Catello Maresca e il centrodestra: per vincere a Napoli serve uno sforzo da parte di tutti

di Emiliano Caliendo
28 Giugno 2021

La candidatura di Catello Maresca rappresenta un’opportunità storica per Napoli. A partire dall’elezione del sindaco del Pci, Maurizio Valenzi, la città dal 1980 è stata governata ininterrottamente da giunte di centrosinistra o sinistra. In questi 40 anni l’opposizione di centrodestra non è mai riuscita a detronizzare i gruppi di potere politico che si sono alternati in città. Il Pci, il pentapartito, il Pds bassoliniano, poi Ds in alleanza con i rimasugli centristi il cui riferimento era il sindaco Rosa Russo Iervolino, e infine la nefasta esperienza populista di Luigi de Magistris, hanno prodotto un debito di 3 miliardi di euro con la situazione contabile del predissesto.

Con la discesa in campo del magistrato in aspettativa, per la prima volta, ci potrebbe essere un ricambio netto tra gli eletti, gli assessori e i dirigenti del Comune. Il progetto civico di Maresca rappresenta un inedito. E lo è nella misura in cui si offrono ai cittadini soluzioni pragmatiche su temi concreti, dopo un decennio di proposte assurde, dal bitcoin partenopeo alla flotta per migranti, unite ad una scarsa resa amministrativa che ha reso straordinario l’ordinario, producendo disservizi e invivibilità diffusa in ogni quartiere.  E lo fa distanziandosi dai partiti della sinistra istituzionale e dai centri sociali. 

Ora, seppur vero che la politica ha i suoi tempi e che non vanno forzati, è altrettanto vero che la melina tra Maresca, che ha già pronte diverse liste civiche, e i partiti di centrodestra, che più volte si sono detti disponibili a sostenere il giudice, non fa bene alla sua campagna elettorale. La rallenta, smorza entusiasmi, confonde l’elettorato degli indecisi che non comprende la collocazione nello spettro politico di una figura di spessore, un uomo delle istituzioni, che si dice civico ma al contempo aperto al sostegno dei partiti, glissando però continuamente sull’uso dei simboli sulla scheda elettorale.

Questi stalli vanno evitati. E non possono essere sormontati attraverso strappi sotto forma di dichiarazioni populistiche, non in un’accezione negativa ma di rivolte al popolo, come successo ad un comizio a Ponticelli: “me ne fotto dei partiti.” Le parole in politica si pesano, e una di troppo può compromettere irrimediabilmente dei rapporti e precluderne altri. Il volare alto, sopra il teatrino della politica, diventa possibile solo quando si ha una proposta forte, un progetto di città sostenuto da personale politico, anche con provenienze differenti, ma con valori condivisi. Al momento Maresca ha accennato ad alcune questioni, ad esempio sul debito. Ha annunciato qualche proposta: ad esempio decongestionare il centro storico per spostare in altre parti della città la movida, come al Centro Direzionale. Ma non ha ancora presentato un programma elettorale ampio di respiro.

Ciò non significa che sia tardi, anzi, considerando lo stesso ritardo per gli altri candidati. Il punto è che iniziando a cooptare personale politico in maniera trasversale all’interno delle liste, senza che sia chiara la visione programmatica da proporre alla città, si indebolisce la forza di una proposta civica che è ancora lungi dall’essere definita e definibile in maniera chiara. Così facendo, si rende meno potente la valenza alternativa della sua candidatura, specie se ci si affianca ad eletti, come il presidente della II Municipalità, Francesco Chirico, che è passato da de Magistris, a De Luca, e adesso vira su Maresca per farsi eleggere in Consiglio Comunale.

Altri ancora nelle prossime settimane, dopo anni di sostegno all’attuale Giunta de Magistris, ne prenderanno le distanze, guarda caso sotto elezioni. Si potrebbe parlare di un ragionamento di realismo politico da parte di Maresca e i suoi, ma se si prende come metro di giudizio elettorale il presidente della II Municipalità, parliamo di un amministratore che alle ultime regionali ha preso poco più di 1000 voti nella città di Napoli.  C’è inoltre un problema di valori.

È praticabile una proposta civica che unisca esponenti di centrodestra con quelli provenienti dalla sinistra radicale? Su temi come l’immigrazione clandestina, le rivendicazioni delle persone lgbt, come pensa di porsi il futuro primo cittadino Maresca, con una futura maggioranza così variegata? Ma soprattutto in caso di sconfitta del magistrato antimafia, chi assicura che coloro che avrà contribuito ad eleggere grazie al suo nome, non ritorneranno all’ovile di un sindaco di centrosinistra come Manfredi, avendo fatto parte già di maggioranze di quel colore? Sarebbe un naturale ritorno a casa, nel nome del potere per il potere che da sempre contraddistingue la sinistra partenopea.

Da questo punto di vista è rassicurante che Maresca abbia affermato di restare in Consiglio Comunale anche in caso di disfatta. E questo pone il tema della sua eredità politica, ossia del contributo che sarà in grado di dare alla città nei prossimi anni, comunque vadano le elezioni e qualunque sarà la sua veste. Sarebbe auspicabile la fondazione di un suo movimento che possa piantare i semi di una rinascita della città, attraverso tutti quei cittadini che si vogliono impegnare a tal scopo. Sul modello del movimento civico Diventerà Bellissima del presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci. Il quale, però, fu sostenuto apertamente dal centrodestra, senza ritrosie o imbarazzi. Un’alleanza che a Napoli vale comunque 45.000 voti, quasi il 15% stando al dato delle ultime regionali, e che per 2/3 è nel governo di unità nazionale di Mario Draghi.

Un’interlocuzione importante se si vuole fare il sindaco della terza città italiana e si è distanti dalle segreterie del Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle. Pescare nell’elettorato dei delusi di sinistra è giustissimo, ma ci sono già altri 3 candidati forti da quella parte: Gaetano Manfredi, Antonio Bassolino e Alessandra Clemente. Si tratta di uno spazio politico saturo.

Non tenerne conto è un esercizio di miopia politica che potrebbe complicare il cammino di Maresca verso Palazzo San Giacomo. In sintesi, senza il centrodestra Maresca rischia di non andare nemmeno al ballottaggio stando all’ultimo sondaggio dell’istituto Tecnè. Il centrodestra deve dare il suo contributo, anche in secondo piano, un passo defilato, ma non può essere maltrattato o ridotto a dei pària. Specialmente se si innalzano a livello di soggetti politici credibili e bravi amministratori, gli ex ultras arancioni. In caso contrario la strada per vincere diverrà più tortuosa di quanto lo sia già. E se le strade tra centrodestra e Maresca si divideranno, a quel punto Napoli avrà perso un’opportunità, diventando il laboratorio politico locale dell’asse Letta-Conte.