Soumahoro: da Spartacus per Netflix ad autosospeso

di Pasquale Ferraro
24 Novembre 2022

La sinistra non imparerà mai la lezione, troppa è la foga di ricercare una qualsiasi cosa  che le dia senso, un simbolo da opporre a quella che essi troppo ingenuamente definiscono la retorica della destra. Negli ultimi anni, forse dal tramonto delle ideologie su cui la sinistra si è poggiata tra la fine del XIX e tutto il XX secolo, si è palesata una ricerca continua dell’uomo o della donna che potesse incarnare qualcosa in cui identificarsi.

L’attesa messianica del leader si è sostituita a quella durata un secolo – in Italia – della rivoluzione.  Come ogni “salvatore” deve presentare i segni della propria autenticità e quindi la ricerca possiede un certo grado di liquidità vista la mutevolezza dei tempi odierni. Più radicali sono i tempi, più estrema deve essere inevitabilmente la ricerca del simbolo, il quale non deve essere un leader, almeno non subito, prima deve solo incarnare la battaglia, a guidare e comandare ci penserà sempre la cara vecchia nomenclatura. Del resto da quando il partito comunista non esiste più il modello dei post-comunisti è il partito democratico Usa, e quindi lo stile è quello di tentare di replicare nel bel paese, quello che i dem d’oltreoceano mettono in campo sulle rive del Potomac. 

Per questo davanti all’’emergere di una destra conservatrice, tradizionalista, liberale in economia e sopratutto guidata da una donna che ha mandato in fumo tutta la narrazione veterofemminista ecco apparire all’orizzonte la figura che nella mente dei guru della sinistra poteva incarnare tutte quelle battaglie politicamente corrette, ma anche e sopratutto riportare in auge vecchie battaglie socialistizzanti, che ricordano i fasti del sindacalismo di lotta nelle campagne. Peccato però che nella foga e nell’orgasmica emozione dello scontro su “mi dia del Lei”, il “tu si dava agli schivi”,  fra Soumahoro e Giorgia Meloni benché qui siamo in Italia e non nell’Alabama degli anni ‘50 – dove governavano i democratici –  a sinistra non hanno fatto le verifiche necessarie. Perché quello che all’inizio sembrava essere un peccatuccio, si sta rivelando uno tsunami, non solo per tra l’Alleanza Verdi e Sinistra Italiana ma per tutta la sinistra. 

Lo Spartacus dei giorni nostri, per giunta nero, quindi anche già predisposto per una serie Netflix in verità si sta rivelando più simile ad altre figure dell’orizzonte africano, e non di certo a quella del povero ex schiavo liberato tanto cara all’interessato. Le responsabilità penali saranno accertate dall’autorità giudiziaria, ma quelle politiche sono evidenti. Si è costruito un mito fondato sulla mera apparenza, si è dato credito alla narrazione abilmente costruita dell’uomo in lotta per gli ultimi, mentre alle sue spalle proliferavano forme ambigue sia sotto il profilo umano che economico gestionale. Non sono bastati gli stivali di gomma – a quanto pare un prestito mai restituito – per evitare allo “Spartacus alla Netflx”  di finire immerso nella sua stessa marea di balle. 

Non rimane che stendere una trapunta sul video in lacrime, che ricordava una scena celebre dello spaghetti western – sarà stata di ispirazione? – perché mai fu vista tanta spregiudicata ipocrisia avvolta abilmente in una patina di sciocco pietismo. La giustizia degli uomini, quella dello Stato farà il suo corso e accerterà i fatti, ma questa vicenda deve essere di monito per tutti, e rammentarci sempre che “l’abito non fa il monaco” e il colore della pelle e gli stivali non fanno l’uomo. 

Si può criticare Soumahoro senza essere razzisti, si può accusare e lo si fa per ciò che ha fatto, e sopratutto per la truffaldina narrazione che ha costruito e utilizzato per il suo successo. Non importa il colore della sua pelle o le sue origini, anche se senza di quelle non siederebbe in parlamento. La sinistra ha scelto di candidare una maschera senza guardare dietro di essa, ma tutte le maschere prima o poi sono destinate a cadere e la verità per quanto la si nasconda prima o poi viene fuori con tutta la sua potenza travolgente.