Christine Lagarde o l’arte del fallimento

di Alessandro Guidi Batori
14 Marzo 2020

È tornato. No, nessun dittatore del secolo scorso, ma il coronavirus su queste pagine. È tornato per restare, ed ha portato con se le più nefaste conseguenze economiche per il sistema-Paese e per il sistema Europa. 

Il petrolio è in caduta, le borse pure. Inizialmente -10% Piazza Affari, non meglio il resto delle piazze europee, in timida risalita soltanto la Cina che, almeno secondo la pravda pare essere sul punto di tornare alla normalità. D’altronde abbiamo già esplorato su queste righe i pedestri ritardi e le draconiane misure messe in atto dalle Autorità di Pechino che, forte dell’essere non esattamente uno Stato democratico, è riuscita ad applicare una terapia d’urto incompatibile con i diritti, le libertà e la cultura di noi occidentali. 

Non siamo sicuramente nella posizione di dare lezioni a nessuno: una comunicazione fallimentare nell’area dem, con gli aperitivi promossi dal Segretario Nicola Zingaretti e dal Sindaco di Milano Giuseppe Sala e colossale retrofront (che nessuno dovrebbe dimenticare), le bozze di decreti trapelate alla stampa, comunicati (non a reti unificate) in piena notte, dirette su dirette Facebook, la crisi del COVID-19 è diventata per noi italiani una serie televisiva, una stagione di Black Mirror. Un Paese ostaggio del Grande Fratello, ma menomale che siamo anestetizzati, la crisi è nel nostro DNA.

«Sentinella, a che ora è la notte?» I tassi di crescita italiani dei casi di COVID-19 sono quasi “cinesi”, con bollettini da contagio che tutto sommato continuano a spaventare, Regioni e SSN sull’orlo del collasso.

Il Titolo V, le nostre istituzioni, il nostro comune vivere ed i nostri valori sono messi a dura prova. Geminello Alvi lo chiama, scrivendo sull’acqua, precario stato d’eccezione, che ormai sembra quasi permanente. Indubbiamente il COVID-19 costituisce la più grande sfida ai sistemi democratici occidentali che si sia mai vista, torna in voga il dibattito sicurezza contro libertà, Churchill sosteneva che il nostro sistema fosse il migliore di quelli sperimentati finora, questo è forse il primo grande battesimo del fuoco dopo l’emergenza terrorismo. 

Tuttavia, si suole dire che se Atene piange, Sparta non ride. La pandemia pare essere sbarcata anche in Spagna, Germania e Francia, con importanti ripercussioni e ondate in Regno Unito e Stati Uniti, nonché in Belgio e, Dio solo sa, chissà quanti altri Paesi. Macron: discorso alla Nazione, viva la Repubblica, faremo tutto il possibile, teniamo duro. Johnson: stanziati 30 miliardi, tenete duro, dovremo soffrire. Trump: paese blindato, stato d’emergenza. Merkel: stanziati 550 miliardi, faremo tutto il possibile. L’Italia quanto ha stanziato? 7, 15, 20? Si gioca a tombola coi numeri della crisi, facendo i conti della serva,chiedendo il permesso all’Europa, in punta di piedi, quando l’emergenza del coronavirus rende plastica ed evidente la situazione di isolamento ed ipocrita solitudine in cui siamo piombati. 

Ipocrita solitudine perché da un lato la Germania rischia l’apertura di una procedura d’infrazione perché privilegia il mercato interno a quello straniero per la vendita di mascherine, perché la Francia ha già annunciato un whatever it takes generale, l’Austria ha chiuso le frontiere e chi più ne ha più ne metta. 

Mentre i più prudenti, osservando con preoccupazione il propagarsi della pandemia in Cina si preparavano con guanti e mascherine venivano scherniti dai coetanei e, perché no, dagli altri Paesi europei, in altri Paesi – senza fare nomi, visto che si dice il peccato, ma non il peccatore – subivano improvvise impennate di influenze stagionali, polmoniti, tossi, raffreddori, però no signore, nessun caso di coronavirus, solo l’Italia ci ha portato la peste. Solo che in questo caso non c’era nessun mercante Genovese da Caffa, bensì un paziente zero che ha interagito con qualche orientale e pipistrello di troppo (perché di questo si tratta), proveniente verosimilmente dalla Germania. Quando si dice essere primi in tutto.

