Intervista a Lorenzo Fontana: “L’Unione europea è una sovrastruttura globalista”

di Daniele Dell'Orco
7 Luglio 2020

L’on. Lorenzo Fontana è il vice di Matteo Salvini al vertice della Lega, ma anche uno degli esponenti politici più contestati dalle forze progressiste. Su molti terreni di scontro etici, sociali e culturali contemporanei le sue posizioni sembrano essere “scorrette”, per via del conservatorismo, del cattolicesimo tradizionalista, della critica all’Unione Europea (è stato per 9 anni a Bruxelles), della volontà di creare un fronte identitario con le scomodissime Ungheria e Russia.

  • I partiti d’opposizione vengono spesso accusati di rivolgersi agli istinti più “bassi” dei cittadini. In che modo intendete elevare la vostra attività dal punto di vista culturale?

“Non penso proprio che dare voce alle esigenze dell’economia reale e dei cittadini voglia dire rivolgersi agli istinti più bassi. Chi lo dice forse ha in odio popoli e democrazia. E anche questo denota che è una battaglia culturale che dobbiamo affrontare, aggregando le forze migliori che abbiamo nella nostra area politica. L’obiettivo è dare voce ad una visione culturale da contrapporre alla concezione ideologica del globalismo, comunemente chiamata ‘politicamente corretto’. Penso che una vittoria effettiva della nostra area politica non possa non passare da una formazione politica e culturale seria e puntuale, su tutti gli aspetti della vita sociale. Serve una classe dirigente, politica e amministrativa, pienamente consapevole del fatto che è in atto uno scontro tra identità e globalismo, e la vittoria di uno scenario sull’altro porta a due schemi di società completamente diversi”.

  • Durante il suo mandato da ministro degli Affari europei aveva cercato una interlocuzione con Marine Le Pen, con Viktor Orban, con Vladimir Putin. La costruzione di questo fronte “identitario” sta proseguendo anche dagli scranni dell’opposizione?

“Lo scenario a cui mi riferisco non si limita ai nostri confini, lo scontro tra globalismo e identità si gioca a livello europeo e mondiale. Pertanto tutte le forze identitarie sono chiamate a raccolta per creare e consolidare un nuovo mondo basandosi sul patrimonio di identità di cui è fatta la nostra millenaria civiltà, che sappia valorizzare le differenze e garantire la collaborazione pacifica dei popoli. Dall’altra parte abbiamo forze che vogliono distruggere le identità, abbattere statue, omologare le differenze, creando individui singoli, soli, nichilisti e facilmente manipolabili”.

  • Lei ha avuto modo di toccare con mano il torbido che si nasconde nei palazzi di Bruxelles. Nelle prime settimane di pandemia si aveva la sensazione che l’UE potesse collassare. Che idea si è fatto?

“L’Unione europea in questo momento incarna l’OPA globalista sull’Europa. Ma l’Europa è forte se mantiene le proprie specificità e la bellezza delle sue diversità. Mi sento Europeo, amo l’Europa, ma la sovrastruttura globalista, chiamata Unione Europea, è tutto il contrario della bellezza, della cultura, della storia, dell’identità europea. L’UE è un organismo governato da élites per rispondere alle élites, un organismo che vuole dominare i popoli, annichilendoli. E noi dobbiamo combattere la battaglia identitaria per fare in modo che l’Europa continui ad avere il ruolo che ha sempre avuto nel mondo e, soprattutto, per dare un futuro di libertà ai nostri figli e alle nuove generazioni”.

  • L’inverno demografico è una delle cause di decrescita economica e sociale del nostro Paese. Ma a molti sembra non interessare…

“Il non interesse è dei nostri avversari. Il tentativo di far estinguere certi popoli, le loro identità, va posto nella visione globalista del mondo, propria, appunto, dei nostri avversari. Da una parte si vuole distruggere la cellula fondamentale dell’identitarismo: la famiglia; dall’altra, con la distruzione delle generazioni più giovani, si vuole modificare la cultura e l’identità dei popoli e si vuole surrogare le nuove nascite con una massiccia immigrazione per creare l’uomo globalista, privo di identità, cittadino del mondo, senza radici”.

  • Esistono ancora dei valori non-negoziabili? Quali sono?

“Esistono eccome. La vita, la libertà, la famiglia e l’amore per la propria terra, per la propria patria e per le nuove generazioni. Ogni persona è un tramite tra i padri e i figli. Siamo anelli di una catena. Qualcuno questa catena la vorrebbe vedere spezzata”.

  • La pandemia che stiamo vivendo ha mostrato tutti i limiti della comunità scientifica, eppure le derive biotecnologiche sembrano essere rimaste intatte…

“La scienza c’è quando c’è certezza. Purtroppo si è fatto passare per scienza ciò che non è certo, anche per scopi politici. Questo è sempre stato fatto in tutti i regimi. Il tentativo di far diventare le opinioni una scienza esatta è tipico di chi vuol rendere schiavi i popoli. E noi se già non ci troviamo in un regime, quello globalista, poco ci manca”.