Il centrodestra tra presente e futuro. Iovino: “La sfida è proporre un’Italia diversa”

di Federica Masi
22 Novembre 2020

Alessandro Iovino, storico e saggista, nel suo ultimo libro analizza caratteristiche e prospettive dei tre leader del centrodestra. Salvini, Meloni e Berlusconi sono al centro della storia della Destra italiana, ma lo saranno anche in futuro? Abbiamo intervistato l’autore.

  • Nel suo ultimo lavoro traccia una linea nel centrodestra, tra presente e futuro. Ma quale processo di cambiamento ha subito negli anni?

Il centrodestra oggi è mutato. La Seconda Repubblica ebbe in Berlusconi la sua mente, le sue braccia ed il suo volto. La sua leadership non è mai stata in discussione all’interno della sua coalizione. Oggi Berlusconi c’è ancora, ma dalle elezioni politiche del 2018, la guida del centrodestra è a trazione sovranista. Salvini e Meloni hanno anime più indipendenti e progetti costruiti su ambizioni più autonome. Ma l’intesa è necessaria, utile a tutti per coltivare speranze di governo. Nel libro analizzo questo nuovo assetto del centrodestra. 

  • Passando una lente di ingrandimento sulla personalità di Salvini, considerato “uomo del popolo” e molto apprezzato, come è evidente dalle percentuali di gradimento che lo portano in testa alla lista dei partiti italiani, qual è la caratteristica vincente del numero uno della Lega?

L’errore che commettono gli avversari politici di Salvini, ma anche molti analisti, è quello di dipingerlo come un leader improvvisato. Ma non è così. Salvini è uno stratega che studia gli umori degli elettori da anni, da quando era consigliere comunale di Milano e dirigeva Radio Padania Libera. È stato il primo, già nel lontano 2003, a coniare lo slogan “aiutiamoli a casa loro”, e su questo tema, quello dell’immigrazione, ha accumulato la sua fortuna politica. Come ho spiegato nel libro, ha messo in campo le teorie dello scrittore Lakoff, vicino al partito repubblicano americano, secondo cui più si contrasta ripetutamente un avversario su un tema, più lo si rafforza. E Salvini ha concertato su di sé tutte le isterie social dei buonisti su questo tema, che alla fine lo hanno rafforzato. Questo è un passaggio che approfondisco nel libro.

  • Più volte la Lega è stata associata al Movimento 5 Stelle, con cui peraltro ha condiviso un tratto di strada nel Governo Conte. Il cambio di rotta di Salvini, verso i banchi dell’opposizione al Governo, quanto ha inciso in termini di consenso?

Ho spiegato nel libro che, a differenza di ciò che in tanti hanno scritto, quello del “Papeete” non è stato un suicidio politico. Anzi. Quello è stato il giorno in cui Salvini è ritornato nel suo campo naturale d’azione. L’alleanza con il M5S era troppo indigesta a molti dei suoi elettori. Puntava alle elezioni, certo, e mancò l’obiettivo. A sue spese ha però capito che la politica è l’arte dell’impossibile. E l’alleanza tra democratici e pentastellati, (ricordate Di Maio scatenarsi contro Renzi ed il partito di Bibbiano?) ne è stata la dimostrazione. Ora i problemi di Salvini sono interni (vedi Zaia) e la crescita costante del partito di Giorgia Meloni.

  • Giorgia Meloni, unica donna leader di partito, entra in maniera “verticale” nello scenario politico. Ci spieghi cosa significa.

Molto spesso le femministe più accanite incarnano ideali maschilisti. Per anni fior fiori di cronisti hanno scritto che in Parlamento le donne di destra entrano per “meriti orizzontali”, per riprendere un articolo di Lidia Ravera sul Corriere della Sera del 2009. Meloni invece è la dimostrazione che il centrodestra è più avanti delle sinistre. Il “centrodestra è donna”, la Meloni l’ha dimostrato. La sua storia politica è un grande balzo culturale e politico per tutti gli schieramenti. È l’unica leader di partito donna. E con ogni probabilità, potrà essere la prima donna premier.

  • Per la leader di Fratelli d’Italia non sembra esserci un non plus ultra in politica, lo ha dimostrato in Europa con la recente nomina a presidente dell’ECR, incassando un importante risultato per l’Italia. A cosa è dovuta questa esponenziale crescita?