La crisi dilaga, il panico pure, le borse crollano. Fortunatamente esiste la fonte degli ultimi 60 anni di pace, l’Europa. Cosa dice l’Europa? La BCE? «Non siamo qui per ridurre gli spread. Ci sono altri strumenti e altri attori per affrontare questi temi.» Apre Piazza Affari, -17%. La solidarietà a parole, con le frontiere austriache chiusi, i cabotaggi tedeschi ed un Italia che, nonostante i suoi limiti, affronta con enorme dignità ed abnegazione la crisi che le si para innanzi. 

Come dice Lorenzo Castellani, docente alla LUISS Guido Carli di Roma: «Il problema dell’asserragliamento dell’élite, sia sul piano sociale che istituzionale, è che ad un certo punto i Mario Draghi finiscono ed iniziano le Lagarde. Adesso strillate. Quando un anno fa vi facevamo notare semplicemente che la situazione non funzionava sia per l’Italia che per l’Europa stessa subito scattavate con accusa di collusione coi sovranisti. L’UE si sta autodistruggendo ed è inutile continuare far finta di niente.» 

Più giornalisti, cittadini si chiedono: «Per quanto ancora riuscirò ad essere europeista?» 

È chiaro, Christine Lagarde ha messo rapidamente in chiaro la propria inadeguatezza, anche rispetto ad un gigante come Mario Draghi, mettendo d’accordo Sapelli e Cottarelli, centrodestra e centrosinistra. È riuscita laddove D’Azeglio e Cavour avevano fallito. Certo, dicono i competenti che bisogna capire e interpretare. Che ci sono degli strumenti, che l’architettura europea non funziona così. Scuse su scuse. 

In tutto questo il silenzio assordante di Governo e Quirinale si fa sentire, ma alla fine ecco un flebile sussulto da Roma: «Si attende quindi, a buon diritto, quanto meno nel comune interesse, iniziative di solidarietà e non mosse che possono ostacolarne l’azione.» Sdeng. La Lagarde non convince e smuove la Sublime Porta, fortunatamente i mercati reagiscono positivamente (complice anche l’azione tardiva, ma necessaria di CONSOB, che ha chiuso le vendite allo scoperto). Esercizio retorico: a parti inverse cosa sarebbe successo se Draghi avesse chiuso la porta in faccia ai francesi? 

Per certi versi occorre ringraziare il coronavirus, perché ha rimesso in discussione tutti i valori dell’Unione europea, persino Schengen, con frontiere chiuse e solidarietà (almeno in apparenza) proveniente solo da Pechino. Tuttavia ciò che sorprende è la mastodontica misura stanziata da Berlino per fronteggiare l’emergenza: 550 miliardi. E noi? Abbiamo tantissime PMI, partite IVA, piccoli lavoratori, studenti e categorie sociali che esulano dai meri dipendenti che hanno bisogno di un sostegno che vada al di là di un mero indennizzo mensile. L’idea è attutire la caduta adesso per ripartire più snelli successivamente, eppure sembra che in Italia si vada, come sempre, in ordine sparso. 

La Presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen, inizialmente spaventosa con il suo teutonico italiano, ha aperto più e più porte all’Europa ed all’Italia e forse nessuna occasione, nella nostra ora più buia, pare propizia per sottoporre misure urgenti e straordinarie, anche in concertazione tra tutte le forze politiche, a favore di tutte le categorie sociali, e per, in un secondo momento, stilare e sottoporre all’Unione un Memorandum of Understanding pluriennale per affrontare il tema della riduzione del debito, l’introduzione di investimenti strategici e riforme che siano veramente di sistema e rilancino la nostra produttività. 

Mai come adesso bisogna sognare e guardare al futuro per affrontare il presente.