Morroni (vicepresidente della Regione Umbria): “Serve una scossa nel mondo liberale”

di Redazione
6 Ottobre 2020

All’indomani dell’esito della consultazione elettorale che ha portato al rinnovo dei governatori e delle assemblee legislative di diverse regioni, appare non più eludibile l’avvio di una profonda, rigorosa e fattiva riflessione all’interno di Forza Italia.

La progressiva e consistente erosione che da tempo scuote la nostra base elettorale ha trovato una ulteriore conferma nel voto dei giorni scorsi.

Il livello dei consensi è ormai tale da lasciare prefigurare in prospettiva due rischi concreti: la dissoluzione da una parte e dall’altra la sopravvivenza con percentuali residuali che condannano inesorabilmente alla irrilevanza politica.

Dinanzi a questo quadro serve, ora con estrema urgenza, una reazione decisa che consenta di interrompere la traiettoria in atto e getti le basi per ridare vigore, forza attrattiva, all’identità e alla funzione politica di un partito-movimento che tanto ha dato e tanto può continuare a dare alla vita democratica del nostro Paese.

Ecco, è questo il punto centrale: i valori, il bagaglio culturale e politico alla base di una formazione quale Forza Italia rappresentano tratti identitari distintivi nel contesto nel panorama politico nazionale, un patrimonio prezioso e coerente con il profilo di una democrazia matura e con le dinamiche che in essa si animano.

Una forza saldamente ancorata alla tradizione liberaldemocratica, che crede nell’economia di mercato e negli istituti della democrazia liberale, ad iniziare dalle assemblee elettive; che pone al centro la persona, le sue libertà, le sue aspirazioni, la sua voglia di intraprendere, il suo desiderio di realizzazione coniugandoli in un contesto organico di diritti e doveri, che sostiene e incentiva il merito quale leva di promozione individuale e collettiva, che guarda al bisogno con la volontà di rimuoverlo senza scadere nella palude dell’assistenzialismo.

Una forza pluralista, laica e riformista, convintamente europeista, interprete e prodotto del patrimonio ideale occidentale, con una cultura di governo pragmatica  aperta al futuro, alla modernità, al progresso.

Per queste ragioni Forza Italia è refrattaria ai bagliori del populismo, della demagogia, della retorica antieuropeista e si pone in alternativa rispetto ad una sinistra ambigua, in perenne crisi di identità, distante dalle esperienze di governo delle moderne socialdemocrazie europee.
Dunque, nel contesto politico attuale ha ancora senso la presenza di una forza politica così caratterizzata. Per di più esiste, come conseguenza del ridimensionamento elettorale di Forza Italia, un ampio spazio politico che al momento nessun  altro soggetto è stato in grado di occupare.

A questo proposito, il voto dei giorni scorsi si è incaricato di raffreddare le velleità coltivate in tal senso da alcune neo-formazioni e dai rispettivi leader o aspiranti tali, da Renzi a Calenda.

La strada che Forza Italia deve imboccare, senza incertezze e senza ulteriori indugi, è quella di una vera e propria rifondazione, una sorta di “Bad Godesberg” che segni con forza la ripresa di un cammino teso a ridare autorevolezza, riconoscibilità, rappresentatività, ad una proposta politica verso la quale una parte significativa dell’elettorato nutre potenzialmente interesse.

È quell’elettorato che alla rabbia preferisce la ragione, alla protesta la proposta, al sovranismo la prospettiva europea; quell’elettorato che  non vuole e non chiede assistenzialismo, perché sa bene che sviluppo e lavoro sono la risultante di investimenti sia pubblici che privati, che reclama una governabilità non del giorno per giorno ma in grado di tracciare una visione del futuro, un futuro verso il quale proiettarsi non con paura, ma con l’ottimismo della volontà.

Insomma, serve un “nuovo inizio” cui deve corrispondere un “nuovo corso” basato su alcuni punti essenziali: la rimessa a lucido del bagaglio ideale-valoriale attraverso la stesura di un “ manifesto di identità”; la costruzione di una piattaforma programmatica “Programma Italia 2030” che espliciti le riforme necessarie per un’azione di governo che nei prossimi dieci anni proietti l’Italia nel novero dei paesi più avanzati per ritmi di sviluppo e standard di progresso.

Un nuovo corso inoltre che deve sapersi misurare con il tema della selezione della classe dirigente, passando dalla cooptazione alla elezione, ovvero dalla nomina dall’alto alla legittimazione dal basso. Un passaggio questo imprescindibile per assicurare il necessario dinamismo, la preparazione e una sana competizione nell’ambito della dirigenza interna e preservare in tal modo l’anima partecipativa e popolare del partito-movimento.

Questa è la “Bad Godesberg” di Forza Italia che immagino!

Un percorso che deve avere il suo start a livello nazionale e subito dopo snodarsi in ogni regione per assicurare una virata robusta, omogenea e sincronizzata su ogni territorio.

Una “scossa” per ridare slancio e prospettiva ad un’offerta politica che serve alla vita democratica del Paese.

La ripresa politica ed elettorale di Forza Italia è condizione essenziale anche per le sorti future della coalizione di centro destra.

Dinanzi alle tendenze che si scorgono nell’orientamento dell’elettorato, appare sempre più stretto il legame tra un’auspicabile spostamento verso il centro del baricentro politico della coalizione di centro destra e il rafforzamento delle sue chance quale alternativa di governo alla sinistra.

Anche se sensibilmente indebolita, tuttavia Forza Italia conserva ancora un corpo organizzativo vitale, composto da un personale politico cui non fanno difetto preparazione, esperienza, voglia di rilancio.

È un “capitale” importante che non merita di essere disperso e che autorizza a riporre fiducia e a credere nella possibilità di rigenerare una forza politica che a distanza di ventisei anni dalla sua fondazione, è chiamata a dare nuovo impulso e continuità alla propria azione. 

Roberto Morroni