Pompignoli (Lega) tuona: “Lista d’attesa bibliche in Emilia-Romagna”

di Francesco Mondardini
15 Gennaio 2020

Continua la carrellata di interviste da parte di Nazione Futura ai candidati alle Regionali emiliano-romagnole, previste per il prossimo 26 gennaio. Oggi è il turno di Massimiliano Pompignoli, già consigliere regionale per la Lega. Che ora prova a essere rieletto per un altro “giro di giostra”.

  • Che cosa l’ha spinta principalmente a ricandidarsi alle elezioni regionali?

Ho dato la mia disponibilità al Movimento per un secondo mandato perché l’Emilia Romagna ha voglia di cambiare. Questa è davvero un’opportunità storica per la nostra Regione e i suoi cittadini. In questi cinque anni, attraverso l’intensa attività ispettiva portata avanti in Assemblea legislativa e sul territorio, la Lega ha ‘sbugiardato’ la rassegna di eccellenze pavoneggiate dal Presidente Bonaccini, denunciando un circuito di lacune e insufficienze di intensa gravità. Adesso è venuto il momento di voltare pagina.

  • Quali sono attualmente i principali problemi da affrontare in Emilia-Romagna, secondo lei?

La sanità e le infrastrutture. Sul fronte della sanità, mi piacerebbe che i candidati consiglieri del Pd e ancor di più il Presidente Bonaccini parlassero con la gente delle bibliche liste d’attesa, dei tagli lineari e del depotenziamento dei presidi di montagna, prima di vantare dei primati assolutamente infondati. Per non parlare delle infrastrutture, assolutamente insufficienti, obsolete e inefficaci per collegare la nostra Regione con il resto d’Italia.

  • A fronte dei problemi che ha elencato, quali sono le soluzioni prioritarie da adottare? E cosa pensa a proposito della cultura e dei giovani, un tema molto caro a Nazione Futura?

L’Emilia-Romagna deve essere una Regione all’avanguardia, facile da raggiungere, interconnessa con le Regioni confinanti e dotata di arterie veloci, di facile percorrenza, che sappia rispondere alle molteplici forme di mobilità dei suoi cittadini. Non serve catapultarsi in orizzonti farraginosi, con programmazioni faraoniche che poi rimangono tali e che si perdono per strada, nei mille rivoli della burocrazia. Quello di cui c’è bisogno è il coraggio di farle, queste opere. E di farle bene, in tempi utili e in armonia con il territorio, l’ambiente, partendo dall’ascolto di tutti i portatori di interesse, le imprese, le parti sociali e i sindacati.

Sul fronte della sanità, quello che la Lega si propone di perseguire è un sistema altamente sburocratizzato, accessibile e pienamente orientato al soddisfacimento dei bisogni dei cittadini. Centralismo, dirigismo e autoritarismo vanno messi da parte per favorire il rigenerarsi di un dialogo costruttivo tra paziente e classe ospedaliera. Il “cittadino – paziente”, al pari del personale medico e di quello para medico, deve ricollocarsi al centro delle politiche sanitarie regionali.

Anche sul fronte della cultura c’è l’urgenza di cambiare prospettiva. I nostri ragazzi meritano un’offerta formativa e culturale diversificata, che vada incontro alle loro esigenze e aspirazioni. I giovani devono essere i protagonisti di questo settore in maniera sinergica, costruttiva e interlocutoria. 

  • Perché, a suo avviso, gli elettori emiliano-romagnoli dovrebbero votare Lucia Borgonzoni?

Per dare ossigeno alla Regione e innescare il cambiamento. L’alternanza di governo è sinonimo di efficienza e rinnovamento. La Lega, anche a Forlì, ha dato prova di saper governare nell’interesse della comunità. Il prossimo 26 gennaio gli emiliano romagnoli hanno la possibilità di cambiare le cose. Non resta che provarci.

  • Nel caso in cui il centrodestra vincerà in Emilia-Romagna, secondo lei seguirà un terremoto anche a livello nazionale?

Sarebbe inverosimile il contrario. La sinistra governa l’Emilia Romagna da cinquant’anni. La vittoria della Borgonzoni e del centro destra sarebbe senza dubbio l’anticamera di una vera e propria rivoluzione politica a livello nazionale.