Quel filo di degrado e criminalità che unisce grandi città e periferie

di Roberto Siconolfi
11 Maggio 2019

Gli ultimi avvenimenti di Napoli e Viterbo, e prima ancora di Torre Maura, sono l’emblema di una serie di problemi che vivono le periferie e le città italiane. Da Roma a Napoli, da Milano a Palermo siamo attanagliati da alcune questioni cruciali: vivibilità, disordini, carenza di servizi, piccola criminalità, spaccio, occupazioni abusive, immigrazione incontrollata, attriti cittadini di ogni genere, fino a giungere al degrado sistemico e alla mafia.

È proprio di sabato scorso la notizia dell’agguato di camorra a Napoli nella centralissima “zona stazione”. Un agguato con 3 feriti che non risparmia vittime innocenti come una donna di 50 anni e la sua nipotina di 4, che lotta tra la vita e la morte all’ospedale Santobono.

Tutto ciò si aggiunge ai fatti del 9 aprile, quando fuori una scuola della periferia est, fu ucciso un uomo e ferito il figlio davanti al nipotino di 3 anni e agli altri bambini in età scolastica, in un quartiere che si dichiara “assediato” dalla criminalità organizzata e da fenomeni paralleli come le cosiddette “stese” – bande di ragazzini che passano sugli scooter sparando all’impazzata tra la folla o nelle zone abitative.

E ancora, il giorno dopo, a Piscinola, “davanti a un asilo”, viene esposto uno striscione di contestazione al “pentitismo mafioso”. In un territorio – e parliamo di tutta la città di Napoli, compresa la provincia e compresa quella vicina di Caserta – dove i livelli di penetrazione societaria della criminalità, piccola e grande, oramai sono impressionanti.

Di sabato scorso, invece, la notizia di un grave fatto di cronaca, nel quale un commerciante di Viterbo ha perso la vita perché aggredito da un 22enne di origini coreane con passaporto USA. Una morte “assurda” per pochi soldi, a testimonianza di uno stato grave nel quale è immersa la società italiana.

Tornando più indietro, a Torre Maura il 2 aprile, in una periferia già in difficoltà, le istituzioni pubbliche in maniera “grottesca” hanno combinato l’arrivo di settanta rom, portati di nascosto, come i ladri, e senza aver concordato con le comunità risiedenti le modalità di possibile inserimento, né il loro stesso arrivo.

Un ulteriore regalo per il “disordine sociale”, per i contrasti della dicotomia “autoctoni/immigrati” (tra l’altro i rom erano quasi tutti bambini e donne in stato di gravidanza), e per l’invivibilità dei cittadini. Questi “necessariamente” hanno dovuto presidiare da sé il quartiere, com’era giusto che fosse, e al di là dei divide et impera e delle strumentalizzazioni, vere o presunte, da una parte e dall’altra.

A ciò aggiungiamo le zone di Milano (Parco delle Groane, Stazione, ecc.) martoriate dallo spaccio, per lo più legato a bande di immigrati clandestini, o anche la città di Agrigento. Del 23 aprile, è la notizia di una retata dalla polizia contro una banda di nigeriani e gambiani che spacciavano droga nel centro storico della città, e pure con metodi violenti.

Tanti altri ancora potrebbero essere gli esempi, e qualcosa si comincia a fare sul versante sicurezza, con qualche “inquietante” sacca di resistenza facente capo ai soliti noti della politica “buonista”, i quali hanno ridotto una questione così delicata a un derby tra salviniani e anti-salviniani.

Importante l’invio di nuove forze dell’ordine sul territorio nazionale, importante il blocco di sbarchi e il lieve incremento di espulsioni riguardanti l’immigrazione clandestina, importante anche la direttiva del Viminale per le città, su contrasto a “piazze di spaccio”, accattonaggio, e ad ogni forma di abusivismo. Importante è la legge che dà maggiori garanzie al cittadino in caso di difesa da aggressioni e violazioni, la cosiddetta “legittima difesa”.

Tuttavia è ancora poco, e su provvedimenti di tipo “sostanziale” pesano alcune “scure”, come l’assenza di “legislazioni d’attacco” nei confronti delle mafie e i limiti di spesa dovuti ai parametri e ai blocchi dell’Eurozona.

Un’impossibilità di spendere e investire soldi in attività di repressione del crimine e lotta al degrado, ma anche di prevenzione, educazione e rieducazione, “culturale” e “civica”.

È incredibile come certi settori della società si ostinino a glissare su determinati argomenti e a non comprendere come dal degrado, dalla criminalità, dalla scarsità di personale delle forze dell’ordine sul territorio e dalla sottovalutazione della “sicurezza” a rimetterci siano le persone comuni, le forze “sane” che costituiscono l’ossatura del paese.

La “sovranità” è un principio fondamentale, anche dal punto di vista della politica interna, del controllo del territorio e della sicurezza popolare.

È necessario uno Stato centrale che funzioni anche nel suo apparato “coercitivo”, l’uso della forza, e che si intrecci con un sano sistema giudiziario che dia, oltre che del diritto, certezza della pena! Sono questi i “minimi” che fanno presupporre l’idea stessa di Stato, come definito dalle scienze politiche e dal buon senso.

Sembra una cosa scontata, una “banalità superiore” direbbe lo scrittore André Gide, una banalità che ci tocca riaffermare!