Crisi sempre più nera per i grillini

di Michele Orsini
22 Gennaio 2020

La crisi che attanaglia il Movimento 5 Stelle è profonda: i consensi calano vertiginosamente e le sconfitte elettorali si accumulano. Nemmeno l’alleanza con il centrosinistra in Umbria è riuscita a fermare questo trend. Domenica si vota in Emilia Romagna e Calabria ma il risultato non sarà certamente positivo (gli ultimi sondaggi davano il Movimento intorno al 5% in Emilia-Romagna e intorno al 10% in Calabria). A livello nazionale la situazione è sempre critica: il partito è intorno al 16% contro il 32% delle scorse elezioni.

La crisi del partito si innesta in una fase complicata per le tensioni sui rimborsi, gli abbandoni (27 per ora e destinati ad aumentare), i continui cambi di posizione, le difficoltà nell’approvazione della riforma dei processi e le difficoltà sulla legge elettorale. In particolar modo i repentini cambi di idee hanno contribuito fortemente alla perdita di consenso: sul MES il cambio di posizione è stato tanto celere quanto radicale.Sondaggi e cronaca recente a parte, il Movimento in due anni ha fatto parte di due maggioranze radicalmente diverse accomunate solo dalle continue gaffe dei loro ministri.

Addirittura quella attuale non solo è composta da due partiti che fino a sei mesi fa erano in guerra tra loro ma è anche l’alleanza tra il principale partito antisistema e il partito “del sistema”.

La totale incapacità dei ministri pentastellati risulta tanto evidente quanto triste: in particolar modo il Ministro degli Esteri Di Maio ha dimostrato la sua totale impreparazione riguardo sia alla questione libica sia a quella iraniana (in questo caso in buona compagnia insieme all’Alto Rappresentante). Non c’è da stupirsi dell’emorragia di voti che il Movimento ha subito.

Il leader del partito Luigi Di Maio è chiamato ora a risollevare le sorti di un partito in piena crisi. Per tentare quella che appare come un’impresa titanica la guida del movimento diventerà collegiale con il meglio del Movimento al posto del solo “Capo Politico”.

Questa rivoluzione dovrebbe essere accompagnata da una svolta del Movimento che lo facesse evolvere da movimento antipolitico a movimento più istituzionale. E probabilmente farà dell’ambientalismo il suo cavallo di battaglia. Tutto questo, nei piani di Di Maio, dovrebbe salvare il Movimento da un crollo del consenso e riqualificarlo come forza politica in grado di spostare gli equilibri.

Quello che risulta evidente è che il Movimento 5 Stelle rischia di appiattirsi e di trasformarsi, come ha detto Gianluigi Paragone, in un partito da 10%. Viene naturale porsi molte domande: quale ruolo avrà Beppe Grillo? (è noto a tutti che il fondatore del Movimento sia ancora estremamente influente) Chi aiuterà Di Maio nella guida del partito? In cosa si evolverà il Movimento? La sfida è ardua, riuscirà Di Maio a vincerla?