“La Voce del Patriota” contro la censura. Intervista a Ulderico De Laurentiis

di Redazione
23 Marzo 2021

Recentemente la pagina Facebook de “La Voce del Patriota” ha ricevuto una notifica di censura del contenuto di un articolo per violazione degli standard della community. Abbiamo intervistato il direttore per conoscere meglio quanto accaduto.

  • Di recente, la pagina facebook de “La Voce del Patriota” è stata censurata dalla piattaforma. Cosa è accaduto?

Un paio di giorni fa, qualche ora dopo la pubblicazione di un articolo, abbiamo ricevuto la notifica di censura del contenuto dalla pagina de La Voce del Patriota per violazione degli standard della community di Facebook. La “violazione” ha visto il sottoscritto sottoposto a pena detentiva virtuale con il ban di 24 ore del profilo personale.  Il contenuto incriminato consisteva in un articolo che abbiamo ripreso da Fox News che riportava le tesi di un ex investigatore capo del Dipartimento di Stato USA sulle origini del Covid-19: David Asher, ora senior fellow all’Hudson Institute, forte del suo curriculum di tutto rispetto in materia e sulla base di esperienze pregresse e di indizi che provvede ad argomentare, ha dichiarato che il virus potrebbe essere sfuggito ai laboratori di Wuhan nell’ambito di una ricerca militare su armi biologiche sostenuta dal Governo cinese.
Si tratta delle tesi, se vogliamo dell’opinione, di una persona con comprovata esperienza ad altissimi livelli in questo tipo di indagini, profondo conoscitore del teatro asiatico con documentati successi investigativi in casi simili. Eppure Facebook ha liquidato la cosa come fake news e ci ha puniti. Ma quali elementi ha Facebook per certificare la narrativa del virus trasmesso da un pipistrello al mercato di Wuhan e bollare tutte le altre ipotesi come notizia falsa, specie se le ipotesi prodotte possono provocare problemi all’opaca versione ufficiale cinese su tutta la vicenda? E aggiungo: in nome di quale autorità Facebook si arroga il diritto di limitare la libertà di espressione e censurare una libera opinione? La mattina successiva, va precisato, abbiamo ricevuto una nuova notifica dal social network che tornava sui suoi passi, riammettendo l’articolo e “scarcerando” il direttore del giornale, senza troppe scuse. Questo è avvenuto solo dopo che abbiamo messo nero su bianco in un nuovo articolo considerazioni simili a quelle che le ho appena esposto.

  • L’utente che usufruisce dei social network potrebbe diventare vittima della disinformazione. Perché è sbagliato censurare chi assume posizioni di dissenso rispetto al pensiero comune?

Il problema della disinformazione, o meglio della diffusione di notizie false e tendenziose è un problema antico come il mondo. Internet e i social network semmai hanno sviluppato in maniera esponenziale la velocità di trasmissione e la portata della diffusione di tutte le informazioni, fake news comprese e questo amplifica il problema, a volte in maniera drammatica. Tuttavia è impensabile affidare a entità private che ormai per dimensioni, utilizzo e capacità di penetrazione sono dei veri e propri monopoli mondiali della comunicazione, la facoltà di vigilare e intervenire sulla libertà di espressione dei singoli, come delle organizzazioni politiche e non, come dei siti di informazione e l’intero mondo dell’editoria. Il capo di un’azienda è un po’ come un sovrano nella sua organizzazione e Zuckerberg oggi si ritrova ad essere il monarca di un regno composto da due miliardi di sudditi se mi è consentito questo paragone.  Se a questo aggiungiamo che spesso e volentieri algoritmi e moderatori umani agiscono in base al pregiudizio contro il pensiero conservatore e di destra, ci rendiamo conto che la questione assume contorni molto più ampi e pericolosi per la democrazia, dato che a ritrovarsi tacciate di essere fake news molte volte sono le opinioni e il pensiero che non si conformano a quello delle elite “liberal” globaliste. Io lo trovo inquietante, la legge dello Stato deve prevalere, a cominciare dall’articolo 21 della Costituzione.

  • La comunicazione utilizzata dai media, durante i mesi di pandemia, ha scatenato effetti collaterali nell’opinione pubblica?

Siamo stati molto vicini al terrorismo mediatico. Non si può chiudere l’intera popolazione in casa e martellare ventiquattro ore al giorno con toni e contenuti che troppo spesso avevano tutto a che fare con il sensazionalismo e assolutamente nulla con la corretta informazione, senza dimenticare il paradosso di giornalisti e politici che fino a pochi giorni prima che si trasmettessero le tristi scene delle bare di Bergamo, martellavano esattamente con le tesi opposte tra un aperitivo a Milano e l’abbraccia un cinese, per non parlare dei rimproveri contro chi con intelligente prudenza iniziava a dotarsi di mascherine. Un corto circuito politico e mediatico che non conosce auto-critica e ha causato non pochi danni a mio parere.

  • La follia del politicamente corretto è un pericolo concreto per la lingua italiana e la nostra libertà di espressione?

Il linguaggio si compone di parole ed esse hanno due funzioni principali, quella di permettere di comunicare e relazionarsi con il prossimo e quella di pensare e imparare. I nostri pensieri sono fatti di parole, e senza parole non c’è pensiero articolato, complesso, evoluto;  la guerra delle parole che è innescata dal politicamente corretto è un’offensiva contro il libero pensiero.

  • Qual è il lavoro di informazione che si propone di svolgere quotidianamente La Voce del Patriota?

Fin dal nome della testata non facciamo alcun mistero di essere di parte. A noi piace pensare al nostro sito di informazione come ad un “giornale di battaglia”, come quelle pubblicazioni risorgimentali che finivano nella clandestinità, ma non si sottomettevano alla repressione della Restaurazione. Noi sosteniamo le posizioni dei conservatori e dei patrioti italiani provando a dire quello che è fuori dal perimetro del pensiero unico dominante, facendo informazione e soprattutto opinione, ma sempre basandoci sui fatti, convinti che la più grande fake news sia che esista un solo modo di pensare e di raccontare la realtà.