Ernesto Galli della Loggia: “L’Italia tuteli il suo interesse nazionale in UE, pur evitando strappi”

Ernesto Galli della Loggia è storico, saggista ed editorialista del Corriere Della Sera. Nel dialogo con Nazione Futura esprime le sue considerazioni in merito al principio di operato del nuovo governo italiano, alla compattezza a lungo termine dell’Occidente ed alle conseguenze per le istituzioni europee di scandali come quello del Qatargate.

Come valuta il principio di operato del nuovo esecutivo italiano? Che suggerimento darebbe a Giorgia Meloni in politica interna?

 Mi sembra positivo l’aspetto inerente alle dichiarazioni sulla politica estera ed ai rapporti con l’Europa del nuovo esecutivo italiano. La presa di posizione totalmente filo-ucraina ed il rapporto dialogante con l’UE rappresentano certamente fattori importanti. Quanto ai provvedimenti approvati dal governo in questi pochi mesi di legislatura (decreto rave, decreto sui migranti e legge finanziaria) suddividerei il mio giudizio: la manovra è stata licenziata in forma di fatto obbligata e prestabilita dal vecchio esecutivo, a causa della brevità dei tempi a disposizione e del vincolo rappresentato dal finanziamento alle bollette. Pertanto, le linee d’azione del governo non si sono potute osservare  se non per un aspetto che comprendo ma mi trova in disaccordo: la scelta di favorire con provvedimenti alcune categorie “elettoralmente privilegiate”, perché ritenute politicamente vicine come  le partite Iva. In generale questo tipo di operato mi sembra sbagliato non solo perché spesso queste categorie non sono in termini numerici così decisive – il  successo di Fratelli d’Italia non è dipeso dal voto di questa o quella categoria quanto dal consenso dell’opinione pubblica in generale, del  Paese- ma soprattutto perché dà un’immagine minoritaria e settaria della Destra, certo ben lontano da quella di “partito della nazione”. Credo che questo Giorgia Meloni debba tenerlo presente. Quanto agli altri due provvedimenti: quello sui rave è stato sbagliato nella sua formulazione iniziale per frettolosità e per un partito preso ideologico. Non a caso, successivamente il decreto ha subito modifiche. Il governo non fa una bella figura se approva provvedimenti che dopo un mese deve correggere. Sul decreto riguardante l’immigrazione sono sostanzialmente d’accordo, penso sia giusto imporre alle ONG di attenersi a determinate regole. Pertanto, il mio giudizio complessivo sull’inizio dell’operato del governo è di luci ed ombre.

 Ritiene che in futuro potremmo assistere all’approvazione di riforme come il federalismo ed il presidenzialismo, o le proposte non riusciranno a tramutarsi in realtà?

 Dipenderà da come si muoverà il governo. La riforma costituzionale per andare in porto ha bisogno di un’accurata preparazione nel merito, senza proposte improvvisate o mal formulate. Inoltre, esse vanno avanzate dopo aver dialogato anche con la minoranza parlamentare. In caso contrario, credo che una riforma costituzionale scritta in maniera unilaterale avrebbe poche possibilità di essere approvata, dato che rischierebbe di trovare pure la disapprovazione del Capo dello Stato.

Considera positivamente le attuali relazioni tra il governo italiano e l’Unione Europea? 

 Anche in questo caso il tempo a disposizione per esprimere una valutazione è stato limitato. Tuttavia, mi pare ci sia un rapporto dialettico tra Italia ed UE, dove ognuno fa valere le sue posizioni ed esprime i propri punti di vista. Sono favorevole ad un atteggiamento del governo italiano orientato alla tutela dei nostri  interessi nazionali in Europa, a patto che non si producano rotture nelle relazioni con Bruxelles. In generale credo che soprattutto  nel campo della politica estera sarebbe auspicabile che i ministri del governo limitassero quanto più possibile le proprie dichiarazioni. Mi rendo conto che tutti i titolari dei dicasteri siano ansiosi di farsi notare, di  fare dichiarazioni, anche perché sollecitati ferocemente in questo senso dalla stampa. Tuttavia, dovrebbero resistere alla tentazione perché molto spesso le loro parole risultano inutili o – ancor peggio – controproducenti. Sarebbe importante lasciare la parola in merito esclusivamente al Presidente del Consiglio ed al Ministro degli Esteri.

Crede che l’Occidente riuscirà a rimanere compatto sul sostegno militare e diplomatico a Kiev, come sulle sanzioni alla Russia?

Penso di si, perché nulla aiuta a restare compatti più dell’avere un “nemico cattivo” da fronteggiare. Sullo scenario mondiale se ne stanno delineando due, la Cina e la Russia. Pertanto, questo aiuta a ritrovare unità d’intenti. Prima dell’aggressione russa all’Ucraina nessuno avrebbe immaginato una tale reazione da parte dell’Occidente. Eppure il pericolo,  svelando le vere intenzioni di Mosca,  ha prodotto una risposta forte, che ritengo durerà. La crisi attuale ha anche messo in luce alcune debolezze dell’Occidente (quelle relative alla catena energetica e delle materie prime ad esempio) ed ha spinto a trovare rimedi nell’unico modo possibile, cioè restando uniti.

 Scandali come quello del Qatargate rischiano di minare profondamente la credibilità delle istituzioni europee, in favore dell’espansione dei regimi autocratici? Come contrastare tale pericolo?

Mi pare che in linea di massima le istituzioni europee non godano di grande popolarità a prescindere dalle inchieste recenti. Pertanto, se la popolarità non è così alta penso che gli scandali difficilmente possono essere decisivi nel determinarne un crollo verticale. Dossier come dello Qatargate spingono comunque a riformare le istituzioni europee, a democratizzarle e ad aumentare il peso dei Parlamenti, dotandoli di maggior profilo e potere politico.