La Destra italiana ha già superato tutti gli esami

di Redazione
25 Aprile 2020

«La destra politica non è figlia del fascismo. I valori della destra preesistono al fascismo, lo hanno attraversato e ad esso sono sopravvissuti».
«Il patrimonio di Alleanza Nazionale è intessuto di quella cultura nazionale che ci fa essere comunque figli di Dante e di Machiavelli, di Rosmini e di Gioberti, di Mazzini e di Corradini, di Croce, di Gentile e anche di Gramsci».
«È giusto chiedere alla destra italiana di affermare senza reticenza che l’antifascismo fu un momento storicamente essenziale per il ritorno dei valori democratici che il fascismo aveva conculcato».

Questi sono solo alcuni dei passaggi storicamente più importanti del documento “Pensiamo l’Italia, il domani c’è già”, noto come le Tesi di Fiuggi gennaio 1995, atto fondativo di Alleanza nazionale. Un documento scritto, tra gli altri, da Gennaro Malgieri con la collaborazione di importanti intellettuali della destra italiana. Una destra non più ancorata al fascismo, non più partito testimonianza. Da quelle tesi non si può più prescindere, non si può più tornare indietro.
È stato Pinuccio Tatarella a sognare e realizzare una destra non più marginale, nel ghetto, in grado di uscire da quella condizione di “esuli in patria”, come Marco Tarchi definiva la destra nel nostro Paese.
Il lunghissimo dopo guerra in Italia può dirsi concluso proprio grazie al processo di maturazione della Destra italiana che a Fiuggi nel 1995, a Verona nel 1998, Napoli nel 2000 e Bologna nel 2002, in occasione dei suoi congressi e Conferenze programmatiche, riuscì a dimostrare la sua serietà e la sua capacità di andare oltre il ‘900, il secolo delle Guerre con la sua conseguente stagione di odio e rancore che portarono agli anni di piombo.
Fu proprio grazie all’evoluzione della destra italiana in moderna destra di governo, democratica ed europea, che Luciano Violante, eletto Presidente della Camera dei deputati, pronunciò parole importanti: “È necessario comprendere le motivazioni dei vinti, perché è un pezzo di storia d’Italia che può non farci piacere, ma che bisogna capire e non rimuovere come se fosse una cosa sgradevole”.

Sarà, poi, Giampaolo Pansa a ricordare nel suo Il sangue dei vinti il massacro compiuto dagli antifascisti ai danni dei vinti che confermarono che in Italia alla guerra seguì una vera e drammatica guerra civile, dimostrando che tutti i democratici sono stati antifascisti, ma non tutti gli antifascisti sono stati democratici.

Fabrizio Tatarella