Biden-Putin: uno scontro che avviene su più fronti

di Redazione
23 Marzo 2021

Qualcuno ha parlato di possibile gaffe di Biden durante l’intervista rilasciata alla ABC news e
condotta dal noto cronista George Stephanopoulos. In realtà l’assist (non si sa se concordato
precedentemente) lo ha dato lo stesso Stephanopoulos il quale, domandando al neo Presidente
americano se Putin fosse un killer, si è sentito rispondere un timido quanto netto “I do”.

La reazione del Cremlino, non preceduta da alcuna smentita o correzione del tiro da parte della sala
stampa presidenziale americana, non si è fatta attendere, con repliche prima di singoli esponenti
della Duma, poi del portavoce russo Peskov ed infine dello stesso Putin il quale ha prima risposto
con un diplomaticamente infantile “chi lo dice lo è”, poi argomentando che la Russia continuerà a
collaborare con gli Stati Uniti perseguendo questa volta solo i propri interessi (come se prima già
non lo facesse), infine augurando buona salute al Presidente Biden e dichiarandosi disposto (con un
tono di sfida non riportato dai media italiani) ad un colloquio online pubblico con il Presidente
americano. Per chi volesse unire tutti i puntini della cronaca, l’ultimo atto di questo confronto
sembra essere stata la tripla caduta del presidente americano sulla scaletta dell’Air Force One che,
alla luce degli auguri di buona salute di Putin, assume dei contorni tragicomici.

In realtà il rapporto tra le due amministrazioni è ai ferri corti almeno dai tempi dell’era Obama e,
nonostante Trump sia stato un interlocutore più gradito di altri a Mosca, il corpo
dell’amministrazione americana non è praticamente mai cambiato in questi anni. A tale base di
partenza non proprio incoraggiante si aggiunge il fatto che Putin e Biden non sembrano proprio
amarsi.
Non si sa ancora quanto questa presidenza sarà un calco di quella Obama, dove il vecchio Joe
rivestiva il ruolo di vicepresidente, ma al momento le premesse ci sono tutte per una
amministrazione che sembra essere diventata un po’ Ombrama, ovvero l’ombra della precedente,
se non fosse che stile ed aplomb del giovane Barack sembrano sostituiti da cadute e momenti di
amnesia del settantottenne Sleepy Joe che, secondo alcuni neurologi non schierati, potrebbero
essere sintomi di demenza senile.

Una prova della ricerca di tale continuità politica è la questione Ucraina.
Non è un caso che questo affondo di Biden arrivi proprio il giorno precedente le festività ufficiali per
i sette anni dall’annessione “democratica” della Crimea alla Russia. Questo è sicuramente il
principale tavolo caldo su cui si sta giocando il confronto tra le due superpotenze.
Inoltre non bisogna dimenticare che dall’altra parte, l’accresciuta pressione su Mosca coincide con
una fase contrassegnata in Ucraina dall’accumulazione di forze governative a ridosso dei territori
del Donbass: una circostanza che potrebbe anche preludere a un tentativo di Kiev di recuperare il
controllo delle province separatiste con il sostegno di aiuti occidentali anche di natura militare.
D’altro canto non è detto che Biden abbia dato a Putin del killer perché lo credesse veramente ma
forse piuttosto perché il suo principale obiettivo era e rimane quello di stanare e logorare Trump
che in questo frangente è rimasto non a caso in assoluto silenzio lasciando parlare solo suo figlio
sulla questione. La strategia quindi potrebbe anche essere quella di provare un affondo più in
politica interna che in politica estera per eliminare tutte le minacce di un possibile ritorno di Trump
alla Casa Bianca, costringendolo a rischiose difese proprio adesso che è in una posizione di assoluta
inferiorità mediatica e politica.

Possono emergere però già adesso le differenze tra la presidenza Trump e quella Biden, dal
momento che Trump aveva fatto della ricerca della stabilità attraverso il rispetto delle sovranità
nazionali il cardine della sua politica estera, incontrando il temuto Presidente Nordcoreano Kim
Jong-un ed il principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman quest’ultimo sospettato, adesso
anche ufficialmente dall’attuale amministrazione americana (ma si noti non dalla precedente), di
essere il mandante dell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi ad Istanbul nel 2018. Nello stesso
tempo The Donald, durante il suo quadriennio, aveva stracciato l’accordo sul nucleare con l’Iran e
ridotto ai minimi termini il temutissimo ISIS anche grazie alla preziosa collaborazione russa.
Adesso invece con Biden ci potremo aspettare l’esatto contrario di tutto ciò con un possibile quanto
scongiurabile ritorno del terrorismo islamico.
Il tempo dirà la verità ma intanto già una delegazione dei talebani è stata ricevuta ufficialmente a
Mosca. Che sia un caso?

Gabriele Taranto