Teorema Santori. O sulla sconfitta del centrodestra

di Daniele Dell'Orco
5 Ottobre 2021

Per capire i risultati di questa tornata di amministrative bisogna pensare a un volto, quello in foto, e a un nome: Mattia Santori. Il nulla cosmico, l’uomo di gomma, lo strumento degli strumenti, ha ottenuto preferenze da record nella lista del Pd a Bologna.Partendo dal particolare e arrivando al generale, cosa significa questo?

  • Che il Partito Democratico non sa vincere le elezioni. Ma sa benissimo come non perdere. Mai. Così facendo, riesce a vincere quando perdono gli altri. Tipo stavolta;
  • Che un candidato civico funziona se, appunto, civico (Calenda) o se diventa organico a un partito (Santori). L’ibrido dei civici di coalizione che sono di tutti e di nessuno (Bernardo, ma anche Michetti) non ha senso d’esistere;
  • Che il centrodestra non è una formazione. Non esiste nel suo complesso. È un’area politica ormai impossibile da identificare dal punto di vista ideologico (tra Forza Italia e Fratelli d’Italia, ad esempio, che sono i due poli estremi, le differenze già ben marcate nel passato ora sono siderali) che non ha un leader e allo stesso tempo non trasmette nemmeno senso di appartenenza. I singoli partiti sono lacerati all’interno e non sono in grado, per questo, di fidelizzare gli elettori nel loro complesso e dirottarli persino sugli impresentabili (come fatto dal Pd con Santori e molti altri).

Oltre al consenso social, volatile per definizione anche se purtroppo non sembra rappresentare un problema serio da affrontare, il cdx manca di apparato. Quest’ultimo aspetto non è una novità, per carità. Ma essendo la politica democratica un fenomeno ciclico, in alcuni momenti questa lacuna può creare dei paradossi, come quello attuale, col centrodestra che ha consensi abnormi su base nazionale ma impossibili da fatturare sui territori. E il tema non è lo spessore della classe dirigente (infatti Santori è ridicolo), ma proprio l’apparato inesistente. Che sono due cose diverse. Il consenso politico è una sinusoide. L’apparato, invece, è la linea retta che la attraversa e che garantisce stabilità. Quando si è al picco positivo dei consensi l’apparato si dovrebbe espandere. Quando si è al piccolo negativo dei consensi si dovrebbe difendere. È ciò che contribuisce a formare un modello, indipendente dalla stagione politica, e anzi capace di sopravvivere alle stagioni politiche. Un modello culturale, sociologico, mediatico, politico, amministrativo. A Berlusconi si è rimproverato (tra le varie cose) di non aver saputo approfittare della sua epopea per creare un apparato. Ma, ridendo e scherzando, quest’anno ricorre il decennale di quel 2011 che rappresentò la fine della carriera politica del Cav. Quali e quanti passi in avanti sono stati fatti nel frattempo?I sondaggi, che sono il Male, hanno contribuito a creare sotto i tappeti delle stanze dei bottoni del centrodestra cumuli di polvere grossi come gobbe di dromedari. Ma la realtà prima o poi torna a colpire. E a lacerare.