Farneti (Lega): “Il PD ha abbandonato le zone montane”

di Francesco Mondardini
22 Gennaio 2020

Ombretta Farneti, candidata per la Lega alle elezioni regionali che si terranno domenica prossima in Emilia-Romagna, si presenta ai microfoni di Nazione Futura. È la “candidata della montagna”, ma non solo.

Quali sono le ragioni principali che l’hanno spinta a candidarsi alle regionali?

Sono sei anni che, da consigliera comunale a Mercato Saraceno, mi occupo direttamente del nostro territorio. Sono anche imprenditrice agricola e gestisco un ristorante in zona di alta collina. Conosco quindi a fondo i problemi della montagna e della popolazione che vi risiede: servizi sempre più scarsi, aiuti che arrivano in ritardo o non arrivano, promesse mancate. Eppure, la tutela delle aree montane e la messa in atto di iniziative contro il loro spopolamento sono vitali anche per la pianura. Posso senz’altro affermare che le varie amministrazioni regionali a guida Pd hanno speso molte parole per la montagna e pochissimi fatti. Probabilmente perché gli esponenti di quel partito non conoscono il territorio, né hanno idea delle difficoltà che incontra chi abita e lavora in alta collina e in montagna, che necessita quindi di più specifiche attenzioni e risorse. Ecco, queste sono le ragioni per cui mi sono candidata. Poter lavorare e agire concretamente perché la montagna romagnola possa essere protagonista a Bologna, in tutti i suoi aspetti, da quello dell’agricoltura di qualità a chilometro zero, al turismo sostenibile, alla riscoperta delle tradizioni e dei mestieri, ma anche e soprattutto sul fronte del dissesto e delle infrastrutture che rappresentano un problema da affrontare al più presto e concretamente.

Quali sono le maggiori problematiche che vede a livello regionale?

Autoreferenzialità, mancanza di ascolto, supponenza e disinteresse. Troppo potere per troppi anni senza alternanza hanno ingessato l’amministrazione regionale e tutte le amministrazioni locali, dove il PD e i suoi alleati, che non sono altro che emanazioni del PD con nomi diversi, la fanno da padroni senza la minima apertura al confronto. O sei con loro o sei contro. Questo ha portato inevitabilmente a un sistema amministrativo impoverito e sottomesso a logiche che non corrispondono sempre al bene del territorio e dei suoi abitanti. Lo vediamo in ogni campo. Manca energia, mancano novità, manca spesso la speranza, manca quel sano pragmatismo che dice la verità agli amministrati, infondendo fiducia. In Emilia-Romagna si va avanti a promesse, propaganda e pregiudizio ideologico nei confronti di chi la pensa diversamente. Ma ormai la realtà e i problemi stanno presentando il conto e anche gli elettori del PD dovranno aprire gli occhi.

Quindi, quali potrebbero essere le soluzioni da adottare, prioritariamente, per risolvere i problemi attuali della Regione?

La bacchetta magica non l’ha nessuno. Il vero cambiamento deve essere culturale in tutti i campi. Che significa premiare il merito e le capacità, agire con pragmatismo, insistere sullo snellimento e sulla velocizzazione della burocrazia, ascoltare i territori, mettere fine ai troppi privilegi immotivati e al clientelismo. La comunità emiliana e romagnola è dinamica e laboriosa. Aiutiamola a esserlo di più senza deprimerla e frapporre ostacoli allo sviluppo.

La difesa dei Comuni montani è l’argomento principale su cui si fonda la sua battaglia: cosa farebbe, a tal proposito, se fosse eletta?

Come previsto nel nostro programma elettorale, è prioritario un ventaglio di iniziative urgenti. Sia infrastrutturali e ambientali che di servizi, in particolare sanitari. Poi c’è tutta la parte riguardante il sostegno all’agricoltura, al turismo e all’insediamento di nuove aziende. La montagna vista come risorsa, quindi, e non come un problema

Cosa pensa di “giovani e cultura”, tema molto caro a Nazione Futura?

Credo che la cultura, quella vera, quella senza pregiudizi, quella a 360 gradi, sia un indispensabile bagaglio per tutti, soprattutto per i giovani che devono affrontare una società difficile e complessa. Senza radici, senza conoscenza del passato, della nostra civiltà e delle nostre tradizioni, rischiamo tutti, e soprattutto i giovani, di essere sradicati, di perdere identità e consapevolezza e di diventare oggetto di facili strumentalizzazioni e drammatiche azioni di plagio. Lo vediamo quotidianamente. Ed è, a mio avviso, uno dei più gravi pericoli che sta correndo la nostra società.