Daniele Giannini (Lega) “Per guidare la regione servono virtù e chiarezza”

di Simone D'Aversa
6 Luglio 2020

Il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti è poco presente da quando è anche segreterio del Partito Democratico. questo argomento ha fatto molto discutere negli ultimi tempi negli ambienti della politica laziale. Abbiamo visto che accentrare il potere su un unico soggetto politico non è apprezzato dagli italiani, come successe con Matteo Renzi, cosa ne pensa di questa latitanza? Secondo lei quanto pesa sui cittadini della Regione Lazio questo doppio ruolo da Presidente di Regione e Segreterio di Partito? 

Pesa come un macigno. Se infatti la leadership del Pd non convince, la vicenda è irrilevante, poiché, al netto degli immancabili mugugni sussurrati in via riservata, al massimo si deludono soltanto le aspettative del sindaco di Bergamo Gori che rivendica la celebrazione di un nuovo congresso per eleggere un altro segretario. La questione si fa ben più grave se invece, da presidente della Regione, anche per i prevalenti impegni di partito, si diserta sistematicamente l’aula senza spiegare ai sei milioni di cittadini del Lazio le ragioni del mancato arrivo di mascherine (e respiratori) pagate montagne di quattrini su cui indagano Procura di Roma e Corte dei Conti; senza chiarire il motivo per il quale le famiglie dei pazienti psichiatrici non sono state ancora rimborsate dopo che per anni hanno ingiustamente pagato prestazioni che dovevano essere a carico del servizio sanitario regionale; senza dare delucidazioni agli utenti dell’Asl Roma 3 sulla necessità di autorizzare posti letto covid in una sconosciuta clinica di Casal Palocco anzichè ampliarli al Grassi di Ostia. 

Vengono fatte molte critiche alla gestione della sanità nella Regione Lazio governata dal Partito Democratico, ma sono state motivo di critica con alcuni scandali anche nella passata gestione del Centrodestra. Oggi dopo la pandemia la salute dei cittadini è un tema molto sentito in tutto il mondo, la Lega da questa legislatura per la prima volta è presente alla Pisana, quali sono le vostre proposte?

Chi, come la Lega, ha ambizioni di governo, deve mostrare responsabilità e chiarezza, virtù che mancano a chi oggi guida la Regione. Dopo gli annunci circa l’imminente uscita dal commissariamento, siamo ancora in attesa che il governo la formalizzi. Fino a quel momento i margini di manovra saranno ridottissimi. E, una volta archiviata la gestione commissariale, saremo ancora alle prese con il piano di rientro. Ma la politica non può ridursi a un mero esercizio contabile, ecco perché le nostre proposte mirano a ripristinare il primato della sanità pubblica su quella privata, potenziando o riaprendo quei presidi soppressi durante la gestione commissariale che ha prodotto indiscriminati tagli lineari e il blocco del turn over; ridurre drasticamente le liste d’attesa anche con esami da effettuare nelle ore notturne e nei giorni festivi; rilanciare, per decongestionare i pronto soccorso, la cosiddetta sanità di prossimità potenziando le case della salute, plastico fallimento dell’amministrazione Zingaretti. 

La lega di Matteo Salvini è ormai presente in tutta Italia, grazie proprio al carisma del segretario, le flessioni nei sondaggi degli ultimi mesi stanno facendo discutere molto e sono motivo di riflessione interna al Partito del Carroccio. Secondo lei, la Lega che riceve consensi in maniera trasversale in un momento storico dove si è superato il paradigma ideologico, come dovrebbe strutturarsi nel Centro e Sud Italia?

Accanto all’efficacia delle iniziative veicolate attraverso i social che raggiungono una platea significativa di destinatari, è imprescindibile riscoprire la dimensione del volontariato politico attraverso l’apertura di sedi con l’obiettivo di radicare il partito nel territorio. Intercettare il malcontento, evitare che degeneri in collera e trovare soluzioni adeguate anche grazie alle opportunità offerte dalla programmazione comunitaria, è la sfida più delicata che la nostra classe dirigente è chiamata ad affrontare. Ma l’orizzonte di una forza politica deve guardare, sull’intero territorio nazionale, anche all’egemonia culturale per contrastare il tentativo di sfigurare l’identità dei popoli con ondate migratorie fuori controllo; per respingere la disintegrazione della famiglia naturale con la diffusione di modelli imposti da minoranze capricciose; per rifiutare la diffusione tra i giovani del consumo di droghe allontanandoli dallo sport e dalle arti.  

Il Prossimo anno si svolgeranno le elezioni amministrative di Roma Capitale, una tornata elettorale importante per il Movimento 5 Stelle, l’ipotesi della conferma del Movimento al Governo della Capitale d’Italia è sempre più improbabile. Tra le varie perplessità è la posizione del Ministro Di Maio sulla proposta del mandato zero, pur di non chiamarlo terzo mandato, questa sarà un’occasione da cogliere per Virginia Raggi. Lei è stato Presidente di un Municipio di Roma ed una figura molto influente sulle questioni della politica romana, quali sono state le mancanze amministrative del Movimento 5 Stelle e la Lega potrà rivendicare la candidatura a Sindaco di Roma forte della costituzione del Gruppo consiliare in Campidoglio?

