L’esperienza politica conta

di Raimondo Franchetti
21 Ottobre 2021

Le divisioni createsi all’indomani dell’instaurazione del governo Draghi e soprattutto la selezione di candidati civici non hanno certamente aiutato la coalizione di centrodestra a raggiungere a queste amministrative, un buon risultato necessario in vista delle politiche del 2023. Sul primo punto si è già espresso il leader della Lega Matteo Salvini sostenendo che si era arrivati troppo tardi nella scelta dei candidati. 

Il caso di Torino è interessante per confermare la veridicità di questa ipotesi. Infatti, il candidato di centrodestra Paolo Damilano, aveva creato una sua lista personale prima ancora di essere selezionato e questo aveva fatto si che ci fosse stato abbastanza tempo per poter trovare dei nomi adeguati e iniziare a farsi conoscere nel territorio. In questo caso quindi, i partiti non hanno potuto che allinearsi ad una persona che, nonostante la mancanza di esperienza politica, aveva già iniziato a fare campagna elettorale. La lista in questione è stata la più votata di tutte con l’11,87% dei voti confermandosi anche come la lista civica di centrodestra più votata nelle sei grandi città in questione. Sul secondo punto notiamo che mentre la maggior parte dei candidati di centrodestra apparteneva ai mondi più variegati, tutti i candidati della coalizione avversa avevano un minimo di esperienza in ambito politico. Se guardiamo alle città dove hanno vinto al primo turno o dove si andrà al ballottaggio vediamo che Sala era stato sindaco, Lo Russo e Lepore erano stati assessori, Manfredi e Gualtieri erano stati ministri. Tutti questi signori,hanno ottenuto il proprio risultato soprattutto grazie al sostegno dei propri partiti di riferimento e gli unici per cui le liste civiche sono state di una certa importanza per l’ottenimento del risultato finale sono stati Gaetano Manfredi a Napoli e Stefano Lo Russo a Torino.

Nella prima PD e M5S aumentano i propri voti di poco meno dell’1% e nella seconda assistiamo ad una leggera caduta del primo che passa dal 29,77% del 2016 al 28,56% e ad un tonfo impressionante dei cinquestelle che passano dal 30% all’8%. A Milano l’appoggio del PD a Sala è stato più decisivo della sua lista civica considerato che mentre quest’ultima è passata dal 7,67% al 9,15% il PD si conferma come primo partito della città ottenendo il 33,86% dei voti quando nel 2016 ne aveva ottenuti il 28,97% crescendo quindi più della prima.

Anche a Bologna il PD ha una parte importante nella vittoria di Matteo Lepore con il 36,50% dei voti, circa l’1% in più rispetto al 2016 dove aveva ottenuto il 35,45%.

A Roma invece il PD arretra passando dal 17,19% al 16,38%. Se quindi il suo sostegno è stato importante non si può però dire che il suo risultato in termini di voti sia stato eclatante rispetto alle scorse amministrative a livello nazionale. Eccezion fatta per il caso milanese siamo più di fronte al mantenimento del proprio elettorato tradizionale che ad un allargamento verso altri ambienti. Sul M5S non servono commenti, è un partito cancellato. 

Per quanto riguarda i partiti di centrodestra, oltre ad una crescita impressionante di Fratelli d’Italia in tutte le città,assistiamo ad una caduta di Forza Italia e della Lega a Milano (FI dal 20% al 7%, Lega dall’11,77% al 10,74%, FDI dal 2,42% al 9,74%), a Napoli (FI Dal 9,60% al 6,63%, Lega inesistente FDI dall’1,28% al 4,40%) a Bologna (FI dal 6,26% al 3,79%, Lega dal 10,25% al 7,74%, FDI dal 2,40% al 12,63%). A Trieste e a Roma assistiamo ad una caduta solo di Forza Italia e ad una leggera ripresa della Lega (Trieste: FI dal 14,47% all’ 8,48% Lega dal 9,79% al 10,27% FDI dal 4,33% al 15,52%, Roma: FI dal 4,27% al 3,59% Lega dal 2,40% con la lista Noi con Salvini al 5,93%, FDI dal 12,27% al 17,43%). Torino è l’unica città in cui sono cresciuti tutti e tre i partiti della coalizione (FI dal 4,64% al 5,30%, Lega dal 9,79% al 10,27%, FDI dall’1,46% al 10,47%).

Fratelli d’Italia si conferma quindi primo partito delcentrodestra in quattro delle sei città contese ed è il partito italiano con il tasso di crescita maggiore in queste elezioni. Studiando i sondaggi nazionali è stato detto che il partito di Giorgia Meloni prendeva i voti quasi solo dagli elettori delusi dalla Lega e da Forza Italia. Guardando i dati di queste elezioni vediamo che le cose vanno diversamente. Prendiamo il caso di Bologna che è forse quello più eclatante da questo punto di vista. Sia la Lega che Forza Italia hanno perso circa il 2,5% dei votanti bolognesi. Se Fratelli d’Italia avesse recuperato solo questi elettori avrebbe ottenuto il 7,40% dei voti. Tuttavia ne ha ottenuti circa il 5% in più. Se dal 12,63% ottenuto tagliamo il 2,40% di elettori che votò FDI nel 2016 vediamo che del restante 10% la metà viene dai delusi degli altri partiti del centrodestra e l’altra metà da altri cittadini. 

È un segnale non irrilevante per dire che se i partiti fanno bene il loro lavoro possono recuperare un elettorato che si sente estraneo alla politica quando non è deluso e che un messaggio nazionalista e quindi aperto a tutti gli italiani può convincere anche parte delle persone che vivono nella città più rossa della nazione. L’altro caso interessante è quello torinese citato in precedenza. Probabilmente, la necessità di accodarsi ad un candidato già in lista senza il bisogno di fare troppi compromessi al ribasso, ha permesso ai vari partiti di avere una maggiore libertà in uno spirito di reciproca collaborazione e questo ha fatto si che nessuno perdesse voti a scapito di un altro. 

Queste elezioni mostrano chiaramente che la politica non può essere semplicemente la gestione del potere o del malcontento, ma soprattutto l’andare ad ascoltare tutti i cittadini della propria nazione e presentargli una visione coerente per cambiare le cose e restituire dignità a chi l’ha persapresentandosi come persone che hanno la competenza e l’esperienza per farlo. Purtroppo il risultato complessivo non è eccezionale, ma la crescita impressionante di Fratelli d’Italia nel territorio oltre che i casi bolognese e torinese studiati sopra possono essere degli ottimi punti di partenza per permettere alla destra di ottenere il risultato che merita nei successivi appuntamenti elettorali.