Che pena questa sinistra: il sessismo non è questo!

di Jacopo Ugolini
8 Aprile 2021

Tutti i media mainstream vicini alla nostra sinistra (ma si può parlare ancora di sinistra in Italia?!), dopo l’incontro bilaterale tra i vertici dell’Unione Europa e il presidente turco Erdogan, si sono scandalizzati per la relegazione della Von der Leyen in un divanetto e per non averla collocata, alla pari del presidente del Consiglio europeo, in una sedia a fianco di Erdogan. Non ci resta che constatare il solito doppio standard della sinistra: pronti a gridare al maschilismo in situazioni che prevedono precise regole cerimoniali e l’assenza totale su fronti in cui emerge il maschilismo con cui il Sultano turco ha modellato la sua repubblica turca. 

La presidente della Commissione è stato posizionata in tal modo per un motivo semplice, cioè perché Michel, ricoprendo il ruolo di presidente del consiglio europeo, è rappresentante dell’UE in materia di politica estera. Quindi ancora una volta è l’architettura dell’UE a sbagliare: l’esistenza di due istituzioni con potere esecutivo, prevista dal Trattato di Lisbona, non può incolpare, sicuramente in questo caso, di sessismo il presidente turco. Ma sappiamo bene, quando bisogna incolpare di sessismo qualcuno, la sinistra è pronta a gridare subito, schierando i migliori, vedi Avvenire e Huffington Post, mentre in tanti altri casi tutti stanno in silenzio. Certo, non possiamo elogiare Erdogan in quanto un presidente inclusivo e rispettoso nei confronti del sesso femminile, però allo stesso tempo è venuta l’ora di dire che per affermare la parità di genere (che per concretizzare, sappiamo, non servono a niente quote rose, aborti facili e idiozie simili) in quanto occidentali dovremmo imporci in quelle concrete circostanze in cui questa viene impedita. È di poche settimane fa la decisione della Turchia di uscire dalla Convenzione di Istanbul, firmata nel 2011, voluta in primis dal Consiglio d’Europa, che ha tra gli obiettivi, tutti inerenti al rispetto massimo della donna, quello di punire la violenza di genere come una discriminazione e una violazione dei diritti umani. Si, dobbiamo constatare alcune, pressoché isolate, proteste (in Italia di importanti non se ne sono registrate) contro questa uscita, letta anche come l’ennesima svolta della Turchia nel mondo ultra conservatore e nazionalista, ma, e questo in realtà è grave, dobbiamo constatare che il mainstream europeo non si è mosso in nessun modo, né con dichiarazioni né con azioni politiche. Inoltre, ricordiamo sempre che la lotta per il rispetto verso le donne rientra in quei punti su cui l’Occidente si basa, come la lotta per i diritti umani e la democrazia!

Nessuno del mainstream ha alzato veramente la voce in modo convinto e pragmatico dopo l’uscita della Turchia dalla Convenzione, nessuno combatte contro la Turchia per il suo appoggio all’Azerbaijan nella guerra contro la più antica popolazione cristiana, quella armena, come ci ha spiegato bene nel libro “Armenia cristiana e fiera” il nostro segretario Daniele Dell’Orco. Oppure son pronti tutti a dire grazie al Sultano turco se trattiene i migranti per evitare che arrivino nella solidale e accogliente Europa (anche qua a fasi alterne) pur conoscendo i trattamenti che ad essi sono forniti dall’autorità turche.

Chiudo riportando il giudizio di Amnesty International sulla Turchia, nel rapporto 2019-2020 dell’Asia: “i diritti di libertà d’espressione e riunione pacifica sono stati fortemente limitati e le persone considerate critiche nei confronti dell’attuale governo […] sono state detenute o hanno dovuto affrontare accuse penali inventate”. Va bene? Basta questo per dire che il più delle volte le polemiche di una certa sinistra sono idiote e completamente errate.