Salviamo la democrazia: aprite il Parlamento

di Pasquale Ferraro
23 Marzo 2020

Viviamo in tempi grami, siamo vittime di una pandemia che semina morte e affligge come una piaga l’intero globo terraqueo. Eppure mentre l’intero paese è in quarantena sta andando in scena un tipo ben diverso di riposo forzato: quello del parlamento. Cosa assai grave per un paese che ha come nucleo della sua vita costituzionale, proprio quelle due camere che da settimane vengono esonerate dal loro compito.

Molte sono le giustificazioni che sono state addotte, dal rischio contagi all’interno di Montecitorio e Palazzo Madama, fino alle necessità di intervenire con celerità, tutte motivazioni assai prive di fondamento.

Nel sistema costituzionale della Res-publica Romana, vi era una carica, quella del “dittatore” il quale assumeva per un semestre i tanto agognati “pieni poteri” in casi di assoluta necessità e pericolo – il più famoso fu Quinto Fabio Massimo detto il temporeggiatore, nominato dal senato quando Annibale era alle porte di Roma –  per poi tornare alla normalità nel momento in cui l’emergenza fosse passata.

Tale carica non solo non esiste tra i 139 articoli che compongono la nostra Costituzione, ma il governo può assumere poteri straordinari solo in caso di guerra e per quanto le cose possano sembrarci simili, non è questo il caso.

Da giorni veniamo bombardati da dirette facebook del Presidente del Consiglio, ad orari totalmente fuori dalla norma e assistiamo ad un totale disinteresse per la prassi e per i canoni della trasparenza legislativa. I DPCM – decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri – attraverso il quale, attualmente si sta legiferando in questo paese, vengono annunciati prima di essere scritti, firmati e soprattutto pubblicati in gazzetta ufficiale, cosa assolutamente anomale e pericolosa, poiché va in scena una sorta di suspense collettiva per individuare quali siano le modifiche apportate e le restrizioni aumentate.

Una condizione questa che non si addice ad un paese già allo sbando. Oltretutto se per i DPCM, non è richiesta la conversine da parte delle Camere, al contrario del si di ambo i rami del parlamento avrà bisogno il c.d. decreto “Salva Italia” il quale appartiene alla più generica categoria dei decreti legge.

Per tali e altri motivi appare assolutamente folle il continuare ad estorcere al parlamento il suo ruolo fondamentale in una democrazia parlamentare com’è la nostra.

Fa specie come i soliti gendarmi della costituzione, sempre pronti a innalzare lance e scudi a difesa della nostra legge fondamentale, si siano eclissati senza dare segni di vita. Si convochi al più presto il Parlamento, si trovi una sede provvisoria – una caserma, un capannone, uno stadio –  e si ponga fine a questo pericoloso intermezzo indemocratico al quale stiamo assistendo da troppo tempo e senza un termine certo all’orizzonte.