Loiacono: “Salvini coerente, Di Maio prigioniero delle sue scelte”

di Redazione
4 Giugno 2019

Lo scorso 26 maggio si è votato per il rinnovo del parlamento europeo e non sono certo mancati risultati particolarmente importanti soprattutto alla luce di una campagna elettorale densa di polemiche e povera di dibattito politico circa i destini del Continente europeo. Per cercare di riannodare i fili del discorso, abbiamo intervistato il giovane giornalista Martino Loiacono, collaboratore di Italia Oggi e Atlantico Quotidiano nonché docente presso l’Università americana Mary Washington.

  • Martino, cerchiamo di scattare una fotografia delle scorse Elezioni europee. Le tradizionali famiglie politiche Ppe e Pse si sono indebolite, Alde e Verdi sono cresciuti e c’è una reale opposizione in parlamento costituita da sovranisti e conservatori. Per citare l’editoriale di Marco Gervasoni apparso lunedì 27 maggio sulle colonne de Il Messaggero, possiamo proprio dire che esistono diverse versioni di Europa. Qual è il tuo parere in questo frastagliato panorama?

Concordo con quanto ha scritto il professor Gervasoni. Il panorama non è omogeneo ed è difficile dare una rappresentazione chiara e univoca degli equilibri politici. Quel che è certo è che l’alleanza tra popolari e socialisti non ha la maggioranza, ed è una notizia. Per questo avranno bisogno dell’appoggio dell’Alde o dei Verdi, il che potrebbe modificare degli equilibri che duravano da decenni. Se poi si aggiunge la crescita del gruppo sovranista e del gruppo conservatore si capisce che la situazione, rispetto al passato, è fluida. Certo, non è stato il terremoto che alcuni commentatori avevano paventato ma non si può nemmeno affermare che nulla è cambiato. Alla luce di questa situazione, sarà interessante osservare cosa riuscirà ad ottenere Salvini nei prossimi mesi.

  • Veniamo ai riflessi italiani. Un dato è certo: il 34,3% è un successo per la Lega e per Matteo Salvini ma quello che colpisce, oltre agli ottimi risultati nei tradizionali radicamenti territoriali come il Nord-Ovest (40,7%) e il Nord-Est (41%), sono i consensi raccolti in Emilia Romagna (primo partito al 33,7%), a Roma (25,7%) e il dato del Sud (23,4%) e delle Isole (22,4%). A leggere questi risultati, sembra siano realmente esauriti determinati luoghi comuni come le “Regioni rosse” o un Sud tradizionalmente terreno ostico per il Carroccio. La Lega è ormai diventata un partito compiutamente nazionale?

Assolutamente, la Lega di Salvini è un partito nazionale che ha superato i tradizionali confini elettorali in cui era stata costretta dalla vocazione antimeridionale di Bossi. Il superamento del leghismo nordista, la rimozione della parola ‘’Nord’’ dal nome e il cambio delle priorità (dalla lotta agli sprechi del Sud e alle sue clientele si è passati alla battaglia ai burocrati di Bruxelles e all’immigrazione clandestina) hanno avuto un peso specifico enorme in questo clamoroso successo. L’intuizione sovranista di Salvini, insomma, si è rivelata vincente. I risultati della Lega nelle regioni rosse, poi, mi hanno stupito molto. In queste aree, tradizionalmente comuniste e di sinistra, è riuscito ad affermarsi il leghismo sovranista. Si è rotto un equilibrio che durava da decenni, ed è avvenuta una vera e propria rivoluzione della geografia elettorale. Una frattura che potrebbe avere un valore storico notevole.

  • Passiamo al movimento 5 Stelle, il vero sconfitto di queste tornata elettorale. Ha lasciato sorpresi il calo dal 32,6%, raccolto alle Politiche dello scorso anno, al 17,1% di queste Europee. La più accreditata interpretazione di questa débâcle pentastellata viene individuata nello sterile controcanto grillino attuato nell’ultimo mese di governo. Ma forse c’è di più. Qual è la tua spiegazione?

