Onestà a 5 stelle: arrestato Marra braccio destro di Virginia Raggi

di Daniele Dell'Orco
16 Dicembre 2016

Chi d’onestà ferisce, d’onestà perisce. Alle prese con il caso nomine in Campidoglio, il sindaco di Roma Virginia Raggi incassa un colpo durissimo: Raffaele Marra, capo del personale del Comune e fedelissimo della sindaca è stato arrestato dai carabinieri per corruzione. Insieme a lui è finito in manette anche il costruttore Sergio Scarpellini.

Marra – considerato un dirigente imprescindibile per la Raggi, contro il direttorio del M5S e di Beppe Brillo – è finito in manette nell’ambito dell’inchiesta sulla compravendita delle case Enasarco che risale al 2013, quando il potentissimo braccio destro della Raggi acquista una casa ex Enasarco – la cassa previdenziale degli agenti e dei rappresentanti di commercio – grazie a oltre 367 mila euro che gli dà Scarpellini. In quel periodo Marra, che era direttore dell’ufficio delle Politiche abitative del Comune e capo del Dipartimento del patrimonio e della casa durante la giunta Alemanno (dal 2013 al 2016) avrebbe messo a disposizione la sua funzione. Quella casa, tra l’altro, un attico che Marra comprò scontato “di quasi mezzo milione di euro” rientrava in un giro d’affari per cui nello stesso periodo lo stesso costruttore Scarpellini acquistava il vecchio appartamento di Marra, pagandolo il triplo. Una bella fortuna!

La conferma di Marra al Campidoglio – prima come vice capo di gabinetto per scelta della Raggi e poi come capo del personale – da mesi ha spaccato il Movimento 5 Stelle. La sua permanenza nel Comune di Roma è stato uno dei motivi principali che ha portato la deputata Roberta Lombardi, membro di quello che è stato il minidirettorio romano, alle dimissioni. “Marra è il virus che ha infettato il M5s“, aveva detto, ricordando sempre l’acquisto dell’attico maxiscontato. In questi minuti sono in corso perquisizioni in Campidoglio relative all’inchiesta avviata sulle nomine dei primi cinque mesi di giunta Raggi: nel mirino, oltre al capo segreteria Salvatore Romeo, c’è proprio Marra. Una vicenda diversa, però, da quella che ha motivato l’arresto di questa mattina.

Da luglio a oggi Virginia Raggi lo ha difeso decine di volte, vincendo sempre: con Beppe Grillo che ne chiedeva la rimozione, con il cosiddetto “mini-direttorio” che per primo ne ha criticato la nomina salvo poi essere sciolto dopo 2 mesi, con il gruppo consiliare M5s che mugugnava per il suo strapotere, con l’ex capo del suo gabinetto, Carla Raineri, sacrificata sull’altare del sodalizio tra la sindaca e Raffaele Marra.

Già da due settimane sul dirigente l’Autorità anticorruzione aveva acceso un faro. Perché, secondo un esposto del sindacato dei dirigenti regionali, il 9 novembre Marra avrebbe dovuto astenersi dal controfirmare la delibera che ricolloca suo fratello Renato, due anni più grande, già vicecomandante dei vigili, alla neonata direzione Turismo del Comune con annesso aumento di stipendio (di 20.000 euro).
Un atto delicatissimo, potenzialmente foriero di grane, che la Raggi si è intestata in toto in una memoria difensiva firmata dal responsabile anticorruzione del Campidoglio Maria Rosa Turchi e inviata all’Anac 4 giorni fa. Un documento con il quale la prima cittadina non solo si prende la responsabilità di quella scelta (che, da regolamento, spetta a lei) ma derubrica il ruolo di Marra jr a mero passacarte. La poltrona del sindaco di Roma come baluardo d’onestà vacilla pericolosamente.