Speranzon (FDI): “Per uscire dall’emergenza servono denaro, competenza ed esperienza”

di Federica Ciampa
12 Marzo 2020

Raffaele Speranzon, dirigente nazionale di Fratelli d’Italia ed esponente della politica Veneta, spiega nel dettaglio qual è la situazione nella sua Regione, a causa dell’emergenza coronavirus. Cerca, inoltre, di prospettare possibili soluzioni: queste passano attraverso tre parole d’ordine, che sono “denaro, competenza ed esperienza”.

Il Veneto, insieme alla Lombardia, è sicuramente una delle Regioni più colpite dal coronavirus. Un settore particolarmente colpito è quello turistico. Quando sarà passata l’emergenza, cosa potrebbe essere fatto per risolvere il problema relativo al turismo?

Innanzitutto bisogna capire quanto durerà ancora questa emergenza, perché, per ora, non ha un tempo di fine: quindi, capire qual è il modo giusto per rilanciare l’economia è difficile in questa fase, perché non si sa bene qual è il danno prodotto. Inizialmente, sembrava che tutto dovesse durare solo una settimana; poi sono diventati quindici giorni; poi si è parlato di tre settimane di zona rossa, fino ad arrivare a questo momento, nel quale è zona rossa tutta l’Italia e nel quale, forse, chiuderanno tutte le attività. Non si sa bene qual è l’orizzonte, perché tutto si sta modificando ora dopo ora e, quindi, risulta tutto più difficile. Per quanto riguarda i turisti bisognerà mettere queste persone nelle condizioni di avere delle strutture dove poter andare, perché è evidente che le imprese falliranno tutte, se non ci saranno ammortizzatori sociali che permettano alle imprese di sopravvivere senza dover avere l’onere di pagare i lavoratori. In questa fase serve un sostituto nel pagamento dei dipendenti: quindi lo Stato deve sostituirsi all’imprenditore, perché quest’ultimo non è in grado di poter pagare i propri dipendenti. Occorre, poi, tenere conto del fatto che nelle attività commerciali e in quelle ricettive – come alberghi e ristoranti – se la cassa si chiude vuota ogni sera è impossibile andare avanti: deve esserci un gettito continuo di denaro.

E per quanto riguarda Venezia?

L’unica cosa sicura è che la bellezza di Venezia non verrà intaccata dal virus, quindi, nel momento in cui finirà l’emergenza sanitaria tutte le persone del pianeta torneranno ad aver voglia di visitare una delle città più belle del mondo, come, del resto, è sempre stato. La città aveva già avuto il problema dell’acqua alta che l’ha messa in ginocchio e stava faticando a riprendersi, perché anche la percezione che era stata data all’estero era disastrosa. Il coronavirus è stato il colpo di grazia. Direi che il 90% degli alberghi a Venezia sono chiusi, gli altri chiuderanno per ovvie ragioni: se in Italia non ci si può più muovere un albergo non ha motivo di restare aperto.

Spesso, in questi giorni, abbiamo sentito dichiarazioni contrastanti da parte del Governo centrale e da parte dei Governi delle Regioni maggiormente colpite dall’emergenza. Ritiene che questo derivi dalla distribuzione delle competenze o da altre motivazioni?

Io sento dichiarazioni contrastanti da parte degli stessi esponenti del Governo e delle Regioni con il passare delle ore. Qualche giorno fa, il Presidente della Regione Lombardia veniva preso in giro a livello nazionale, perché indossava la mascherina; mentre, allo stesso tempo, Sala, sindaco di Milano, invitava tutti ad andare a bere lo spritz. Io non credo che la comunicazione fosse così divergente perché uno era in buona fede e l’altro in malafede; semplicemente credo che questo sia derivato anche dalle posizioni molto diverse di tecnici e scienziati: alcuni in tv e nelle interviste dicevano che si trattava di un influenza rinforzata e che non dovevamo preoccuparci eccessivamente; al contrario, altri dicevano che eravamo ad un passo dall’Apocalisse. Pertanto, coloro che non hanno gli strumenti, dal punto di vista delle conoscenze tecniche, per poter orientare la propria opinione, erano disorientati. Questo si è tradotto in un’isteria anche all’interno politica, che versa in una disorganizzazione assoluta, gravissima e senza precedenti.

E sulle mascherine, invece?

Se si tratta di un contagio che avviene per via respiratoria, lo strumento più efficace per contrastarlo è porre una barriera fisica tra il naso e la bocca di ciascuno di noi e il resto del mondo. Quindi, l’utilizzo delle mascherine era fondamentale: in Italia si doveva pensare al rifornimento di mascherine e di disinfettanti, quando è emersa la notizia dell’epidemia in Cina. Ciò non è stato fatto, dunque quando l’emergenza è arrivata da noi ci siamo fatti cogliere del tutto impreparati: hanno iniziato a dirci di lavarci le mani, dichiarando implicitamente l’impossibilità di poter acquistare le mascherine, che non ci sono più nel mercato. Ci siamo esposti ad un rischio enorme, senza avere lo strumento più efficace per combatterlo, quindi ora siamo costretti a stare ciascuno a casa propria perché non abbiamo le mascherine. Ad esempio, Paesi come il Giappone e la Corea del Sud hanno avuto molto prima di noi il contagio, ma non hanno dovuto fermare la propria economia proprio perché in possesso delle mascherine: si tratta di una misura banale e semplice. Da noi le mascherine non le ha nemmeno il personale sanitario. È del tutto evidente l’inadeguatezza di chi Governa l’Italia difronte ad un’emergenza di queste proporzioni.

Altro tema di rilievo è sicuramente la chiusura dei centri delle unità di offerta semi-residenziali, socio-sanitari o sociali per anziani e disabili. Quale potrebbe essere, secondo lei, una soluzione per non far ricadere tutto il peso dell’assistenza a queste persone sulle famiglie venete?

