Un confronto con gli esercenti del centro di Cesena: “Le nostra attività così chiuderanno”

di Gianluca Mariotti
10 Gennaio 2020

Francesco Gasperini titolare del punto vendita C’era l’H, in via Righi, è strettamente radicato con la città di Cesena. Come Nazione Futura, grazie al suo racconto, quello di una persona che tutti i giorni ci vive e lavora a contatto, abbiamo cercato di fare una fotografia della situazione del centro cittadino. Da rappresentante dell’associazione Centro Anch’io, Gasperini ha sicuramente voce in capitolo.

Gasperini, dal suo punto di vista di esercente qual è la qualità dei servizi nel centro di Cesena?

“A mio avviso essere nel 2020 e non aver sviluppato nei decenni un piano strategico di parcheggio, è un problema. Lo dico da ecologista, ben sapendo che il limitare l’utilizzo delle autovetture è un beneficio per l’ambiente. Personalmente posso permetterlo, non abitando lontano dal mio punto vendita, ma non è così per tutti. Detto questo, poter avere a disposizione più parcheggi permetterebbe anche a me, esercente, di lasciare eventualmente lo spazio al mio potenziale cliente. Perché se piove, venire a piedi o in bicicletta è complicato. Ovviamente la questione parcheggio non si limita solo all’esercente o al cliente, ma anche al residente o al semplice turista. Predisporne, sarebbe un vantaggio per tutti”.

Può specificare meglio questo concetto?

“Io penso che ognuno di noi debba partire dall’autocritica, per fare sempre qualcosa in più. Però ad un certo punto la critica viene, perché se facciamo i conti specialmente dopo la chiusura della Piazza della Libertà non possiamo dire di avere un parcheggio vero, identitario. Tutto si è ridotto a parlare di scambiatori a ridosso dei centri commerciali o di sporadici parcheggi pieni a tutte le ore. L’opposto di quello che dovrebbe essere alla base per un centro ben servito e che possa essere appunto di beneficio a noi esercenti, ai clienti e ai residenti. Vorrei aggiungere una cosa…”.

Prego.

“Il mezzo pubblico ci vuole, anzi forse bisognerebbe educare anche gli stessi cesenati a fruirne di più di quello che fanno. Troppo spesso vedo girare i tram vuoti. La responsabilità comunque credo sia da attribuire cinquanta e cinquanta: perché se da una parte siamo noi a non volerci abituare, dall’altra c’è anche il rischio di dover aspettare e perdere delle coincidenze. Penso anche che il percorso in centro dei mezzi pubblici sarebbe da rivedere”.

Ritrova altri punti critici, legati all’attività del centro, in cui sarebbe opportuno migliorare?

“Parlando dei servizi, aggiungo la nuova tipologia di raccolta dei rifiuti. Sotto certi aspetti è migliorata, perché è aumentata la frequenza settimanale, ma per altri comporta disagi, è stata segnalata infatti a volte una mancata continuità nell’orario della raccolta stessa, con i rifiuti che rimangono esposti per ore. Sottolineo anche la necessità del rispetto della buona volontà da parte degli esercenti che dovrebbero seguire alcune semplici regole come uscire nei giorni giusti per rispettare la differenziata ed uscire il più possibile a ridosso dell’ora quanto meno predisposta della raccolta, altrimenti non possiamo lamentarci che ci sia la spazzatura tutto il giorno. Sotto questi tre aspetti, è una situazione che vivo male”.

Qual è il livello di sicurezza del centro di Cesena?

“È un tema analizzato anche all’ultimo incontro che ha organizzato Confartigianato, si è parlato della differenza tra dati oggettivi e percezione. Personalmente, non credo di percepire l’insicurezza, ma credo di viverla. Poi, che qualcuno se ne approfitti è vero, però sento troppo parlare di come la responsabilità sia degli esercenti che non sono attrezzati con telecamere o con le inferriate. Sono d’accordo nel dire che prevenire è meglio di curare, ma se io devo prevenire con una telecamera o con una inferriata, significa che il crimine l’ho già dentro. Bisognerebbe fare investimenti mirati, adottare delle soluzioni che salvaguardino il territorio”.

Può fare qualche esempio?

“Come associazione, Centro Anch’io, abbiamo lamentato tantissimo la presenza delle zone ZTL ventiquattrore su ventiquattro, anche in fascia notturna. Così si rischia solo di creare una sorta di centro spopolato dai veicoli, anche solo di un residente che si vuole fare accompagnare. Sfavorendo di conseguenza anche la sicurezza”.

L’affluenza dei clienti, nei vari esercenti, come si è modificata negli ultimi anni?

“Un’idea l’ho fatta nel mio piccolo, però se si vuole fare un’indagine oggettiva non ci si riuscirà mai. C’è molta omertà e capita che chi sia in difficoltà, preferisca nasconderlo, c’è sempre un aspetto psicologico da considerare. È una domanda lecita, tuttavia o iniziamo a mettere dei rilevatori oppure sarà impossibile rispondere”.

Ribaltiamo la domanda, cosa potrebbe rendere più attivo e partecipato il centro di Cesena?

“Parto da un presupposto, la nuova amministrazione di Cesena, da quando si è insediata, ha mostrato un atteggiamento completamente diverso, si è dimostrata propositiva nell’accettare l’incontro, però al momento al dialogo non è seguita una risposta pratica. Basterebbe un passo alla volta, quindi penso che il primo da compiere sia mettere nelle condizioni un esercente in centro di lavorare in maniera cospicua almeno 6 giorni su 7 a settimana. E quindi torniamo ai punti precedenti, creare l’opportunità di maggiori parcheggi, ridurre il degrado, ci sono alcune vie in cui si può intervenire, gestire la questione accattonaggio organizzato. Tutto poi penso che verrebbe da sé”.