“Opposizione patriottica” intervista a Giorgia Meloni

di Francesco Giubilei
11 Marzo 2021

Pubblichiamo la traduzione in italiano dell’intervista a Giorgia Meloni realizzata dal presidente di Nazione Futura Francesco Giubilei e dal direttore di “The European Conservative” Mario Alvino Fantini, uscita originariamente su “The American Conservative“, la più importante rivista dei conservatori americani.

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Negli ultimi anni, Giorgia Meloni, leader del partito italiano Fratelli d’Italia, si è rivelata una delle politiche più interessanti d’Europa. Grazie in parte a un cambiamento nella leadership del partito – e alla sua trasformazione in un partito più conservatore – la sua popolarità tra gli elettori è cresciuta dal 3% al 17% negli ultimi anni.

Alla fine di settembre 2020, la Meloni è stata eletto presidente del Partito Conservatore e Riformista Europeo (ECR), rappresentato al Parlamento Europeo, al Consiglio d’Europa, al Comitato delle Regioni e all’Assemblea Parlamentare della NATO. Fondato nel 2009, il partito ECR comprende 44 partiti nazionali di tutto il mondo tra cui il Partito conservatore del Canada, il Forum per la democrazia nei Paesi Bassi, il Pis in Polonia, il Partito liberale australiano, il movimento israeliano Likud, il Vox spagnolo, i Democratici svedesi e il Grand Old Party degli Stati Uniti.

Non limitando il suo lavoro politico all’Italia o anche all’Europa, Meloni ha sviluppato una rete internazionale, a testimonianza della sua comprensione che per essere veramente efficaci, i partiti politici conservatori devono lavorare in collaborazione con altri conservatori. Ciò l’ha portata a essere invitata al CPAC come ospite nel marzo 2019, poi le è stato chiesto di tenere un discorso alla Conferenza sul conservatorismo nazionale di Yoram Hazony a Roma all’inizio di febbraio 2020 (organizzata per l’Italia da Nazione Futura). Quindi, solo pochi giorni dopo, Meloni ha anche parlato all’annuale National Prayer Breakfast a Washington.

Oggi Fratelli d’Italia è l’unico partito politico in Italia a non aver aderito alla coalizione di governo guidata da Mario Draghi. Di recente abbiamo avuto l’opportunità di parlare con lei e abbiamo realizzato la seguente intervista esclusiva.

Presidente Meloni, Fratelli d’Italia è l’unico partito che ha scelto di non aderire al nuovo governo presieduto da Mario Draghi, è ancora convinta di questa scelta?

Non abbiamo condiviso la nascita di questo governo perché crediamo che l’Italia non sia una democrazia di serie B e che si sarebbe potuto e dovuto tornare al voto per chiedere agli italiani di scegliersi un nuovo governo migliore dei due precedenti. Manteniamo fede all’impegno solenne assunto con gli elettori nel 2018 di non andare al governo con la sinistra e i 5 Stelle, non per ottusità ma perché riteniamo che con compagni di viaggio tanto diversi (per molti aspetti addirittura incompatibili) non c’è la possibilità di realizzare quello che gli italiani si aspettano da noi. Non vogliamo stare all’opposizione a vita, siamo già Destra di governo in tante Regioni e città importanti e ci stiamo preparando per la sfida nazionale. Ma Destra di governo non significa con qualsiasi governo. Andremo al governo quando ce lo chiederanno gli italiani con il loro voto. E ci andremo con i nostri alleati di centrodestra.   

-Le altre forze di centrodestra, Lega e Forza Italia, hanno invece aderito al governo, questo non rischia di creare una spaccatura nel centrodestra?

Noi da sempre difendiamo la prospettiva del centrodestra unito. Siamo riusciti a rimanere uniti e a vincere insieme in tante regioni anche durante la stagione gialloverde, con la Lega al governo e FdI e FI all’opposizione. Contiamo di riuscirci anche stavolta a partire dalle prossime regionali in Calabria e amministrative a Roma, Milano, Napoli, Torino e Bologna.
Per il resto noi in Parlamento continueremo a presidiare il campo del centrodestra, a difenderne i valori e il programma del 2018. Aiuteremo i ministri di centrodestra a non rimanere schiacciati da un asse Pd-M5S-IV-Leu che è maggioritario nell’attuale schieramento governativo. E, a scanso di equivoci, lo sarebbe stato anche con FdI in maggioranza.

-Alcuni commentatori hanno affermato che non aderendo al governo di larghe intese di Draghi, FdI rischia di rimanere isolata a livello internazionale, è così secondo leI?

