Il futuro del centrosinistra tra Zingaretti e lo spettro di Renzi

di Stefano Mei
16 Maggio 2019

Nella logica dell’alternanza, dello spirito democratico, del senso della Nazione è sempre auspicabile che un cittadino aldilà delle idee politiche di appartenenza, abbia la responsabilità di sperare che nello schieramento avverso ci siano persone capaci e competenti.

Andiamo oltre le preferenze personali e analizziamo quel che sta accadendo nel centrosinistra ed in particolare nel Partito Democratico.

Sembrano ormai lontani i tempi del renzismo, quella rivoluzione politica sulla linea del Labour Party inglese ai tempi di Blair, tradotta in rottamazione che tanto aveva entusiasmato, riuscendo a fare incursione anche nell’elettorato liberale del centrodestra. La “rottamazione” ha funzionato solo per poco tempo, quello necessario per allontanare e ridurre al 3% la parte storica della sinistra con i vari D’Alema, Bersani, dei governi fine anni 90’ oltre ad alcuni provvedimenti (Job’s Act, DDL Cirinnà etc.). Le elezioni del 4 Marzo 2018 hanno dato un segnale ben chiaro e lo stesso Renzi all’epoca segretario del PD, ha deciso di fare un passo indietro.

L’opposizione iniziale a mio avviso piuttosto sterile e inconcludente al Governo Conte ha fatto dedurre che era il momento di voltare pagina e decidere tramite le primarie (chapeau!!!) chi doveva essere il nuovo segretario del Partito Democratico.

Cosi dopo un toto-nomi iniziale che ha visto la possibile partecipazione di numerosi candidati, tra cui l’ex Ministro degli Interni Marco Minniti, alla fine i concorrenti a queste primarie sono stati: Nicola Zingaretti, Maurizio Martina e Roberto Giachetti.

I primi due hanno un passato politico comune, entrambi provengono dalle fila della Sinistra Giovanile, mentre Giachetti proviene dai Radicali ma parliamo di storia di ieri.

Tutti e tre i candidati mettono in primo piano l’unità del Partito a prescindere da chi sia il vincitore ma c’è una tensione che si taglia con il coltello.

A spogli effettuati Nicola Zingaretti viene eletto nuovo segretario del PD, una vittoria voluta e cercata, vista anche l’esperienza amministrativa della Regione Lazio che, aldilà dei giudizi positivi o negativi che siano, ha rappresentato certamente una continuità in tale Regione (primo governatore ad essere rieletto per la seconda volta) e che può riportare al PD un bacino di voti che erano finiti al M5S e anche alla Lega visto il crescere di quest’ultimo partito nelle regioni e città storicamente “rosse” e che può ridare al centrosinistra, tutto, l’opportunità di tornare unito a riprendersi quella fetta di popolazione ed elettorato che si era sentita “abbandonata” in special modo negli ultimi due anni vista una certa boria e vanità di alcuni personaggi ed alle vicende delicate e complesse che hanno visto immischiati alcuni componenti del PD.

Si vocifera che l’ex segretario Renzi stia pensando ad abbandonare il PD definitivamente per fondare un nuovo partito/movimento sulle orme di “En Marche” di Macron e sui social network girano già delle immagini che riportano frasi di Renzi con sotto una scritta “LibDem” (LiberalDemocratici ipotizzo)

Ora inizia un nuovo percorso e vedremo se il “fuoco amico” anche in questo caso metterà i bastoni tra le ruote al neo-presidente. In tal caso quale futuro?