Alla ricerca del centro perduto

di Redazione
24 Luglio 2022

di Nicola Bosco

La storia recente della politica italiana è caratterizzata da ipotesi, strategie, operazioni e scissioni, volte alla conquista di una spazio politico quasi mistico: il centro. Certamente, nel paese che ha visto il più grande partito di centro, la Democrazia Cristiana, governare ininterrottamente per mezzo secolo, è anche normale e comprensibile pensare ad un ritorno di quella formula che ha caratterizzato così a lungo la vita politica italiana e ne ha fortemente influenzato la storia. 

Tuttavia, se di storia vogliamo parlare, i cultori del neocentrismo dovrebbero cercare di conoscere e comprendere le ragioni che, dal 1948 al 1992, hanno portato al dominio incontrastato della Balena Bianca e impedito la nascita del bipolarismo, unica garanzia di alternanza e stabilità, nel nostro Paese, come tutte le grandi e moderne nazioni occidentali. 

Tra questi vediamo, principalmente, due grandi motivi: da un lato, la fine del fascismo in seguito alla seconda guerra mondiale aveva reso radioattiva e impraticabile una forte alternativa di destra, con le sue formazioni politiche messe all’indice e condannate all’isolamento e all’irrilevanza, portando l’elettorato moderato, conservatore e anticomunista a spostarsi verso il centro democristiano, dall’altro invece le dinamiche internazionali della guerra fredda impedivano la creazione di un’alternativa di sinistra, a causa di quell’anomalia tutta italiana che vedeva nel nostro paese l’esistenza del più grande partito comunista dell’Europa occidentale, che si trovava sbarrata la strada per il governo, a causa dell’indisponibilità delle altre forze politiche, anche di sinistra, nel formare coalizioni con un partito che metteva in discussione la collocazione internazionale dell’Italia. 

In questo contesto così complesso nasceva la prima repubblica così come noi la conosciamo: la Dc sempre al governo con maggioranze diverse (dai laici ai socialisti, passando per alcune sporadiche situazioni che vedevano le maggioranze centriste reggersi anche grazie ai voti delle tanto osteggiate destre) e il Pci sempre all’opposizione e nel sottogoverno (cosa che porterà i suoi apparati ad infiltrarsi nel sistema politico italiano). Questo sistema ha retto fino agli anni 90, quando è stato archiviato dalla fine della guerra fredda e dalle inchieste di Tangentopoli. 

Si affacciava nel panorama politico italiano bipolarismo tra il centrodestra, nato in seguito all’ingresso in politica di Silvio Berlusconi e alla Svolta di Fiuggi dei missini, e il centrosinistra, nato con la svolta della Bolognina di Achille Occhetto che sciolse il Pci per dare vita al Pds, che si sono alternati al governo del paese negli anni successivi. Quindi possiamo dire che la giovane democrazia italiana, nel dopoguerra e per tutta la guerra fredda, è rimasta incompiuta a causa della mancata alternanza al governo, questione che negli ultimi 30 anni è stata via via superata, portando all’esaurimento della funzione politica del centrismo in favore di quella del bipolarismo.

In una fase storica e politica in cui il bipolarismo è messo a dura prova, forse potrebbe risultare anacronistico contestare chi lo vorrebbe superare, ma non è così e sarà l’elettorato a dimostrarlo. L’attuale crisi, infatti, non è stata causata da un radicale cambiamento dell’elettorato italiano che, da un giorno all’altro, ha smesso di identificarsi nel centrodestra e nel centrosinistra, ma è dovuta ad una serie di errori commessi dai leader delle rispettive coalizioni, in questa Legislatura e anche prima, che hanno portato avanti strategie politiche in controtendenza con la logica del bipolarismo e dell’alternanza tra due coalizioni omogenee al loro interno e che si candidano a guidare l’Italia. 

Questa crisi politica, come tutte le altre, ha visto una serie di operazioni volte al suo superamento e altre che, al contrario, hanno avuto come scopo la fine della competizione destra-sinistra e l’inizio di una fase “nuova” (come abbiamo detto non lo è affatto), caratterizzata da un “grande centro” dove mettere insieme pezzi delle due coalizioni per creare un ircocervo politico. Il neocentrismo altro non è se non un’accozzaglia di sigle e contenitori, con pochi elettori e molti aspiranti leader, volta a far prevalere gli interessi e i destini personali dei singoli esponenti sul progetto e sulle idee. Il paragone con la prima repubblica è indice di malafede o ignoranza.