Guardi, da Presidente del partito dei Conservatori europei, che annovera 44 partiti membri e solidi legami internazionali mi riesce difficile sentirmi isolata. Spiegheremo che, al di là della credibilità personale di Draghi, in tutte le altre democrazie avanzate i governi li scelgono gli elettori e non il palazzo. E nessuno dei nostri partner conservatori alle varie latitudini governa con la sinistra. Paradossalmente mi sarei isolata dalla mia famiglia politica se non avessi scelto la strada, pur difficile, dell’opposizione.

-Nonostante FdI non abbia votato la fiducia al governo Draghi, ha annunciato una “opposizione responsabile”, come si concretizzerà?

L’ho definita “opposizione patriottica”. Quando ci sarà da votare provvedimenti utili per gli italiani i nostri voti non mancheranno, come non sono mai mancati durante il governo gialloverde e neppure durante il fallimentare governo giallorosso. Sarà un’opposizione senza pregiudizi ma senza sconti, perché abbiamo scelto di stare all’opposizione proprio per avere la libertà di evidenziare le cose che non vanno. Una libertà che necessariamente è minore quando dai precari equilibri di una maggioranza eterogenea dipende la sopravvivenza politica dei tuoi ministri. E meno male che questa libertà ce la siamo presa noi, altrimenti avremmo avuto il caso più unico che raro di un governo senza opposizione. Cosa che avrebbe reso l’Italia più simile alla Corea del Nord che a una democrazia occidentale.

Oggi la sinistra liberal rappresenta una minaccia a molti dei valori cari ai conservatori: la famiglia, la religione, la tradizione. Che ruolo può avere l’Italia nel resistere ai continui attacchi a questi ambiti ? Cosa possiamo fare noi europei?

I valori della nostra tradizione occidentale sono sotto attacco in tutto il mondo. La battaglia è durissima e da parte della sinistra politica e culturale c’è una recrudescenza anche nel cercare di reprimere le voci di dissenso. Le grandi concentrazioni finanziarie, i Big Tech e gran parte dei media sono alleati del mainstream per sradicare tutto ciò che richiama ai concetti di identità e appartenenza per sostituire le persone e i popoli con individui e masse spersonalizzate, perfetti consumatori globali. L’Europa è un campo di battaglia fondamentale perché qui affondano le radici più forti della nostra civiltà e in questa trincea dobbiamo combattere. Sapendo che il senso comune dei popoli è ancora lontano dalla narrazione globalista ma deve trovare adeguata rappresentanza politica e culturale per essere maggioranza e cambiare le cose.

-La Svezia ha un nuovo think-tank conservatore (Oikos), anche in Spagna è stato  fondato un think-tank conservatore (Disenso), pensa ci sia bisogno di qualcosa di simile anche in Italia con think tank vicino a Fratelli d’Italia?

Dobbiamo essere consapevoli che non basta avere le idee giuste, bisogna dotarsi degli strumenti giusti per sostenere la buona battaglia. Rafforzare, anche in Italia, la rete dei think tank conservatori è fondamentale per vincerla.

-A quali pensatori conservatori si ispira (in Italia, Europa o Stati Uniti)? Su quali testi o idee o principii si basa?

Il pensiero conservatore è ricchissimo. Sarebbe fin troppo facile rispondere citando Roger Scruton, la cui mancanza davvero si sente tantissimo. Potremmo andare indietro nei secoli arrivando a De Maistre o a Edmund Burke, passando per la rivoluzione conservatrice tedesca, gli italianissimi Prezzolini e Papini, Tomasi di Lampedusa e Pirandello.. e chissà quanti altri. Senza dimenticare gli insegnamenti di due grandi Papi come Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. La cosa più bella del pensiero conservatore è che nessuno di questi giganti è totalmente allineato e allineabile ad un’ortodossia ideologica. Ed è la grande, forse la più bella, differenza rispetto alla sinistra.

-Molti commentatori sostengono che il sovranismo sia in una fase calante sostituito dal conservatorismo, è d’accordo con questa tesi?

Io penso che non sempre sia facile distinguere nettamente le due galassie. Nel caso italiano ad esempio non lo è affatto, proprio per questo nel simbolo di FdI alle ultime europee compariva sia la dicitura “Sovranisti” che quella “Conservatori”. Sono due termini che non si sovrappongono ma possono convivere e grandi partiti patriottici e identitari hanno il dovere di farle convivere. A pensarci bene non esiste vero sovranismo senza difesa dei valori tradizionali perché su quelli di poggia l’identità di un popolo. E non esiste conservatorismo senza amor di patria e difesa dell’interesse nazionale. La vera sfida quindi non è veder sopravanzare l’uno all’altro, cosa che peraltro farebbe il gioco dei globalisti, ma farne una sintesi virtuosa perchè entrambi crescano e facciano crescere i partiti patriottici e le loro idee.

