Con “L’Altra Italia” Berlusconi parla agli elettori che non lo votano più

di Daniele Dell'Orco
27 Luglio 2018

A parte le speculazioni di convenienza, l’alleanza giallo-verde sta funzionando. Per ora. Le scaramucce ci sono e ci saranno, ma il rischio “implosione” non sembra essere così imminente come sostengono i detrattori. Allo stesso modo, seppure la legislatura dovesse finire anzitempo nei prossimi mesi, lo scacchiere politico italiano sarebbe comunque cambiato per sempre. E non in favore dei vecchi partiti. Col centrodestra (o ciò che rimane del centrodestra) indaffarato a consultare le sfere di cristallo per capire come poter intercettare quel 14% di elettori di Forza Italia ormai considerati orfani, eccoti arrivare l’ennesimo colpo di coda di un giovanotto di 82 anni che di uscire di scena proprio non ne ha la minima intenzione. Nei giorni scorsi Silvio Berlusconi ha incontrato a Roma, alla Camera, per circa due ore i parlamentari e amministratori di Forza Italia per discutere della politica di opposizione al governo Lega-M5S.

Li definisce 300 «manager», un sostantivo per nulla efficace in tempi di redditi di cittadinanza. Parla di «democrazia di base», delle assemblee d’autunno, incita ad organizzarsi, fare proposte, assumersi responsabilità. Vuole in sostanza stravolgere la narrazione che ha accompagnato la sua creatura politica per oltre vent’anni. Non più un deus ex machina circondato da colonnelli più lontani possibili dalla base e impegnati a gestire le correnti come si fa con i sindacati, ma un movimento vero. Almeno a parole. Perché i movimenti organizzati, propositivi e responsabili, si sa, mettono in discussione chiunque. Persino Lui, da sempre poco propenso ad accettare le critiche.

Quando tutti erano pronti ad approfittare della sua eventuale uscita di scena, Lui intende approfittare del collasso di un esecutivo che ritiene avverrà in meno di un anno. Il banco di prova sarebbe il decreto dignità di Di Maio, che tradisce la «peggiore ideologia della vecchia sinistra, quella anti-industriale, statalista, nemica dei produttori». Il leader azzurro rivolge a Matteo Salvini «un accorato appello per bloccare queste norme, in nome delle aziende, dei produttori, dei lavoratori, degli artigiani, dei commercianti, degli agricoltori, che non hanno davvero bisogno di altre difficoltà da aggiungere alle tante con cui combattono ogni giorno». Dall’elenco mancano le uniche due categorie che al momento rappresentano la maggioranza dell’elettorato di Forza Italia: i pensionati e i disoccupati. A loro Berlusconi non propone ricette particolari e, tenendo conto del fatto che siano parecchio volatili (i primi per ragioni anagrafiche, i secondi per ragioni di istinti primari), il segnale è chiaro: per “l’Altra Italia” il Cav intende un partito di opposizione che nelle idee ricalchi la prima Forza Italia, ma che con un quarto di secolo di ritardo non può che rivolgersi alla minoranza di una minoranza.

Piuttosto che guardare all’Altra Italia, l’interesse primario del Cav nell’ambito di una seria ricostruzione di un soggetto politico propriamente detto dovrebbe essere quello di ripartire dalla sua Italia, quella che ancora lo ascolta ma che finirebbe per odiare un partito organizzato con logiche manageriali e che inizierebbe a rivolgersi proprio a quell’Altra Italia, che al momento spopola a Palazzo Chigi.