L’inganno Greta

di Alessandro Rico
17 Aprile 2019

Che papa Francesco a volte preferisca il profano al sacro non è un mistero. Si è prostrato ai piedi del leader del Sud Sudan, ma quando si trova dinanzi al Santissimo Sacramento gli fanno male le articolazioni. Persino da lui, però, ci si poteva aspettare che evitasse di utilizzare la Settimana Santa per il siparietto in Piazza San Pietro con Greta Thunberg.

A me, la sedicenne svedese fa tenerezza. Di cose che fanno incavolare, beninteso, ne dice parecchie, non ultimo il suo appello al voto alle elezioni europee, manco fosse la portavoce di Bruxelles. Il suo coacervo di banalità però conferma una triste evidenza: Greta è una ragazzina manipolata, schiacciata da un meccanismo più grande di lei, usata come una figurina incriticabile perché è giovane e perché ha la sindrome di Asperger. L’altro giorno, però, ha praticamente sostenuto che del rogo di Notre Dame possiamo tutto sommato infischiarcene, perché il pianeta è malato. Quello che conta non sono le rovine del vituperato Medioevo, bensì la lotta al cambiamento climatico (ovvero, ciò che garantisce sopravvivenza e guadagni a We don’t have time, l’organizzazione che ha lanciato Greta come un prodotto di marketing). Ecco, che il Papa incontrasse questa personcina qui appena prima del Triduo pasquale, incoraggiandola a proseguire nella sua battaglia, sembra eccessivo persino a chi ha fatto il callo alle «bergogliate».

Tra l’altro, a questo punto veniamo colti da un fastidioso prurito. Ma non è che tutto il pistolone su Greta Thunberg serve per indorarci l’amara pillola? Non sarà mica che, alla fine dei giochi, lo scopo è vendere a noi, classe media già tartassata e umiliata, tecnologie e stili di vita che alleggeriranno ulteriormente le nostre tasche, nel nome dell’ambiente? Dopo il «ce lo chiede l’Europa», il «ce lo chiede la Terra»? E non sarà mica che, dopo quelli che scappano «dalla fame e dalle guerre», qualcuno si prepara a rifilarci pure i «rifugiati climatici»?