Quando ad essere violente sono le donne gli uomini diventano vittime di serie B

di Alessandro Rico
8 Maggio 2019

Lo dico, lo ridico, lo sostengo, lo ribadisco: se c’è un populismo pericoloso, quello è il populismo penale. E non è il genere di populismo esclusivo dei malvagi sovranisti. Anzi. Lo dimostra l’oscena etichetta di «femminicidio», un reato che semplicemente non esiste in alcun ordinamento giuridico mondiale, con la quale le femministe nemiche dell’uomo in quanto tale e della famiglia tradizionale hanno provato a costruire un’emergenza mediatica. Beninteso: usare violenza su una donna è un atto ignobile. Ma se stupri, uccisioni e mutilazioni ai danni delle ragazze ci indignano, le stesse efferatezze non possono lasciarci indifferenti quando la vittima è di sesso maschile.

Come a Legnano, dove una trentottenne ha colpito al volto con l’acido il ragazzo con il quale si frequentava da meno di un mese. Esattamente allo stesso modo degli uomini violenti e prevaricatori che tg e giornaloni additano quotidianamente, pure lei non accettava la fine della relazione. E ora il suo ex, che ha ustioni di terzo grado sul 10% del corpo, rischia di perdere un occhio. Una storia simile a quella di William Pezzullo, sfregiato dalla sua ex, Elena Perotti e da un complice di lei, il 19 settembre 2012. La sua aguzzina, condannata a 8 anni per lesioni gravi e a un anno e mezzo per stalking, dopo un po’ di carcere è finita ai domiciliari.

Paragonate alle analoghe sciagure capitate a vittime femminili, queste tragedie paiono davvero delle disgrazie di serie B. Prendete Lucia Annibali, l’avvocatessa sfregiata con l’acido dal suo ex nel 2013. Lei ha ricevuto l’onorificenza dell’Ordine al merito della Repubblica da Giorgio Napolitano. Il Pd l’ha prima fatta diventare consigliera di Maria Elena Boschi per il tema della violenza di genere e poi l’ha candidata alle elezioni politiche del 4 marzo 2018. Sconfitta all’uninominale, è diventata deputata grazie al ripescaggio con il proporzionale. Per William, invece, nessun pranzo di gala con il presidente del Consiglio, nessuna passerella al Quirinale. E per il ragazzo di Legnano? Per ora, i giornaloni hanno già relegato la notizia ai tagli bassi delle pagine Web. Ma forse, domani leggeremo i peana di Concita De Gregorio su Repubblica. Sergio Mattarella gli darà una medaglia. E i dem? Sono ancora in tempo per candidarlo alle europee? O ci scorderemo di lui, come di Stefano Savi, il venticinquenne sfregiato da Martina Levato e Alexander Boettcher? E come William Pezzullo, che deve versare 48.000 euro agli avvocati che lo hanno assistito e ora rischia il pignoramento dei beni? Dovremo rassegnarci a fare a gara se sia più orrido il «femminicidio» o il «maschicidio»?