A mio avviso i 5 Stelle hanno commesso un errore strategico. Nella sfida tra i due vicepremier, Di Maio ha scelto un ministero complesso come quello del lavoro di cui è rimasto prigioniero. Al contrario, Salvini ha optato per un dicastero più semplice, coerente con la sua narrazione securitaria e anti-immigrazione. In questo modo è riuscito a mantenere parte delle promesse che aveva fatto in campagna elettorale. Ciò gli è bastato per surclassare Di Maio. Non bisogna dimenticare che i 5 Stelle hanno inverato il ritornello dell’incompetenza con clamorose uscite, come quelle di Toninelli o della Castelli. Infine, credo che ci sia un grave deficit di esperienza. Ai 5 Stelle è mancata una mente brillante come quella di Giorgetti.

  • Non possiamo non dare uno sguardo anche agli altri partiti dello spettro parlamentare. Il PD sembra aver recuperato credito attestandosi al 22,7% e affermandosi come secondo partito in Italia, Forza Italia crolla all’8,8% certificando la fine del lungo ciclo politico di Silvio Berlusconi e FdI di Giorgia Meloni ottiene un lusinghiero 6,4%. Al di sotto della soglia di sbarramento del 4%, +Europa della Bonino, Verdi e Sinistra radicale. Che panorama si prospetta per le forze di opposizione al Governo giallo-verde?

Partiamo dal Pd. Io non vedo un recupero dei Democratici. Hanno superato il Movimento 5 Stelle, ma non per meriti propri, bensì per gli errori dei grillini. A ben vedere il fronte largo voluto da Zingaretti è stata la semplice somma dei voti del Pd e di Liberi e Uguali. Una sfangata, nulla di più e nulla di meno. Il neosegretario, per dirla con Renzi, (non) può stare sereno. Per quanto riguarda il centrodestra, si profila una forte discontinuità politica perché l’esplosione della Lega e il contestuale crollo di Forza Italia ne ridefiniscono gli equilibri. Probabilmente la coalizione fondata da Berlusconi nel 1994 cesserà di esistere e sarà sostituita da un fronte sovranista tra Lega e Fratelli D’Italia, vista l’ottima prestazione di Giorgia Meloni, a cui potrebbero aggiungersi Toti e alcuni fuoriusciti di FI. Le forze che non hanno superato la soglia di sbarramento, in particolare +Europa, hanno utilizzato una retorica europeistica e immigrazionistica che non ha fatto breccia nel cuore degli italiani. A una sovraesposizione mediatica del movimento della Bonino è corrisposto un clamoroso flop elettorale. Alla luce di questi risultati, le opposizioni appaiono deboli. Nessun partito è in grado di sostituire la Lega al centro del sistema politico a meno che Pd e 5 Stelle si uniscano per tagliar fuori Salvini. Cosa che mi pare abbastanza improbabile, ma non impossibile.

  • Un’ultima riflessione riguarda mass-media, giornali e istituti demoscopici. Ancora una volta sondaggi, previsioni ed exit-poll hanno fatto fiasco. Qual è la tua opinione in merito?

La campagna elettorale è stata accompagnata da un forte sottofondo europeista, promosso dai media mainstream e da tanti opinionisti che hanno ignorato dei segnali che anticipavano il successo di Salvini. Segnali di lungo periodo che hanno caratterizzato il suo strapotere nei confronti dei grillini e di tutte le forze di opposizione. L’errore commesso da molti è stato quello di utilizzare gli ultimi sondaggi preelettorali come dati certi, quasi una fotografia di quello che sarebbe successo. Per questo tanti pronostici sono stati rovesciati. Sugli exit poll è bene ricordare che sono sondaggi registrati fuori dai seggi e non sono dati reali e pertanto vanno presi con le pinze perché possono essere fallaci. Chi li ha commentati come esiti definitivi ha disinformato i cittadini, riducendo ulteriormente la credibilità dei grandi mezzi di informazione.

Simone Morichini