La ricetta di Giorgia Meloni per il futuro dell’Europa

di Pasquale Ferraro
2 Aprile 2021

In un mondo attraversato da mode passeggiere, con molte forze politiche più preoccupate ad inseguire le isterie collettive che ad affrontare con rettitudine le sfide importanti che ci attendono, sorge una certa rassicurazione ed una non celata emozione nel leggere nella premessa del programma dei conservatori europei: “Ora più che mai, la nostra famiglia politica ha la possibilità di svolgere un ruolo storico nell’affermare i valori della libertà, della democrazia, dell’identità culturale e religiosa, della sovranità nazionale, della libertà di espressione, della famiglia naturale e della sicurezza internazionale”.  Con queste parole si apre il programma politico per il 2021 dell’ECR, presieduto da Giorgia Meloni, un programma coraggioso e contro corrente che promette una controrivoluzione significativa per  contrastare i programmi delle forze progressiste nell’Europa gettata alla deriva dai vari “venti di dottrina” per citare la celebre espressione di Benedetto XVI.

Al centro del programma il contrasto alla “cancel culture” che nell’ultimo anno ha seminato distruzione nel cuore dell’Occidente, minando le basi stesse della nostra identità.  Di qui il richiamo al CPAC del 2021 ad Orlando in Florida, in cui il movimento conservatore si è concentrato sulla difesa dei cinque pilastri che rappresentano oggi i terreni di sfida più significativi: la famiglia, il rispetto dei confini, la libertà di parola, e l’identità culturale e religiosa. 

Una rivoluzione conservatrice per l’Europa, partendo proprio dall’atto più rivoluzionario che possa essere compiuto oggi, la difesa della nostra tradizione, dei nostri valori, contro i martelli della distruzione, contro le folle cieche, aizzate dai falsi profeti che invadono il nostro tempo e che strumentalizzano il nostro passato, per distruggere le nostre consapevolezze, per cancellare la nostra storia, l’identità  stessa dei popoli.

La nuova strada non può che essere quella della battaglia culturale a cui seguirà inevitabilmente quella politico–elettorale. Ma la forza dei conservatori espressa in un programma chiaro e unitario, è la dimostrazione palese della volontà di lottare su un terreno difficile, ma necessario, per il futuro dell’Italia e dell’Europa.

Il vecchio continente, la culla della civiltà occidentale dovrà scegliere tra le macerie e la grandezza, fra le false sirene del progressismo liberal o  la sicurezza e l’armonia del mondo conservatore. Un anno di distruzione testimonia l’impellenza di questa scelta e la pericolosità delle forze liberal e della dottrina della “cancel culture”. 

La difesa della famiglia, dei nostri confini e di un diritto basilare come quello della libertà di espressione, che in questi tempi sembra esser diventato sempre più raro, o la battaglia in difesa del “creato”, dell’ambiente, da sempre oggetto di un indebito monopolio dalla forze della sinistra radicale, ma che è proprio del DNA di ogni conservatore. Sono questi e tanti altri i campanelli d’allarme che dimostrano la necessità di un’azione necessaria e universale del movimento conservatore. L’ultima speranza per l’Occidente.