Cronache dalla Sabaudia salviniana

di Redazione
10 Agosto 2019

Ero nella piazza di Sabaudia che osannava Salvini. Seguo distrattamente il Capitano sui social, così dopo 10 minuti di comizio, nel quale ripeteva quanto già pubblicato su facebook, ho iniziato a girare tra il pubblico. Repetita iuvant, sia chiaro. Bravo lui a martellare. Così si fa. 

Più che comizio, quello di Salvini è uno show, con i suoi cavalli di battaglia. Il comizio è un’altra cosa, ma è fuori moda. Il fantasmagorico mondo di internet, il luminoso progresso del web, ci ha imposto pensieri brevi, polarizzazioni estreme su ogni tema, cambi di discorso repentini e privi di nesso. Salvini si adegua allo spirito del tempo. E lo fa meglio di tutti. 

La piazza rispondeva estasiata, il passaggio sulla zingaraccia il più applaudito, lo sketch sulla meravigliosa torre littoria alle spalle su cui campeggia il nome di Benito Mussolini (e del Re, oltre che del vero artefice della bonifica dell’Agro pontino, Valentino Orsolini Cencelli), quello che ha suscitato maggiore e compiaciuta ilarità. 

La piazza era composita: non solo romani e laziali, ma anche meridionali, veneti (pontini e non) e padani vari in vacanza. Sentendo i loro commenti, Salvini – quella sera abbottonato come un moroteo, dato quel che sarebbe successo all’indomani – è un moderato. Un pacato democristiano. 

La piazza invece era davvero “populista”. Cancellato dalla narrazione dei mass-media, c’è questo pezzo di Italia piccolo-borghese che grida la sua rabbia in maniera confusa. Ma grida. Forte. Ed è un pezzo non so se maggioritario, ma quasi. Comunque è un pezzo importante. Sufficiente per vincere le elezioni. E ammesso anche che il tentativo Salvini si esaurisca nello stesso lasso temporale di un Renzi, quell’elettorato non tornerà a votare “moderato”. Quella piazza non era moderata. 

Salvini lascerà il segno, perché ha aperto una strada tracciata da altri. Dove condurrà, io non lo so. Non credo lo sappia nessuno. I politologi sono come gli esperti di calcio mercato, non hanno mai giocato al calcio ma ti spiegano come funziona il calcio. Entrambe le categorie le sparano tutte, salvo poi dire il giorno dopo “Avete visto, è andata come vi avevo detto io…”.   

Il problema di Salvini è che ha tutti contro. Il decaduto (e quindi avvelenato) sistema mediatico, i burocrati romani, il Vaticano, il Quirinale, Francia, Germania, le banche, il deep state e forse pure la Cina. 

Per tanti, è un motivo in più per votarlo. Ci sta. Ma in un paese storicamente e strutturalmente a sovranità limitata, qualche amico devi averlo. Il blocco di Visegrad è un po’ leggerino e ha altre esigenze, soprattutto da un punto di vista delle politiche di bilancio. Londra è nel caos. Putin non basta, Trump rischia di non esserci tra un anno. Resta solo Israele. Certo, così è possibile vincere le elezioni, ma poi diventa difficile governare, specie se si ha un debito monstre, se devi confrontarti con elites infedeli, pronte a vendersi al primo che passa e se hai una classe dirigente ancora da formare dal Po in giù. 

La piccola e media borghesia del Nord spinge per avere un posto nella Storia. Il resto del Paese seguirà, come sempre. Dove, non si sa. 

Gianmario Mariniello