Il sovranismo è il futuro dell’Europa?

di Ferrante De Benedictis
13 Marzo 2019

Nazione Futura nella convinzione di dare voce ad una politica pensata, capace di offrire uno spazio di discussione attorno al quale coagulare idee e progetti, è stata animatrice lo scorso 9 marzo del più importante evento sul Sovranismo mai fatto in Italia.

Oltre trecento tra simpatizzanti e tesserati del movimento si sono ritrovati a Roma per un importante dibattito sul futuro dell’Europa e dell’Italia dal titolo ” Europa Sovranista”  e che ha visto la partecipazione di Benjamin Harnwell, braccio destro di Steve Bannon e fondatore della scuola sul sovranismo, Mario Giordano, del già Presidente della Repubblica Ceca Václav Klaus e di tanti giornalisti, intellettuali, professori.

Tanti i temi dibattuti, dal ruolo dei partiti sovranisti, al futuro dell’Unione Europea e dell’Europa; come sottolineava Václav Klaus è bene essere chiari sulla sostanziale e netta distinzione tra Unione Europea ed Europa, aggiungendo che l’esperienza della prima è destinata a chiudersi definitivamente ed a quel punto toccherà agli Stati Europei ricostruire un’Europa pre-Maastricht fondata sulla condivisione dei valori nel pieno rispetto delle singole sovranità.

Quando si parla di sovranità in primis dovremmo interrogarci sul significato e sul valore profondo del termine, questo non solo come interessante esercizio semantico, ma come atto di comprensione di un processo politico e culturale in grado di riconquistare e di affermare uno spazio politico, culturale e identitario, che con la globalizzazione  e l’affermazione del pensiero unico è stato non solo neutralizzato ma anche deriso.

Affermare che questa Europa non convince, non basta, è necessario andare oltre la critica e spiegare, scevri da una preconcetta contrapposizione tra Euroscettici ed Europeisti convinti, che idea si propone per il futuro del vecchio continente.

Le Nazioni Europee dovranno a nostro avviso ritrovare la loro sovranità a difesa delle loro identità e dei legittimi interessi nazionali e così condividendo strategie e valori potranno dar vita ad un’autentica Europa degli Stati, tanto auspicata dai padri fondatori, e non una vacua entità economica dominata da potentati economici e interessi sovrannazionali come è attualmente. Ecco perché riteniamo che Europa e Sovranità non siano termini confliggenti, bensì possano essere l’uno il corollario dell’altro.

Il rivendicare la propria sovranità significa ridare ossigeno alla democrazia e ristabilire i normali equilibri tra economia e politica, tra economia reale e finanza, tra capitale e lavoro, tra capitale e territorio, perché una concezione sana dell’economia distingue il calcolo mercantile del profitto dall’economia sostanziale, riservando a quest’ultima la funzione primaria e vitale di riproduzione delle merci necessarie alla sussistenza umana.

Economia che torni a rispondere ai bisogni e alle necessità del cittadino grazie ad una politica capace di riscoprire il suo ruolo di moderatore dei fenomeni socio-economici, ruolo che può concretizzarsi solo in uno Stato realmente sovrano.

Ma quale idea abbiamo di Europa? Quale futuro auspichiamo per il vecchio Continente? Una strada possibile è quella confederativa, quella di un’Europa che affondi le sue radici nel mondo greco romano e nella cultura cristiana, e che diventi garanzia di pluralità e non teatro di omologazione.

È bene però ricordare che nessun progetto politico potrà mai concretizzarsi senza la riscoperta di un senso di comunità da contrapporsi ad un pericoloso individualismo, comunità che si cementa attorno al concetto di Patria, ossia terra di condivisione di un comune destino.

Dio, Patria e famiglia non solo non rappresentano una “vita di merda”, ma quei valori che la rendono bella.

Cit. Dulce et decorum est pro Patria mori (Orazio)