Sindacati e sinistra italiana: la stessa misera fine

di Jacopo Ugolini
19 Ottobre 2021

“Grande manifestazione dei sindacati italiani uniti contro i fascismi”, “Centomila no ai fascismi” e via dicendo. Erano questi i titoli e le dichiarazioni in seguito alla manifestazione indetta dai sindacati italiani in seguito al vile attacco subito dalla CGIL da parte di alcuni squadristi di Forza Nuova, movimento guidato da Roberto Fiore, durante una manifestazione No Green Pass. I sindacati quindi son scesi in piazza come non facevano da anni. E scendono in piazza in una giornata in cui in Italia è avvenuta l’ennesima morte sul lavoro, la morte di un operaio nel pisano. Siamo a più di 700 morti sul posto di lavoro da inizio dell’anno.

Tutto ciò mi fa pensare a due domande: premettendo che qualche folgorato nostalgico e violento fascista purtroppo c’è e ci sarà per sempre in Italia, siam sicuri che in Italia ci sono ancora così tanti fascisti da poter creare problemi alla nostra democrazia? E la seconda domanda è riferita al ruolo dei sindacati: manifestazioni per dire basta alle morti sul lavoro non ne abbiamo viste, quindi i sindacati hanno realmente abbandonato in questo modo i lavoratori negli ultimi anni?

È sempre curioso notare le involuzioni di movimenti come i sindacati. Notare, andando maggiormente nello specifico, come dagli obiettivi originari i sindacati abbiano cambiato il proprio modus operandi e quindi anche gli obiettivi che si prefissano. E questa involuzione è fortemente percepita dai cittadini, che via via si stanno disaffezionando ai movimenti sindacali.

Non a caso, dall’inizio degli anni duemila i tre maggiori sindacati italiani, quindi CGIL, CISL e UIL, hanno perso circa più di 230 mila iscritti in totale. Solamente la UIL ha aumentato i propri iscritti, mentre la CGIL è quella ad averne persi maggiormente. Bisogna necessariamente chiederci il perché di questa caduta di popolarità. 

Io vedo un filo che accomuna la trasformazione della sinistra italiana e quella dei sindacati. Contemporaneamente la sinistra sia a livello partitico sia a livello sindacale è cambiata allontanandosi dalla base umana che componeva appunto lo schieramento opposto alla destra. La base umana era composto dai lavoratori, che votavano maggiormente a sinistra e che maggiormente componevano i sindacati.

E così, se la sinistra italiana ora è rappresentata dal Partito Democratico, che di sinistra ha ben poco dato che dei lavoratori non ne parla più, vediamo allo stesso tempo come i sindacati non pensano più ai lavoratori bensì al pericolo fascismo, anzi, per essere più corretti, al pericolo “fascismi”. La sinistra italiana è ormai questo: pericolo fascismo per frenare la crescita della destra italiana, perché l’obiettivo rimane quello di raffigurare il centrodestra italiano come un pericoloso agglomerato di fascisti, promozione del DDL Zan perché in Italia c’è l’emergenza “violenza contro gli omosessuali” così da raffigurare la destra come agglomerato di omofobi e accoglienza dei migranti in modo completamente non regolato perché “chi non li vuole accogliere, è razzista”. 

Ecco la sinistra cosa è diventata. E, quindi, non meravigliamoci se dei sindacati a nessuno importa più niente. Dopo aver smantellato alcuni fondamentali diritti dei lavoratori, avendo inserito contratti lavorativi sempre più precari in nome della “labour deregulation”, non è un caso se gli operai si sono spostati sui partiti di destra, che dovrebbero, come scrive Daniele Capezzone nel suo nuovo libro “Per una nuova destra”, sempre più insistentemente guardare ai “dimenticati della sinistra” in un’ottica, aggiungo, unionista, cioè proporre un nuovo sistema di politiche lavorative che preveda meno tasse per le aziende che significa meno tasse sul costo del lavoro quindi più assunzioni e che preveda formazione continua (e internazionale soprattutto rivolta ai giovani) per i lavoratori. Non si può ormai pensare di lavorare per settori separati. Tutti i settori, da quelli lavorativi a quelli non, sono intrinsecamente collegati.

I sindacati sono morti, la sinistra ha cambiato argomenti, la destra ha il dovere quindi di mantenere i temi conservatori e liberali coniugandoli con i nuovi sentimenti dei lavoratori.