Alberto Forchielli: “Sì, questo sarà il secolo cinese”

di Enrico Ellero
6 Aprile 2021

Nazione Futura ha avuto il piacere di intervistare Alberto Forchielli, imprenditore, saggista, blogger e grande esperto di economia internazionale.

Forchielli oggi è presidente di Mandarin Capital Partners, società di private equity che ha fondato nel 2007 e che investe soprattutto in imprese italiane orientate all’export, con focus particolare sui mercati asiatici. 

Gli argomenti centrali della discussione, alla luce della lunga esperienza professionale del nostro ospite in Asia, sono stati l’economia cinese e i rapporti tra la Cina e le altre potenze economiche mondiali, a partire dagli Stati Uniti e l’Unione Europea.

Riproponiamo di seguito alcuni punti salienti dell’intervista.

– Dottor Forchielli, la Cina è stata il primo paese ad essere colpito dal Covid-19, ma sembra riprendersi più in fretta degli altri, anche dal punto di vista economico.

La Cina nel 2020 ha avuto una crescita del Pil del 2,2%, praticamente il Covid non l’ha neanche sentito alla fine. Quest’anno, col freno tirato, cresce del 6%. 

La vita è ripresa normalmente, i ristoranti sono aperti, le persone vanno in vacanza nel paese, anche se è molto difficile andare all’estero.

La Cina ha reagito subito all’epidemia imponendo misure ferree di contenimento e ancora oggi per pochi casi chiudono tutto. Io al momento mi trovo ad Hong Kong e sono alla terza settimana obbligatoria di quarantena che hanno imposto a chiunque venga dall’estero. È chiaro che con disposizioni così rigide siano pochissime le persone che arrivano o lasciano il paese.

– Come sta procedendo la campagna vaccinale in Cina? Non arrivano molte notizie da questo fronte…

Sta andando piuttosto a rilento, anche perché l’epidemia in Cina è stata più contenuta che da noi ed è stata intensa solo per un paio di mesi. Quindi la gente si è già riabituata all’idea di circolare liberamente, anche senza mascherina, e non sente l’esigenza di vaccinarsi. L’unica eccezione è quella piccola parte della popolazione che deve viaggiare all’estero, ma parliamo appunto di numeri irrisori. In totale non credo che i vaccinati superino il 5% della popolazione.

– Che ne pensa delle recenti dichiarazioni del direttore generale dell’OMS sul fatto che ci voglia un’indagine più approfondita sull’ipotesi della fuoriuscita del virus da un laboratorio di Wuhan?

Dà un colpo al cerchio e uno alla botte: credo che l’OMS non voglia assolutamente inimicarsi la Cina, lo ha dimostrato in numerose occasioni. Non ha alcun interesse a pubblicare dati e report che possano irritare o mettere in imbarazzo i cinesi sul piano internazionale.

Certo l’ipotesi della fuga accidentale del virus da un laboratorio di Wuhan esiste e non ha senso escluderla a priori, anche se ovviamente andrebbe provata. Ma proprio per questo è giusto procedere con un’indagine approfondita.

– Venendo ad uno degli argomenti più discussi negli ultimi anni, la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, come vede la situazione con l’amministrazione Biden? 

Non ci saranno grandi discontinuità, entrambi gli schieramenti al Congresso sono favorevoli ad una politica anticinese e la maggioranza dell’opinione pubblica americana vede nella Cina un nemico. 

Il problema è che per 30 anni gli americani hanno sottovalutato i cinesi: erano convinti che le riforme economiche, la liberalizzazione dei mercati e l’introduzione di Internet avrebbero automaticamente trasformato la Cina in un paese democratico. Mentre è accaduto l’opposto: il regime cinese ha saputo sfruttare i nuovi mezzi tecnologici per assicurarsi un controllo ancora più capillare sulla popolazione e ha creato un sistema misto in cui convivono dirigismo e capitalismo.

A Trump se non altro va dato atto di aver rotto questa illusione. Biden e i dem americani, che sono fortemente anticinesi come i repubblicani, continueranno con una politica muscolare verso la Cina. E infatti per ora i dazi sono rimasti.

– Come vede il mondo nei prossimi decenni? Sarà nuovamente diviso in due blocchi, uno a guida americana e uno a guida cinese?

Sì, io credo che ci sarà un nuovo bipolarismo. Il blocco a guida cinese sarà dominante in Asia, in Africa e in America Latina. Anche la Russia entrerà nell’orbita cinese, l’Occidente la sta spingendo in quella direzione.

Mentre il blocco occidentale comprenderà l’area Nafta, quindi Stati Uniti, Canada e Messico, una parte di Europa, che tornerà ad essere divisa in zone d’influenza, l’India, l’Australia e il Giappone. 

– L’Europa è destinata all’irrilevanza sul piano internazionale?

L’Europa sarà di nuovo un “campo di battaglia”, divisa tra i due blocchi, non riuscirà a farsi spazio come attore indipendente. Non credo ne abbia la forza e nemmeno la volontà. 

Non terrà una linea rigidamente anticinese, anche perché il paese guida dell’UE, la Germania, ha interessi commerciali troppo grandi in Cina per compromettere il proprio rapporto con Pechino. E se la Germania non si schiera, nemmeno l’Europa si schiera.

In generale ormai le economie europee e quella cinese sono troppo integrate per pensare davvero ad uno scontro frontale.

– E l’Italia come dovrebbe porsi nei confronti della Cina?

L’industria manifatturiera italiana ha sentito molto il peso della concorrenza cinese in questi anni. A salvarsi sono stati quei settori protetti dai dazi, come la ceramica.

L’Italia è stata anche il primo paese Nato a firmare il memorandum d’intesa sulla Belt and Road Initiative nel 2019, senza ottenere nulla di rilevante in cambio.

Oggi l’Italia dovrebbe tenersi stretta la propria collocazione nello schieramento atlantico.

– L’ascesa economica cinese secondo lei è inarrestabile come spesso si dice?

Io credo di sì. Il modello cinese non mi piace, ma alcune cose sono oggettive: la Cina è una potenza demografica di un miliardo e 400 milioni di persone, con un sistema produttivo che sta funzionando bene, tecnologie all’avanguardia, grande spirito imprenditoriale, una leadership decisa e che a differenza di quella occidentale non deve rispondere continuamente all’opinione pubblica. Dobbiamo rassegnarci al fatto che questo sarà il secolo cinese.