L’urgenza di un’agenda verde per il centrodestra

di Francesco Giubilei
4 Novembre 2021

L’urgenza della questione ambientale impone una riflessione non solo socio-economica ma anche di carattere politico e tutti gli schieramenti dovrebbero dotarsi di una propria agenda sul tema dell’ambiente per intercettare le sfide che ci aspettano da qui ai prossimi anni. In tal senso i partiti italiani sono molto più indietro dei loro corrispettivi europei; se i verdi in Austria governano e in Germania si apprestano a farlo, in Francia Macron ha orientato la propria campagna elettorale alle presidenziali su proposte per l’ambiente. Lo stesso dicasi in Inghilterra dove il Conservative Party è artefice di un’agenda green lanciata lo scorso anno con dieci punti per una “green industrial revolution” e Boris Johnson, già dai tempi in cui era sindaco a Londra, è stato un precursore della mobilità sostenibile. I Tories inglesi possono rappresentare un esempio per il centrodestra italiano che necessita quanto prima di definire una propria agenda sull’ambiente. Se negli anni in cui ha governato il centrodestra non sono state attuate sufficienti politiche a sostegno dell’ambiente, anche perché eravamo in un periodo storico differente da quello attuale, oggi per Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, non è più possibile procrastinare la realizzazione di proposte su questo ambito.

Per farlo è necessario partire da una questione lessicale tornando a parlare di natura, ancor prima che di ambiente, di ecologismo più che di ambientalismo. L’ecologismo tiene in considerazione le relazioni tra l’uomo e la natura non considerando gli esseri umani nemici della natura bensì parte di un’unico grande insieme che, come insegna la Bibbia, è il creato.

Da qui nasce un approccio che coniughi le esigenze dell’uomo con quelle della natura non considerando la tutela dell’ambiente e i temi socio-economici antitetici bensì complementari tra loro. Un’agenda di centrodestra dovrebbe scongiurare l’introduzione di nuove tasse ai cittadini e alle imprese con la scusa dell’ambiente (le cosiddette tasse etiche) ma, al contrario, incentivare i comportamenti virtuosi di chi, per esempio, utilizza le energie rinnovabili o riconverte la propria produzione in modo sostenibile. Ciò va di pari passo con lo sviluppo di nuove filiere produttive corte, dall’agricoltura al mondo delle Pmi, disincentivando l’importazione di prodotti da paesi che utilizzano tecnologie impattanti sull’ambiente.

Il sostegno al mondo imprenditoriale e agricolo deve essere una priorità per il centrodestra recuperando allo stesso tempo aree rurali oggi abbandonate e creando così nuovi posti di lavoro.

C’è poi un ulteriore elemento da tenere in considerazione ed è la tutela del senso di comunità che non è legata solo ai piccoli paesi ma passa anche per le città attraverso il riuso e la rigenerazione urbana e la creazione di nuovi spazi verdi evitando un inutile consumo del suolo. Un ecologismo che, come insegna Roger Scruton in Green philosophy, parta dal locale ancor prima che dal globale e tenga in considerazione le esigenze dei cittadini e anche dei ceti più deboli.

Connessa al tema dell’ambiente c’è inoltre la questione energetica di stretta attualità visti i rincari delle ultime settimane che impone lo sviluppo di una seria programmazione energetica e una maggiore autosufficienza nella produzione di energia.

I temi sono molteplici e questi sono solo alcuni spunti per realizzare un’agenda verde da parte dei partiti di centrodestra che non può ulteriormente tardare e che Nazione Futura lancia attraverso cinque proposte. Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Silvio Berlusconi devono sviluppare proprie idee anche per una motivazione prettamente politica: le elezioni del 2023 si avvicinano e la consapevolezza dei cittadini sui temi ambientali (specie tra i più giovani) sarà sempre più centrale e, se la coalizione non sarà in grado di declinare una propria proposta, il rischio è perdere nei prossimi anni milioni di voti e rimanere indietro su un argomento che riguarda il futuro di tutti noi.