Il tema è complesso. Bisogna prima capire cosa succederà a tutte le strutture di accoglienza, anche temporanea: mi riferisco, ad esempio, alle mense dei poveri, che non possono più operare, perché non possono esserci assembramenti. La gestione della situazione rischia di diventare esplosiva, perché venendo a mancare il denaro circolante le persone stanno esaurendo la propria disponibilità economica, quindi ci saranno padri e madri di famiglia che si chiederanno come poter dare da mangiare ai propri figli senza avere un centesimo in tasca. Inoltre, nelle nostre città ci sono anche tanti immigrati, che già vivono in una situazione più precaria rispetto agli altri. Temo che, fra qualche giorno, supermercati e farmacie dovranno essere presidiati dall’esercito e dalle forze dell’ordine, perché se la gente non può lavorare, non percepisce lo stipendio, ma deve comunque mangiare per sopravvivere. Quindi, io penso che ci sia anche un problema legato alla sicurezza, del quale, nei giorni scorsi, abbiamo avuto un assaggio con le rivolte nelle carceri.

In questa emergenza, però, si può trovare del buono. Per esempio, a Venezia, ci sono studenti e volontari della protezione civile che si occupano di portare la spesa agli anziani o a coloro che sono in quarantena. Questo potrebbe aiutare a riscoprire un senso di comunità, del quale spesso ci si dimentica?

Sì. Purtroppo, tutte le guerre e le situazioni come questa tolgono dei valori, ad esempio dal punto di vista materiale, ma, sicuramente, ne donano altri dal punto di vista umano e non materiale. Io ricordo mia nonna, che, da piccolo, quando scartavo del cibo, mi diceva in dialetto “ci vorrebbe una guerra”: questo perché, attraverso la guerra, avrei capito che quello che stavo mangiando era importante ed era tanto. Noi viviamo in una società estremamente agiata, che ha costruito tutta una serie di bisogni non legati alle nostre necessità fisiologiche, ma sono legati a necessità di tipo culturale e sociale. Di conseguenza, non siamo preparati a gestire una situazione di questo tipo, però sicuramente ci aiuterà a riscoprire tanti valori: per esempio, tutti noi che siamo madri e padri di famiglia dedicheremo molte più ore del nostro tempo ai nostri figli. Quindi, ci sono dei danni collaterali, che potremo definire “positivi”. Quando c’è una guerra si riscopre l’umanità, però nelle sue forme più estreme: da un lato, ci sono la solidarietà, la condivisione e la compassione; ma, dall’altro, possono essere risvegliati gli istinti umani più terribili, ossia, per semplificare, vale il detto“homo homini lupus”.

Quindi pensa che potrebbero verificarsi episodi drammatici?

Certo. se qualcuno non pensa a riempirci le tasche di denaro per poter sopportare queste settimane di chiusura totale, potrebbero verificarsi degli eventi spiacevoli, dai risvolti tragici: mi riferisco anche ai sucidi e ad altri gesti inconsulti, perché i problemi economici amplificano le situazioni. Ovviamente, spero di essere pessimista io e di sbagliarmi. 

Attualmente, tutta l’Italia è zona rossa, mentre fino a pochi giorni fa lo erano solo Lombardia e Veneto: in quest’ultimo caso, il fatto che la bozza del decreto sia trapelata prima del tempo, ha avuto delle ripercussioni sull’effettiva efficacia della misura?

Sì, come dimostrano quei treni che si sono riempiti di meridionali che sono tornati verso Sud. Il decreto non era ancora in vigore e ha dato il tempo di organizzarsi per eluderlo, generando il panico. Credo che adesso arriveranno anche delle misure che ci impediranno anche di uscire dalle nostre città o, addirittura, dalle nostre case. Di sicuro, per l’ennesima volta, è stata dimostrata l’inefficacia dell’azione di un Governo, composto da persone che non hanno né la statura, né l’esperienza per poter governare una Nazione come l’Italia.

Cosa intende con statura ed esperienza?

Non utilizzo a caso queste due parole. Con statura intendo la conoscenza e la competenza, che, a partire dal Presidente del Consiglio, mancano totalmente; con esperienza, voglio dire che per governare un’emergenza come questa bisogna avere alle spalle tanti anni di esperienza sul campo, quindi non è possibile lasciarla gestire a persone che non sanno che cosa significhi. Il Presidente del Consiglio, fino ad un anno e mezzo fa, faceva l’avvocato e non si era mai candidato, né aveva mai amministrato nemmeno un municipio: non si possono dare le chiavi dell’Italia a queste persone e aspettarsi che abbiano la capacità di gestire emergenze di queste proporzioni. A livello planetario, nessuno ha gestito l’emergenza peggio del Governo: del resto, era impossibile. Pertanto, spero che venga nominato al più presto un commissario straordinario che abbia le competenze tecniche e grande esperienza alle spalle, affinché si riesca a disincagliare la nave dallo scoglio per rimetterci in navigazione o, almeno, in galleggiamento.  

Allora mi sorge spontanea un’altra domanda: è stato fatto il nome di Guido Bertolaso. Cosa ne pensa?

Io credo che dal punto di vista della competenza e dell’esperienza Bertolaso sia la persona giusta, però non ne voglio fare una questione di nome, perché non conosco il curriculum di ogni tecnico. Sicuramente, nella gestione delle emergenze e della protezione civile una figura come la sua darebbe un segnale anche all’Italia intera e rassicurerebbe le persone, perché dà un senso di affidabilità. Sarebbe un segnale positivo e, ci auguriamo, nel caso fosse nominato, anche efficace. Personalmente, mi sentirei molto più rassicurato da Bertolaso che da Conte.