Intervista a Giorgia Meloni: “Al governo ci sono quattro sinistre. Conte? Ha approfittato del Covid”

di Daniele Dell'Orco
7 Luglio 2020

È il leader più apprezzato dagli italiani, poiché Giuseppe Conte (che secondo i sondaggi la sopravanza), fino a prova contraria, non guida alcun partito.
È l’unico capo politico donna in Italia. E a giudicare dalla crescita esponenziale del suo partito, FdI (oltre il 15%) è anche la più accreditata candidata a diventare il primo premier rosa nella storia d’Italia: Giorgia Meloni.
Ecco perché non vede l’ora di mandare a casa l’attuale governo.

  • On. Meloni, è presto per cantare vittoria ma l’emergenza coronavirus sembra essere rientrata. E, puntualmente, sono riprese le frizioni interne alla maggioranza. Come mai sono ancora lì?

È una maggioranza nata con il solo scopo di impedire agli italiani di mandare il centrodestra al governo. Non hanno visione, idee e progetti comuni. Sono uniti solo dalla sete di potere. Conte ha usato l’emergenza Covid per tentare di accrescere la sua notorietà, sulla pelle degli italiani che stanno vivendo la peggiore crisi dal Dopoguerra.

  • L’ostruzionismo delle forze socialdemocratiche nei confronti del centrodestra vigeva già durante il ventennio berlusconiano, ma stavolta sembrano tutti così “terrorizzati” dalla destra da aver commissariato la democrazia. Perché?

Faccio fatica a definirli socialdemocratici perché di norma i socialdemocratici accettano la logica dell’alternanza di governo. In Italia le quattro sinistre che compongono la maggioranza coltivano la demonizzazione dell’avversario e alla faziosità ideologica degli eredi del PCI si è unita quella grillina, accompagnata da tanta incompetenza. Siccome sanno bene che il popolo si sarebbe opposto a un simile scempio hanno tolto la parola ai cittadini, impediscono le elezioni politiche e impongo restrizioni mai viste alle manifestazioni di critiche, tranne se a scendere in piazza sono loro. Portiamo le mascherine, ma non ci faremo mettere il bavaglio.

  • In questi mesi abbiamo sentito spesso politici, giornalisti, semplici elettori dire: “Ci fosse stata la destra al governo con il Covid sarebbe stata una catastrofe”. Lei che ne pensa?

Si devono vergognare. Abbiamo il record in Europa per contagi e decessi, siamo stati additati dal resto del mondo come untori da respingere, avremo tassi di disoccupazione mai visti prima. Questo accade non solo perché siamo stati sfortunati ma per precise responsabilità del governo, che ha gestito male il lockdown e la riapertura. Conte ha avuto a disposizione 80 miliardi di euro per aiutare l’economia ma li ha dilapidati in bonus e marchette. Il risultato è che ci sono italiani che aspettano la cassa integrazione da marzo, partite Iva disperate, aziende che forse non riapriranno più e interi settori – penso al turismo tra tutti – abbandonati. Purtroppo, il peggio deve ancora venire. Chi è corresponsabile di questa catastrofe dovrebbe tacere e recepire alcune delle centinaia di proposte che le opposizioni, FdI in testa, hanno fatto. Le priorità sono tre: difendere i posti di lavoro, salvare le imprese, aiutare chi non ce la fa.

  • Se si tornasse al voto subito, come lei chiede, le regole del gioco sarebbero quelle scritte nel Rosatellum-bis, una legge elettorale che FdI non ha votato. Non la preoccupa?

Non la votammo perché prevedevamo quello che poi si è puntualmente avverato: governi frutto di giochi di palazzo incapaci di affrontare i veri problemi della Nazione. Ora bisogna impedire ad ogni costo il ritorno alla palude del proporzionale e alla Prima Repubblica dei 50 governi in 50 anni. Noi siamo per una legge elettorale che consenta agli italiani di scegliere da chi farsi governare e sapere il giorno dopo le elezioni chi andrà a Palazzo Chigi.

  • In vista delle regionali il centrodestra ha finalmente trovato un accordo sui candidati. Puntate al cappotto?

Puntiamo a riconfermarci dove abbiamo ben governato e a strappare Regioni importanti da troppo mal governate dalla sinistra. Sono orgogliosa dei candidati di Fratelli d’Italia, Raffaele Fitto in Puglia e Francesco Acquaroli nelle Marche, che rappresentano al meglio non solo la capacità di buon governo ma anche il percorso di FdI, che tiene saldamente la destra ma ha saputo aprirsi ai mondi liberali e conservatori. È una formula vincente.

  • Da almeno un anno in politica interna si parla sempre di “Salvini e Meloni”, “Meloni e Salvini”, come foste la stessa cosa. Cosa risponde?

Se fossimo la stessa cosa saremmo nello stesso partito. Invece ne guidiamo due diversi, con identità differenti ma compatibili. Milioni di italiani vedono in noi la possibilità di cambiare e abbiamo il dovere come coalizione di restare uniti. FdI ha scelto sempre questa strada, anche rinunciando a qualche casella che avremmo potuto rivendicare, perché ci interessa il risultato complessivo. Ma ora non è il tempo di gioire dei sondaggi: c’è una Nazione da risollevare.