-Che ruolo hanno gli Stati Uniti nel futuro dell’Europa? Come vede la possibilità di mantenere un’alleanza con gli Stati Uniti (specialmente ora che c’è stato un cambio di governo)?

Europa e Stati Uniti sono i due pilastri dell’Occidente e devono necessariamente rimanere alleati. L’autonomia strategica dell’Europa è una necessità, anche al fine di costruire un’Europa politica, ma non deve essere vista come una frizione con gli USA. Non credo, al contrario dei tanti fanatici entusiasti di Biden, che l’Europa trarrá particolare giovamento dalla nuova amministrazione. Certo, bisogna almeno augurarsi che  Biden non torni, come da tradizione democratica, ad infiammare il Medio Oriente ed altri scenari di crisi a noi vicini. In tal caso le conseguenze di tali azioni sarebbero tutt’altro che positive e amichevoli per noi europei.

-Sempre a livello internazionale come giudica il rapporto con la Cina?

Reputo la Cina una grande sfida ma anche una grande minaccia. Naturalmente non mi riferisco al popolo cinese che ha una storia millenaria che rispetto profondamente. Mi riferisco al Partito Comunista Cinese che ha costruito la più grande dittatura socialista del pianeta unita al più feroce sistema di sfruttamento capitalistico contemporaneo. Riequilibrare il mercato globale, passare dalla globalizzazione senza regole del free trade a un mercato equilibrato all’insegna del fair trade è per noi una stella polare. Insieme alla tutela dei diritti umani e della libertà religiosa: quello che accade ad Hong Kong o le persecuzioni ai danni delle minoranze cattoliche o uighure non è accettabile.

-Qual è la più grande sfida che l’Europa e l’Occidente dovranno affrontare nei prossimi anni?


Innanzitutto tornare a crescere, aumentare la ricchezza distribuendola con maggiore equità, difendendo i piccoli e l’economia reale che rischino di essere schiacciati dalle grandi concentrazioni della finanza speculativa, perseguire la sostenibilità ambientale senza dimenticare quella economica delle nostre imprese. Poi riscoprire la propria identità, difendere le basi di una società ordinata a partire dalla famiglia e dalle comunità locali. Tornare protagonisti sullo scenario globale costruendo l’alternativa allo strapotere cinese, contenendo tentativi espansionistici regionali come quello della Turchia di Erdogan, non abbandonare l’Africa nelle mani di un nuovo colonialismo stavolta cinese, fermare le migrazioni incontrollate anziché favorirle, difendere la libertà religiosa e i nostri fratelli cristiani perseguitati in tutto il mondo.

-L’ambiente è un tema sempre più centrale nell’agenda politica e, nonostante la sinistra cerchi di impossessarsi di questo argomento, esiste un’importante storia e tradizione a destra a favore della tematica ambientale, quale deve essere a suo giudizio l’agenda per un conservatorismo verde?

La difesa della natura è centrale nel pensiero conservatore. Del resto anche il termine “Patria” indica certamente la terra dei padri in senso metafisico ma in fondo è intimamente legato con il termine terra, inteso come territorio. Io poi sono cresciuta con un maestro come Paolo Colli, fondatore della prima associazione ambientalista di destra in Italia.  A differenza dell’ambientalismo ideologico di una certa sinistra noi però non riteniamo la presenza dell’uomo e delle sue attività in contrasto con la difesa dell’ambiente. La sfida per una moderna Destra di governo è coniugare ambiente e crescita economica: imporre target irraggiungibili e sempre nuovi oneri e nuovi costi alle aziende rischia di comportare un costo sociale elevatissimo. Noi invece riteniamo che le imprese debbano essere accompagnate verso la trasformazione ecologica. Bisogna rimettere ordine negli incentivi sulle rinnovabili e investire nei carburanti alternativi ma sempre nella logica della neutralità tecnologica e del mix energetico. Non ha senso immaginare un mondo di solo elettrico che compriamo tutto dalla Cina, spesso prodotto là bruciando carbone e senza nemmeno sapere dove smaltirlo.. il tutto mentre abbiamo filiere italiane ed europee come quella del gas naturale che può essere utilissimo per la transizione ecologica. Ecco, ancora una volta il nostro è un atteggiamento pragmatico e realistico che tiene insieme l’amore per la Natura, la difesa dei nostri paesaggi, la sostenibilità degli ecosistemi, con le attività dell’uomo.