Stop alle tasse, DPI e test sierologici deducibili: le proposte di Nazione Futura per la riapertura delle imprese

di Redazione
14 Aprile 2020

Secondo le stime del FMI l’Italia nel 2020 perderà il 9,1% del Pil con un rimbalzo del 4,8% nel 2021: sufficiente a recuperare solo metà dei livelli di reddito perduti in questi mesi. È la seconda peggior proiezione fra tutti i Paesi presi in considerazione con solo la Grecia che rischia di fare peggio, con un crollo del Pil del 10%. Serve subito una fase due prima che il tracollo sia irrimediabile.

Se non ci adoperiamo per una graduale ma rapida riapertura, moltissime aziende rischiano di rimanere colpite in modo permanente.
Sono già in atto grandi problematiche legate all’allentarsi delle relazioni con i clienti alle quali si somma la preoccupazione dei pagamenti, col moltiplicarsi di richieste di posticipi delle scadenze.  La perdita di competitività causata dallo stop, non può essere invertita per decreto: di questo bisogna essere consapevoli. Da quando verrà deciso di riaprire a quando la ripresa di produzione e consegne permetterà di ricominciare ad operare sul mercato e recuperare competitività, passerà molto tempo. Prima si garantisce questo processo e minore sarà il danno per la nostra economia.Tutte le aziende che operano con stagionalità (turismo e tessile ad esempio) rischiano (o sono già sicure) di perdere sia il lavoro già realizzato o ordinato che clienti che andranno altrove.
È fondamentale aiutare l’apparato produttivo ed economico del paese, tutelandolo dall’interno e nei confronti dell’esterno. Occorrono strumenti finanziari, misure fiscali, ammortizzatori sociali: molti provvedimenti generali per il sistema industriale e specifici per ogni settore. Per tutte le imprese in grado di assicurare ai propri dipendenti un ambiente in sicurezza, va progettata fin da oggi una graduale ripartenza. È inoltre necessario rivalutare il criterio dell’appartenenza a settori strategici, visto che quando ci dovremo far carico dei costi ingentissimi della ripresa, tutti i settori saranno strategici; è poi indispensabile tenere conto delle filiere produttive che in molti settori sono estremamente frammentate in micro-aziende che sono però indispensabili al completamento del ciclo produttivo.
A tal fine abbiamo individuato i seguenti passaggi che permettano di iniziare fin da adesso di pianificare le riaperture.
Chiediamo di redigere subito un protocollo nazionale, in pochi e chiari punti, per la messa in sicurezza dei lavoratori così da consentire un immediata ripartenza della produzione.Se il titolare e, dove richiesti e presenti, RSPP, medico e responsabile sindacale ritengono di essere in linea con il protocollo, le aziende possono riaprire immediatamente, mediante comunicazione al prefetto.
Il protocollo deve specificare le seguenti modalità per da declinare per tipologia di attività:

  • garantire il distanziamento interno
  • adeguata separazione fra lavoratori di turni consecutivi
  • screening temperatura, tamponi e soprattutto test sierologici (ormai affidabili nel 95% dei casi) per verificare l’immunizzazione e l’eventuale positività in corso
  • procedure igieniche da mettere in atto
  • tipologia di DPI da fornire ai dipendenti (guanti, mascherine, occhiali, etc.)

Riteniamo che ogni costo sostenuto dalle aziende per la sicurezza debba inoltre essere deducibile.Molte aziende sono già pronte con DPI e distanziamenti.Occorre fornire le indicazioni necessarie per il monitoraggio e farle subito ripartire.