Il futuro del centrodestra e le scelte di Fratelli d’Italia

di Stefano Mei
11 Aprile 2019

Sono passati dieci mesi dall’insediamento del Governo Conte con la relativa sottoscrizione del contratto di governo stipulato tra M5S e Lega. Ne sono successe veramente tante in questi mesi: lo spread ha toccato oltre quota 300 punti base, salvo poi ripiegarsi intono ai 250 punti base, il rapporto deficit/pil al 2,4%, successivamente ritoccato al 2,04%, i rapporti ultimamente non spesso in sintonia su alcuni temi ad esempio le infrastrutture, tra le due forze di governo.

Nonostante tutto, sembra che nonostante i campanelli d’allarme ci siano tutt’ora, si sia raggiunta una certa stabilità, una specie di limbo dove si ha la quasi garanzia di non cadere ma si evita di fare il passo più lungo della gamba.

Quest’anno, nel nostro paese, ci sono state le elezioni per i rinnovi dei consigli regionali di Abruzzo e Sardegna e Basilicata, ed in tutti e tre i casi il centrodestra ha ottenuto la vittoria.

Questi successi, secondo alcune analisi, potrebbe essere il trampolino di lancio per un centrodestra di governo, il quale, se unito potrebbe superare il famoso 40% previsto dall’attuale legge elettorale per poter formare un esecutivo.

Analizziamo però alcuni punti in merito che riguardano quello che al momento, in termini di voti è il principale partito del centrodestra, la Lega:

  • Conviene alla Lega staccare la spina al Governo Conte? Qui già ci sono le prime divergenze d’opinione da parte dell’elettorato centrodestra in quota Lega. Alcuni sostengono che è necessario far fede al contratto di Governo, in quanto il venir meno all’impegno preso farebbe perdere voti alla Lega in termini di coerenza. Altrettanti considerano l’esperienza giallo-verde da concludere, in quanto, nonostante il contratto di governo i due partiti sono molto lontani a livello di idee e principi e i nodi prima o poi verrebbero al pettine.
  • Meglio con il M5S o con Forza Italia? Anche qui c’è più di un’opinione. C’è chi considera Forza Italia l’alleato di sempre e sostiene che si possano superare certi dissapori avuti tra alcuni membri dei due partiti, ad esempio, lo scontro alla Camera dei Deputati tra Mara Carfagna (quel giorno vice-presidente della Camera) e il ministro dell’interno Salvini e ritrovare l’unità insieme naturalmente a Fratelli d’Italia. C’è chi invece, come scritto nel punto precedente vuole far fede al contratto di governo e terminare almeno questa legislatura, rivedendo magari l’alleanza in futuro. C’è anche, (sicuramente in maniera minore) chi invece considera conclusa l’esperienza del centrodestra e vorrebbe guardare avanti (o forse nel vuoto).
  • Tutti insieme, sotto lo stesso tetto, con uno stesso partito e simbolo oppure no? Si può riflettere sul fatto di formare un partito unico, in grado di arginare il M5S e il centro-sinistra oppure, in base all’esperienza di governo del 2001 e delle ultime elezioni politiche è meglio rimanere uniti ma distinti ?

In merito a quest’ultimo punto il discorso è piuttosto complicato e a rendere tale la nascita di un’unica formazione lo è certamente il fatto che i tre partiti principali, nelle prossime elezioni europee corrono in diversi schieramenti. Forza Italia rimane saldamente ancorata al Partito Popolare Europeo, la Lega ha deciso e non da oggi di far parte del Movimento per L’Europa delle Nazioni e della Libertà, sotto guida di Marine Le Pen (destra radicale per intenderci) mentre Fratelli d’Italia ha deciso di far parte del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei che considera indispensabile l’Unione Europea in special modo su temi quali immigrazione, sicurezza, mercato unico ma che allo stesso tempo chiede che gli Stati membri abbiano quote di sovranità in più per poter decidere ciò che di loro interesse all’interno dei loro confini. A tal proposito Giorgia Meloni (memore evidentemente della sua storia) alla CPAC (Conservative Political Action Conference) ha affermato ciò.

In merito a questo discorso proprio Fratelli d’Italia e la sua leader potrebbero avere l’ago della bilancia in mano, ovvero quello di far da collante tra gli europeisti più convinti e chi è molto più euro scettico per trovare un giusto accordo in uno dei temi che nel centrodestra divide molto, cioè la questione europea. Un accordo che deve essere comunque preso con consapevolezza e senza ambiguità

In conclusione per avere un centro-destra unito, un unico partito, con cultura di governo, lontani da populismi, demagogie e beceri razzismi che sappia rispettare gli impegni presi con gli elettori, aperto al dialogo interno sulle diverse posizioni che ci sono e che potrebbero essere un valore aggiunto i quesiti sono due: se non ora quando… oppure… meglio un giorno?

Aspettiamo al momento le elezioni europee.