Bisogna osservare un dato. A differenza di tutti i partiti oggi rappresentati in Parlamento, quello delle Meloni è l’unico che cresce, anno dopo anno, in modo lento ma costante. Tutti gli altri segnano delle oscillazioni in positivo o negativo molto più vertiginose. Inoltre tutte le esperienze movimentiste e partitiche nate nell’ultimo decennio, a destra come a sinistra, come costole di partiti più grandi, hanno poi fallito. Questo è un merito della Meloni e di chi ha creduto in lei: costruire una macchina di consensi non veloce, ma sempre in crescita.

  • Il passato del centrodestra è stato importante e questo anche grazie alle capacità di Silvio Berlusconi, che ha saputo unire più ingredienti: imprenditorialità, diplomazia, lungimiranza e valore politico. È un profilo che manca nell’attuale scenario politico?

Berlusconi è sopravvissuto a sé stesso, ed al mondo da lui concepito e realizzato, come prima spiegato. L’ex premier è ancora sulla scena, ma per lui è difficile stare di lato, fare un passo indietro, essere un numero due. Oltre la retorica del padre nobile, credo che Berlusconi possa essere ancora indispensabile per questa coalizione, ma nel suo partito la crisi è evidente a tutti. Non possiamo pensare di replicare Berlusconi, di per sé una storia, dei primati, che per chiunque è impossibile eguagliare o emulare. Berlusconi ha già il suo posto nella storia, ma essendo un uomo di una vitalità unica, sarà ancora in campo per dire la sua.

  • La destra di Berlusconi è liberale, europeista e moderata, quindi differente dalle altre sigle della coalizione. Crede che questa pluralità, a lungo andare, possa condurre a una frammentazione o, al contrario, a un rafforzamento dell’area di destra? 

Ecco, questo è un punto su quale il suo apporto può essere ancora indispensabile. In politica estera, ed in Europa, Berlusconi può mediare le posizioni dei suoi alleati, e garantire per loro. Questo è indubbiamente un punto di forza per Berlusconi.

  • Quali sono le sfide future che attendono il centrodestra?

Il centrodestra deve essere unito. La sfida è restare uniti, perché l’isolamento dei singoli partiti non potrà mai portare alla vittoria. La sfida è proporre un “modello Italia” diverso, direi antagonista, a quello rappresentato da PD-M5S, e proiettarlo verso il futuro. L’obiettivo è portare il paese alle urne, il prima possibile, e cercare con una nuova maggioranza di eleggere il nuovo Capo dello Stato, che sia per la prima volta espressione di una cultura liberale.

  • Lei ha avuto l’onore, come scrive, di vivere la politica da un osservatorio privilegiato. Nel presente, dal suo punto di vista, quali sarebbero le posizioni che il centrodestra deve assumere per rimanere compatto? 

Il lavoro come assistente parlamentare, e poi anche come giornalista, mi ha permesso di osservare questi leader da vicino. Ne conosco anche qualche retroscena, li ho visti anche al di fuori delle TV e lontano dai riflettori. Credo che come mi ha insegnato il mio mentore, il dr. Gaetano Sottile, la vera sfida di un leader sia “aggiungere valore agli altri”. Ecco, ho scritto questo libro, avendo lo scopo di aggiungere valore a chi legge e, perché no, anche ai tre leader del centrodestra. Ed è proprio questo che dovrebbero fare loro all’interno della coalizione: comprendere che nell’aggiungere valore all’altro, rafforzano anche se stessi.

  • Le considerazioni riservate al centrodestra dall’area democratica sono in gran parte di critica, accusa e minimizzazione dell’operato. Non le sembra un fortilizio ideologico atto a influenzare l’opinione pubblica?

Guardi, questo è il motivo per cui ho deciso di mettere nero su bianco un po’ la storia ed anche le prospettive future del centrodestra. Le sinistre, ed oggi i pentastellati, da decenni minimizzano, sottovalutano e, nel peggiore dei casi, demonizzano il centrodestra ed i suoi leader. Ma questo non è sempre un male, a dire il vero. Perché l’opinione pubblica è stanca del politicamente corretto e, snobbare questi leader, equivale anche a rafforzarli da un punto di vista elettorale. Berlusconi docet. E Salvini e Meloni pure.

Federica Masi