Il paradosso Don Biancalani

di Lorenzo Zuppini
12 Aprile 2019

Accade che il principio di realtà fa il suo dovere e pone tutti noi, persino i preti oltranzisti, di fronte alle proprie responsabilità. Ignorare questo principio, nel nome di altri principi più nobili come lo sbandieramento purchessia dei buoni sentimenti, non gioverà a nessuno, e soprattutto qualcuno alla fine pagherà il conto. Don Massimo Biancalani, il pistoiese talebano dell’accoglienza e partigiano antifà, sta stracciandosi le vesti per la condizione estremamente precaria cui versano i locali della sua parrocchia ormai ricolmi di immigrati fuoriusciti da ogni circuito integrativo e ordinato, inneggiando senza sosta a un non meglio precisato aiuto che le istituzioni dovrebbero garantirgli. E fa tutto questo pazziare, con fare stralunato, denunciando al popolo dei social la disumanità di questo governo, senza ben specificare, come, perché, in quale modo il ministro Salvini, perché è ovviamente di lui che stiamo parlando, sia disumano.

E così getta in pasto, o almeno ci prova, agli affamati di cinque minuti di notorietà la belva sanguinaria che dovrà o dovrebbe esser sacrificata sull’altare di una giustizia più giusta, forse persino divina, che noi umani non possiamo certo comprendere. Verremo al punto, ossia la condizione sempre più precaria della sua opera di carità, ma fra poco perché ora interessa stigmatizzare il genere di oltranzismo fazioso che caratterizza questa melassa antagonista ferma immobile su posizioni totalmente assurde come la lotta ai fascismi eterni e ai razzismi che potrebbero risorgere dall’oltretomba. Beh, è circa dal 1945 che la sinistra italiana brancola nel buio di un’ideologia assente e fallimentare sotto ogni punto di vista, sebbene poi i D’Alema abbiano sofferto i jetlag per le visite in Brasile all’amico fidato Lula, esponente di un comunismo mostruoso tenuto in una teca di vetro come un reliquia e dal quale difficilmente costoro potranno prender le debite distanze poiché varrebbe come ammissione di deficienza personale. E dunque questo blob social mondano che oggi salva il mondo con auto elettriche dal costo di un monolocale e con la dieta vegana a pancia piena, gonfio di boria come al solito ricicla la propria presunta superiorità morale aderendo alle iniziative frizzanti che il mondo annoiato sputa fuori dal proprio cratere. Si muovono su una scala cromatica che va dal rosso dei duri e puri inneggianti la rivoluzione d’ottobre al blu stellato dei pariolini alla Calenda o all’arcobaleno del mondo Lgbt o altrimenti all’austero pauperismo antioccidentale della chiesa bergogliana che ha trasformato la casa di Dio in una Ong e gli altari in bivacchi.

Anche gli scritti dei Vangeli sono stati piegati per l’ottenimento di una non meglio precisata benedizione divina che, di per sé, dovrebbe giustificare tutto e persino la stupidità, tralasciando che chi duemila anni fa salvò l’adultera dalla lapidazione probabilmente non sarebbe a suo agio in un contesto in cui le adultere si lapidano senza che la politica rosa pop muova un dito o proferisca parola. Perché l’indignazione segue un percorso tortuoso e fortemente ipocrita proprio come quando, durante la Libbbberazione, i battaglioni di partigiani commettevano atrocità probabilmente peggiori di quelle compiute dai fascisti. Chissà, forse questa loro incapacità di coerenza è il portato di decenni di altrettanta incoerenza e violenza. O vogliamo sostenere che Michele Serra ha ragione quando scrive che la sinistra ha chiuso i suoi conti col terrorismo rosso degli anni di piombo? E appunto incoerenza, altezzosità, totale mancanza di senso comune. Dalla Francia aspettiamo qualche terrorista comunista che anni fa ha messo a ferro e fuoco l’Italia nel nome di Marx senza però averlo mai letto, dopodiché è stato accolto e coccolato dal mondo di quelli più bravi e superiori che definivano Battisti un gran scrittore, un nuovo Ezra Pound confinato ingiustamente in un perimetro di delinquenza dallo schifoso mondo occidentalista e anticomunista. Oggi però, gli autori in fregola, gli editorialisti stizziti e i vignettisti pallosi tengono a farci sapere che c’è stato un travisamento dei fatti e forse il regime carcerario era troppo duro e forse il sistema dei pentiti era ingiusto e forse noi siamo noi e voi non siete un cazzo.

Tutto torna alla epica frase del Marchese del Grillo, compreso il nostro don Biancalani che prima trasforma una parrocchia in una succursale di Islamabad dove vige una teocrazia, e poi frigna lacrime di coccodrillo quando il buoi sono ormai scappati dalla stalla. Massì, tanto loro hanno sempre il culo coperto perché sono la parte migliore del paese, da sempre minoritaria ma più chiassosa e intransigente. Dunque il prete aveva vinto il bando per l’affidamento di una dozzina di clandestini, e oggi il vicinato si trova immerso in un regime d’anarchia e di intolleranza per cui la chiesa di Vicofaro è divenuta un bivacco e l’opinione dissenziente da quella del parroco un pericoloso retaggio culturale fascista. Con tutta una serie di scappati di casa che, quando vuoi andare a intervistarlo, ti accolgono ghignanti e desiderosi di farti sapere che “io il giornale per cui scrivi lo chiuderei”, e la tentazione di mandarli a quel paese con la speranza che vi sia, prima o poi, una reazione da calci nel sedere come a Torre Maura.
La disumanità oggi è di chi fa spallucce e spera in un nuovo Piazzale Loreto per chiunque non si conformi a questo dettato morale e culturale. E il bello è che nella chiesa di don Biancalani svetta il cartello sui fascisti che non sono benvenuti, e infatti è ormai deserta.