Le montagne non crescono: “Ricordatevi di Yu Kung”

di Pasquale Ferraro
2 Febbraio 2020

Dopo aver acquisito i risultati finali delle elezioni regionali in Emilia-Romagna, ritornano attuali alcune pagine del diario di Pietro Nenni – il grande leader socialista- di quelle pagine proprio i conservatori e i sovranisti dovrebbero farne tesoro oggi.

Alla data del 13 settembre 1973, qualche giorno dopo la scomparsa di Mao, Nenni scrive: Sul letto di morte Mao avrebbe detto una parola che riassume il suo pensiero ‘raccomandate ai giovani cinesi di ricordarsi di Yu Kung’. E’ il protagonista di una vecchia favola contadina”. Chi è Yu Kung? Ma soprattutto perché è utile oggi alla destra Italiana? 

Il senso è la necessità di rammentarsi questa fiaba cinese, risiede nella sua profonda morale: è la storia di un vecchio contadino Yu Kung, il quale voleva spianare una montagna a colpi di zappa, sia lui che i figli. A tutti coloro che vedendolo all’opera lo schernivano, egli rispondeva “Io morirò ma rimarranno i miei figli. Moriranno i miei figli, ma resteranno i mie nipoti e cosi le generazioni si susseguiranno all’infinito. Le montagne sono alte, ma non possono diventare ancora più alte. A ogni colpo di zappa esse diventeranno più basse”.

Allora Nenni commentava il tutto affermando “ che per essere vera una rivoluzione ha da essere permanente”.  Difatti la logica che Mao attribuiva alla vicenda di Yu Kung, non è molto distante dalle odierne vicende che attanagliano e interrogano la destra italiana e il centrodestra nel suo complesso dopo il risultato delle elezioni regionali di Calabria ed Emilia-Romagna. Se per la vittoria in Calabria non vi fu mai dubbio alcuno, in Emilia-Romagna – tradizionale fortino rosso- per la prima volta il centrodestra ha accarezzato e creduto nella possibilità di vincere e di strapparla alla sinistra, assestandole un colpo pesante e terrificante con una valenza psicologica e ideologica senza precedenti.

Eppure il sogno si è interrotto nella notte elettorale, nonostante lo straordinario successo di voti complessivi, ma non sufficiente per spianare la strada verso la regione ad un governatore di destra,  e al centrodestra la forza per dare la spallata definitiva ad un governo che si regge ormai solo ed esclusivamente su una logica del “tirare a campare” – incarnato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte – e che tenta di rinviare  ad oltranza il suo naturale de profundis. Ma è sufficiente comparare i dati elettorali del 2014 con gli odierni per notare come già la montagna rossa inizi a cedere terreno, un colpo di zappa alla volta. 

Ora al centrodestra serve una riflessione per correggere il tiro laddove si poteva e si doveva far meglio, cercando di intercettare quei segmenti di elettorato ancora oggi restii ad abbandonare le aree liberal o ancor di più votate ad un astensionismo. Prima o poi, la destra darà il colpo di zappa definitivo anche in Emilia-Romagna, forse sarà fra cinque anni o forse tra dieci, ma avverrà.

Nessuno più della destra italiana può riconoscersi nella logica della fiaba di Yu Kung, se non chi è passato dalla ghettizzazione, al governo, e oggi ad incarnare lo spirito del conservatorismo italiano, e ad essere parte di una tradizione politica spesso indicata in Italia in chiave negativa, vezzeggiata ed ancorata all’attività indipendente di pochi intellettuali,  e qualche rivista, come oasi nel deserto.

Ma la storia che sempre risulta imprevedibile pur nella sua incomprensibile logicità, premia la perseveranza, e oggi la nuova stagione politica permette passi fino a ieri ritenuti impossibili e impensabili. Molti oggi dovrebbero rileggere la fiaba di Yu Kung: Matteo Salvini, Giorgia Meloni e tutti i Conservatori Italiani.  Perché un colpo di zappa alla volta, ciò che ieri era impossibile al solo immaginarlo, oggi diviene più che possibile, è diventato realtà. Però per far si che questo processo oramai innescato seguiti nei suoi effetti, parafrasando la sintesi di Nenni, occorre far si che questa rivoluzione sia permanente.