Sulla risoluzione giallorossa della crisi di governo

di Giorgio Arconte
2 Settembre 2019

Con il governo giallo-rosso finalmente il “bene assoluto” trionfa sul male, adesso dovranno solo archiviare lo scandalo di Bibbiano e rispolverare la ghigliottina per completare l’opera. Ma questo è il fumo delle ideologie che, fra una testa e l’altra che rotola, serve ad eccitare gli animi per coprire e nascondere manovre più profonde e determinanti. Provando a scendere più a fondo, l’operazione che si è compiuta in queste ore al Colle ha due scopi: il primo, evidente, è di dare all’Italia un governo tecnico supino alle direttive di Bruxelles; il secondo è di ridefinire il quadro politico italiano con un Renzi che torna ad essere protagonista. Se, infatti, da un lato il fronte che – per comodità – chiameremo “conservatore” o “sovranista” si sta consolidando attorno alla Lega di Salvini; se dal lato opposto l’area “progressista” e che fa riferimento in Europa al PSE ormai ha un solido riferimento nel PD di Zingaretti; resta ancora “sospeso” uno spazio che in Italia è sempre stato maggioritario, ovvero quello “moderato” e che in Europa fa riferimento al PPE. Renzi probabilmente ha intuito queste condizioni e la possibilità di ricostruire e mettersi alla testa di un’area moderata nonostante la presenza ancora ingombrante di #Berlusconi, così ha giocato molto abilmente la sua partita ed ha creato un trappolone al “compagno” Zingaretti. Il fragilissimo governo giallo-rosso, quindi, è appeso alle strategie di Renzi che, con i suoi 100 parlamentari, non avrà difficoltà a farlo cadere nel momento più opportuno per creare un nuovo soggetto moderato, anche con Forza Italia, e provare a riprendersi la carica di premier. 

Questi potrebbero essere gli scenari e al momento Renzi è il vero vincitore della crisi di governo, ma bisognerà fare i conti soprattutto con la non vicina elezione del prossimo Presidente della Repubblica e con la possibile crescita della Lega, un concorrente tutt’altro che ridimensionato. Le probabili politiche filo-imigrazioniste e filo-europeiste del “Conte-bis”, infatti, potrebbero continuare ad ingrassare il consenso già maggioritario di Salvini. Lo stesso leader della Lega, nel suo discorso di ieri dopo le consultazioni con Mattarella, ha già fatto capire che la sua sarà un’opposizione durissima e fortemente populista. 

In tutto questo ci sarà spazio ancora per il M5S? Molto difficile, probabilmente ieri i grillini hanno firmato la loro condanna ad una lenta morte.