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Festival, scuole di giornalismo, premi letterari: come riorganizzare la cultura di destra

di Giorgio Arconte, in Politica, del

Sabato 13 ottobre si sono tenuti a Roma “Gli stati generali della cultura di destra”, evento organizzato dal think tank “Nazione Futura” che ha avuto la capacità di mettere in rete diverse realtà culturali del mondo della cosiddetta destra. Sono occasioni più uniche che rare e per questo vanno non solo sostenute ma addirittura moltiplicate. Questo perché la cultura va promossa e divulgata, non può permettersi di restare dentro una campana di vetro per apparenti presunzioni né può rannicchiarsi in un angolino per insensati timori e ridicole sudditanze come è stato, e forse continua ad esserlo, per la cultura di destra.

La cultura plasma la società perché crea costume ed opinione, ma per farlo deve avere un rapporto diretto con questa. La cultura deve avere un confronto con la gente, deve presenziare le piazze che siano queste reali, mediatiche o virtuali. Da questo punto di vista, per molteplici motivi che non stiamo qui ad analizzare, la destra culturale è stata, e forse lo è ancora, molto debole. Non nei contenuti. Anzi, la cultura di destra si caratterizza per essere portatrice di un pensiero forte, ma è rimasta debole sul piano dell’intraprendenza, dell’iniziativa, della presenza, degli strumenti. Quella ad essere debole nei contenuti è stata, invece, la destra politica, tanto che oggi questa è una categoria da riempire nuovamente di significati. E forse questo è anche un bene, solo che stavolta la “battaglia delle parole” bisogna affrontarla davvero per poterla vincere. Le condizioni ci sono tutte.

Cosa fare, quindi, oggi? Innanzitutto bisogna prendere coscienza delle proprie potenzialità, poi occorre continuare a far rete (che forse è la cosa più difficile), approfittare di eventi come gli “Stati generali” o “Libropolis” e moltiplicarli. Ecco una proposta: dagli “Stati generali” lanciare un festival, il “Festival degli apoti”, in onore del grande Prezzolini. Un festival dove diverse realtà possono conoscersi e confrontarsi; e occasioni dove unire dibattiti, esposizioni, musica, cibo e premi. Per esempio, la destra ha sempre avuto una grande scuola giornalistica, perché allora non istituire all’interno del fstival un premio dove incoraggiare e valorizzare nuovi giovani giornalisti dedicato al dimenticato da tutti Almerigo Grilz? Ma anche altri premi di saggistica, di narrativa, dedicati ai vari Papini, Soffici, Longanesi, giusto per citare dei giganti spesso non solo dimenticati ma addirittura sconosciuti rinchiusi in un circuito limitato. Queste iniziative, però, non possono essere delle semplici celebrazioni, devono essere momenti di promozione e di valorizzazione a servizio di autori, di editori e di altri operatori, ma soprattutto devono essere aperti alla partecipazione popolare (da qui l’idea di un “festival”). Proposta molto fantasiosa ed impegnativa? Dipende solo dalla volontà!, e c’è da scommettere che in molti possono lanciarsi per realizzare questa idea, in primis “Nazione Futura”?

L’auspicio è che la cultura di destra possa tornare nelle case e nelle piazze degli italiani, perché la destra deve prima tornare a fare opinione e a plasmare la società, poi potrà anche governare e stavolta con successo e prospettiva duratura. Oggi è in atto una feroce sfida antropologica ancor prima che politica, una sfida che non si può vincere con una mozione contro l’aborto (per fare l’esempio di Verona concreto, recente e meritevole del nostro plauso), ma la sfida la si vince proponendo modelli e affermando visioni che diventino coscienza viva nella gente.

Giorgio Arconte


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