Per l’Italia? Una reazione al torpore e al nullismo

di Pasquale Ferraro
26 Gennaio 2020

Che Italia è quella che si è affaccia a questo 2020? Che Italia sarà quella che attraverserà questo nuovo decennio? Troppo spesso si è guardato al futuro senza gettare, nell’oggi, le fondamenta solide e necessarie per qualsiasi progetto politico, che fosse in grado di incidere realmente nel tessuto sociale del Paese.

L’Italia oggi, senza falsi infingimenti, vive uno dei suoi momenti più cupi e drammatici: lo scoramento è insisto in ogni aspetto della nostra società, mentre un senso vivo di rassegnazione sopisce ogni minimo segno di riscossa. Si percepisce quotidianamente l’assenza di una prospettiva e la presenza di una cupa propensione verso l’avvenire.

Il decennio che ci siamo lasciati alle spalle non è stato certo tra i più luminosi, caratterizzandosi particolarmente per una crisi economica, la quale, piano piano, si è estesa all’intera società italiana, ampliandosi nei suoi effetti in una crisi sociale dalla quale ancora oggi il Paese non si è risollevato.

Sul piano economico, si è passati da uno stato di recessione perenne ad una stagnazione profonda, con un’industria priva di quell’ossigeno necessario che permetta a quel sano capitalismo italiano, fatto di piccole e medie imprese, di rialzare la testa. La tassazione elevata agli eccessi e la burocrazia asfissiante rallentano lo sviluppo, mentre la disoccupazione giovanile permane come il vero dramma sociale.

In questi anni i governi italiani non hanno – nessuno escluso – portato soluzioni in grado di invertire la tendenza, ne di fornire la percezione minima che vi fosse finalmente una svolta, e gli osservatori sanno bene quanto la percezione sia fondamentale per l’economia. Eppure questi, i governi, si sono limitati o ad osservare scrupolosamente le direttive europee o ad applicare iniziative assistenzialiste, le quali sono riuscite unicamente ad aumentare il parassitismo, oltre che a gravare sulle già labili casse dello Stato.

A tutto ciò – come un colpo di grazia – si aggiunge il dramma culturale, con la vigente dittatura del pensiero unico radicale, il quale non concepisce altro che la propria visione della società; vi è, inoltre, l’apodittico rifiuto dei valori tradizionali della nostra civiltà.

La sinistra che spalleggia queste tendenze ha dato vita, al solo scopo di contrastare il sovranismo, al movimento delle Sardine, il quale rappresenta il punto più basso mai toccato dalla politica italiana. Questo modello culturale grigio e stantio, ha tolto quel brio e quella spensieratezza che in situazioni critiche è fondamentale nell’umore generale della Nazione.

Il sovranismo, dal canto suo, non deve farsi etichettare, ghettizzare e schernire, ma deve reagire, utilizzando la propria forza ideologica, che sta nella difesa della Patria, contro l’omologazione forzata.

Il conservatorismo, uscito dalle nebbie dell’isolamento, è la strada maestra su cui tracciare il cammino. Si tratta di una fusione necessaria e di una prospettiva che rinsalda quell’abbraccio fraterno di cui oggi più che mai la nazione ha necessità.

L’Italia non è più silenziosa, accondiscendente e morfinizzata. L’Italia di oggi è una Nazione consapevole, ferita, ma ancora fiera, nonostante l’immagine debole e fiacca trasmessa dai nostri rappresentati nei consessi internazionali. Quindi, la volontà di alcune classi dirigenti europeiste ed euromani di trasformare il Paese in qualcosa che non è, si è arrestata.

Però, oggi, l’Italia ha la necessità di riacquisire quella vitalità e quello spirito che ne sono stati la forza.

Il compito oggi del mondo conservatore è quello di costruire quell’alternativa non solo politica, ma, soprattutto, culturale. Perché senza cultura o, meglio, senza pensiero, non vi può essere azione. Perché alla politica dell’improvvisazione o alla sua antitetica – ma egualmente sciatta – dottrina della competenza tecnica e del concetto vuoto di società civile, deve sostituirsi quello di élite politica e culturale. È finito il tempo di “soffiarsi il naso nelle bandiere”.

È arrivato quello di proporre qualcosa di nuovo, di prorompente, di rivoluzionario: l’Italia piena, ricolma e rigogliosa di italianità.