Craxi, “un politico controverso e affascinante”. Parla Federico Bini

di Federica Masi
2 Marzo 2021

“Un passo dietro Craxi” è l’ultimo libro di Federico Bini, che celebra la figura di Bettino Craxi, come uomo e politico, con l’aiuto di diverse testimonianze. Abbiamo intervistato l’autore per parlare di uno dei leader più discussi e interessanti della storia politica italiana.

  • Chi è stato Bettino Craxi per la politica italiana?

Un leader controverso e ingombrante. Controverso perché pur avendo una visione di paese (e di futuro per la sinistra) ha partecipato al suo declino; ingombrante perché con il suo carisma e la sua caratura politica ha portato il PCI a riflettere sulla propria storia ed esistenza quasi emarginandolo dal dibattito politico, anche se ciò non avvenne in virtù del collaudato “consociativismo”.

  • Qual è l’intento di racchiudere in un unico libro-approfondimento diverse testimonianze?

Questo piccolo ma autorevole lavoro è nato per approfondire il politico Craxi parallelamente ad un libro che uscirà a settembre dal titolo una “Una democrazia difficile”, e vuole mettere in luce con la voce dei protagonisti del mondo politico, culturale e accademico i pregi e difetti del leader socialista.

  • Chi ha contribuito a ricostruire l’immagine del politico e dell’uomo Craxi?

Credo la storia (“il tempo è galantuomo”, anche se questo non esclude Craxi dalle sue colpe) e l’evoluzione della Seconda Repubblica, che è stata poi il proseguimento della Prima che ha generato prima la rivoluzione berlusconiana e poi, soprattutto, grillina del V-day. Oggi con l’avvento di Draghi forse si torna al merito e alla competenza, anche se la vera rivoluzione di questo paese passa attraverso una cura “thatcheriana” del “sistema paese” (definizione attuale già negli anni ’70).

  • Parlare oggi di Craxi crea divisione nell’opinione pubblica. Perché?

Perché si vive in un paese dove la cultura comunista è ancora egemone e dominante nei giornali, nelle tv e nelle accademie. Ma Craxi dal canto suo non ha fatto niente per non dividere, dopo la stabile – e in alcuni tratti apprezzabile – parentesi governativa (’83-’87) si è allineato al sistema del pentapartito contribuendo a fare del PSI “il partito degli assessori” e del potere e contribuendo alla degenerazione morale e politica del paese. Ma Craxi non è il solo imputato, è l’imputato eccellente. Con lui c’era un’intera classe politica, compreso il PCI che dai magistrati fu trattato con i guanti bianchi. Ma non si può comprendere questo periodo senza contestualizzare che c’era in corso una terribile guerra fredda e in Italia c’era il più ricco e attrezzato Partito Comunista europeo. La pratica del finanziamento illecito, della collusione tra politica e affari era nota già negli anni ’70, celebre è la frase di Moro «Non ci faremo processare nelle piazze!». La crisi che ha investito Craxi parte da lontano e trova nel suo anticomunismo un fiero avversario.

  • La sinistra attuale deve qualcosa al leader del Partito socialista?

Una parte importante della sinistra italiana deve tutto a Craxi, dalla linea mercatista a quella costituzionale. Pensiamo a Renzi. Craxi anticipò l’attuale sinistra italiana di almeno venti anni. Ma io credo che alla fine questa sinistra non sia così tanto craxiana quanto ancora radicata al retaggio marxista e statalista. E comunque ci tengo a precisare che per me Craxi rimane una figura intrigante, controversa e affascinante tra i politici del ‘900, da studiare attentamente per capire l’evoluzione dell’Italia nei tempi moderni, ma da liberale conservatore lo ritengo pur sempre un avversario a cui riconosco l’onore delle armi.

  • Alla luce delle considerazioni contenute nel suo lavoro editoriale, qual è il ritratto più fedele di Craxi?

Di un leader dal volto umano, visionario, ma che sapeva usare il potere con durezza e spregiudicatezza. E solo uomini di tale carattere e carisma possono imporsi in quel modo.