perché ad esempio, come si vede dai dati, le più efficienti pubbliche amministrazioni non sempre sono quelle con un rapporto tra cittadini e dipendenti pubblici basso. 

Per una nuova Italia, veloce, moderna e libera, serve una pubblica amministrazione al servizio del cittadino e che sia modellata su esempi aziendali. Sarà uno scoglio che i partiti del centrodestra dovranno affrontare, senza liquidarla con la concezione dei dipendenti pubblici quali esclusivamente uno spreco per i soldi pubblici o con una mera lotta (che oggettivamente ha stancato) tra “garantiti vs non garantiti”.