Le purghe grilline del Conte liquidatore

di Pasquale Ferraro
29 Luglio 2022

Giuseppe Conte – lo sconosciuto divenuto premier – doveva essere l’uomo della riscossa grillina, colui che avrebbe definitivamente trasformato un partito nato barricadiero in una forza borghese, ed invece il suo destino sarà probabilmente quello di commissario liquidatore di un partito morto.

Ma come la storia insegna, quando si arriva a redde rationem scatta la formula delle vendette, dei veti e delle purghe. Così nel movimento fondato dal guitto genovese l’ora dei “lunghi coltelli” anzi del “doppio mandato” è giunta. Nessuna deroga, nessuna eccezione, chi ha servito per due legislatura dovrà lasciare il passo.

Certo i numeri attuali del M5S rappresentano di per sé un limite alla persecuzione dell’avventura parlamentare per molti degli attuali deputati e senatori del movimento, ma la cosa non rende meno grottesca la fase finale di un partito che con le sue chiassate ha condizionato quasi un decennio di vita politica nello nostro paese.

Di sicuro non resteremo orbati di grandi statisti, considerando che fra i nomi di color che perderanno seggio e candidatura figurano profili del calibro di Paola Taverna, la senatrice “ nomen omen” celebre oltre per l’oratoria forbita per lo sproloquio da osteria del “ dovete morire tutti”, o il Presidente della Camera Fico, Vito Crimi, Fabiana Dadone e altri figuri di equipollente spessore. Quelli che si proposero di aprire il parlamento come una “scatoletta di tonno” per poi adagiarsi sugli allori del potere e del prestigio.

Ora però Giuseppe Conte, che con tutti i suoi difetti nulla ha in comune con questi soggetti, ha deciso la loro fine, approfittando della fuoriuscita del furbetto Di Maio per procedere alla riconquista del partito, tentando la carta della via solitaria.

La nascita e l’affermazione del movimento grillino ha segnato uno dei monmenti più bui della storia italiana, una pagina grottesca che resterà negli annali della storia politica, e forse servirà da lezione, forse, un pò a tutti. Il grillismo si è rivelato per quello che era, il nulla, nulla di più del vuoto cosmico, il cui più iconografico rappresentante è stato Danilo Toninelli.

I danni, le crepe conseguenza delle ferite inferte al paese resteranno per molto tempo, non sarà facile cancellare il loro passaggio, raccogliere i cocci di ciò che hanno distrutto. Alla fine l’unica cosa per cui si sono distinti è stato l’autolesionismo, volevano distruggere tutto il sistema, si sono trasformati in sistema e si sono autodistrutti.