Inesperienza e inettitudine dell’amministrazione grillina hanno determinato una decomposizione politica e istituzionale che Roma, dal dopoguerra ad oggi, non aveva mai conosciuto. In quattro anni di consiliatura sono stati sostituiti 13 assessori, sono caduti 4 Municipi e l’avvicendamento delle figure apicali, sia nell’amministrazione che nelle partecipate, ha determinato un’inaffidabilità e una discontinuità amministrative che sono risultate fatali. La capitale continua a collezionare record negativi: è dietro solo a Bogotà per il tempo trascorso nel traffico (254 ore l’anno); il Der Spiegel ha definito quelli capitolini i “trasporti pubblici peggiori d’Europa” senza considerare che dal 2016, i mezzi andati a fuoco superano le 150 unità. In materia di rifiuti il cedimento è stato totale.

In che senso?

La disinvoltura con la quale, dopo pietosi tentennamenti, si è individuata la discarica nella Valle Galeria a pochi chilometri da Malagrotta, ha lasciato basiti soltanto coloro che, in buona fede, avevano creduto che il “vento” – come andava incautamente profetizzando una stordita Raggi a poche dalla vittoria del 2016 – cambiasse. Disastrose sono risultate anche le politiche per la casa. Cinque anni fa, con l’introduzione del “buono casa” i nuclei familiari in emergenza abitativa sono usciti dai residence per trasferirsi in appartamenti pagati dal Comune, permettendo notevoli risparmi alle casse capitoline. Delle 1.400 famiglie che abitavano in questi alloggi, circa 300 sono riuscite a convincere un proprietario di casa a stipulare un contratto. Allo scadere dei cinque anni di contratto d’affitto il Comune, anziché prorogare la misura, data anche la crisi economica seguita all’emergenza sanitaria, non ha più versato un centesimo ai proprietari degli immobili e i locatari, per lo più lavoratori precari con figli a carico, sono repentinamente passati dall’assistenza alloggiativa allo sfratto.  In questa cornice per restituire Roma alla grandezza che le compete, è impensabile affidarsi a soggetti improvvisati provenienti da ambiti estranei alla politica. Ecco perchè la Lega, con i suoi uomini e il traino del consenso, ha tutte le carte in regola per esprimere il candidato sindaco di Roma.

Negli ultimi giorni si è discusso molto dell’occupazione dello stabile di Via Napoleone III da parte dell’associazione di promozione sociale CasaPound Italia. Roma da anni è soggetta a numerose occupazioni da parte anche dei centri sociali ed il tema del diritto alla “casa” é tornato al centro dell’agenda politica. Pensa che la Raggi ha strumentalizzato l’occupazione di CasaPound e come affronterebbe il tema degli alloggi popolari?

La Raggi nutre la convinzione che sgomberando CasaPound capitalizzi consensi nei settori più retrivi dell’antifascismo militante. E’ soltanto un’illusione che sarà ancora più cocente quando dalle urne uscirà politicamente demolita. Accanirsi su un’occupazione che il sindaco Veltroni fece rientrare tra quelle storiche è operazione ottusa, miope e fortemente faziosa. La questione dell’emergenza abitativa va affrontata uscendo dalla logica assistenziale, con l’introduzione del principio del diritto alla proprietà della casa. L’ordinamento regionale disciplina l’istituto del mutuo sociale. Occorre avere il coraggio di applicarlo per aggredire la piaga dell’emergenza abitativa.

La politica è sempre più distante dai cittadini, c’è un sentimento di disprezzo profondo verso i partiti. Matteo Salvini è l’uomo del Popolo, tra selfie e manifestazioni di piazza si è ritagliato un ruolo fondamentale nella scena politica italiana ed internazionale. Il Capitano oltre ad affrontare le vicende nazionali, arriva fino a dimensioni strettamente locali dando attenzione anche a quei territori dimenticati dalla politica dei partiti. Lei è un uomo di piazza che viene dalla militanza politica, ha condotto molte iniziative tra giornate ecologiche ed iniziative pragmatiche sui territori tra la gente. Come può la politica riconquistare la credibilità, coinvolgere gli elettori e diminuire il tasso di astensione ormai arrivato ai massimi storici? 

La politica può tornare a sedurre, evitando pericolose emorragie,  solo ed unicamente con la forza dirompente dell’esempio alimentato da abnegazione, sobrietà, buonsenso e da una visione che torni ad accendere le speranze a far battere il cuore di passione. I partiti, peraltro, debbono trovare quegli anticorpi per evitare che, al loro interno, si annidino quei comitati d’affari che inquinano l’immagine anche di quanti si avvicinano alla politica perché mossi da un’innata passione sociale e civile.