Un laboratorio conservatore per rinnovare il centrodestra

di Pasquale Ferraro
19 Ottobre 2021

La sconfitta è servita, netta e inesorabile, perché prima o poi i nodi vengono sempre al pettine e nelle urne o peggio ancora disertandole il tuo elettorato ti invia dei messaggi chiari. Così hanno fatto gli elettori del centro destra nelle elezioni amministrative, non sono andati a votare, uno sciopero che va capito e compreso nelle radicale politicità. 

I partiti e sopratutto i leader del centrodestra possono ascoltare oppure far finta di nulla, e assumersi le responsabilità di quanto seguirà nelle prossime scadenza elettorali già a primavera e fino alle fatidiche elezioni politiche del 2023, la barriera che dimostrerà oltre ogni analisi se gli italiani credono in questo centrodestra oppure no.  

Di sicuro ciò che oggi è sotto gli occhi di tutti è un dato politico evidente, quando le forze di maggioranza nel paese perdono sui territori, allora vuol dire che qualcosa nel messaggio, nella percezione è sbagliato  e controproducente.  Non basta parlare di ritardo nella scelta dei candidati, forse di metodo si, e persino il metro della scelta lascia a desiderare, non sono le qualità personali ma quelle politiche che vengono fuori nel corso delle campagne elettorali. 

Quelle qualità politiche che sole sono in grado di trascinare e fidelizzare l’elettorato, quello cattolico, liberale e tradizionalmente conservatore, che vuole essere rassicurato: non chiede capi popolo,ma guide, non urlatori ma narratori. Desidera una visone in cui credere, un progetto su cui mettere la propria firma, la propria adesione. 

Il popolo di centrodestra è un popolo che vuole credere e scommettere su una squadra in grado di governare, di vincere, non è portato a sostenere treni destinati a deragliare. Non è il tempo delle battaglie ideologiche, il paese,le città sono all’estremo,  e le sfide sono tante, ma è mancata la progettualità, la capacità di affascinare. 

Troppi candidati poco di destra, poco conservatori, privi di quella capacità di imprimere e trasmettere sicurezze politiche, di rappresentare quell’alternativa al modello liberal-progressista che nelle città si avverte come le buche, i disservizi e le follie fanatico ecologiste che all’ambiente poi non portano alcun beneficio. 

Ora la destra italiana deve scegliere, se seguitare in questo tirare a campare che si concluderà inevitabilmente tirando le cuoia alle politiche del 2023, oppure voltare pagine e modello ed aprire un grande laboratorio conservatore, coinvolgendo le anime della cultura, ed investendo su un rinnovo totale della classe dirigente, tanto nei territori, quanto a livello nazionale

Questa è l’ultima occasione, non ci saranno più seconde possibilità, secondi tempi e quant’altro, non ci saranno ritorni, solo una opportunità da cogliere oppure da la siate sfumare in vano. 

Un laboratorio nel quale si costruisca politicamente quella visione di Italia che i conservatori hanno,  e che deve essere trasmessa in maniera chiara, cristallina all’elettorato. In un paese che ha perso la speranza, non bastano gli slogan, serve la bellezza delle idee, e la capacità di poterle realizzare. La destra deve essere tutto ciò per ritornare ad essere credibile nel momento della scelta elettorale.  Si è parlato tanto di maggioranza silenziosa, ma non si è fatto nulla per diventare i rappresentanti, i difensori di quella parte fondamentale di elettorato che guarda a destra, ma la sceglie solo quando la ritiene credibile. 

Gli spunti di riflessione ci sono tutti, le ferite anche, ma le ferite rendono più forti e ci insegnano cosa fare e cosa invece evitare.  Due anni di pandemia hanno cambiato molte priorità per gli italiani, e quel cambiamento va captato e rappresentato per il bene del paese, e per il futuro della destra italiana.

Intendiamoci o questo futuro a partire da oggi sarà conservatore, oppure l’irrilevanza e l’eterna opposizione sono già all’orizzonte. Ora o mai più!