Quella maggioranza silenziosa che ha scelto i conservatori

di Pasquale Ferraro
28 Settembre 2022

La grande vittoria del centrodestra  è un risultato storico frutto del lavoro e della costruzione di un consenso che è partito dalla saldatura tra un elettorato che tradizionalmente ha guardato a destra e una fetta – rilevante – che un tempo è stata feudo della sinistra, e che oggi al contrario ha visto nella destra l’unica aerea realmente connessa ai problemi del paese. Un elettorato che da tempo ha iniziato il trasloco a destra, non solo in Italia – non è solo nostrana la crisi della sinistra – ma è con queste elezioni che il passaggio si è completato in un orizzonte nuovo, per molti aspetti diverso. Prima le fasce popolari abbandonate dalla sinistra guardarono a Forza Italia e poi alla Lega ma si trattava di due partiti post-ideologici, l’uno di ispirazione liberale e cattolica, fondeva al suo interno quello che era stato il pentapartito, l’altro ha incarnato la protesta prima del nord e poi di quel sud non incantato e sopratutto non beneficiato dal reddito di cittadinanza. 

Ma la vittoria di Fratelli d’Italia deve inevitabilmente essere letta sotto una luce diversa, più radicata. Per quanto molti opinionisti e giornali, repubblica su tutti parlino di voto di protesta, non è nulla del genere. Chi ha votato Giorgia Meloni non lo ha fatto per protesta e se una componente di protesta c’é, si tratta pur sempre di una quota residuale, non in grado di incidere sul consenso ottenuto in maniera preponderante. Quello tributato alla Presidente dei Conservatori europei  è stato ed è un consenso frutto di un consapevole voto politico, maturato in una cavalcata lunga dieci anni e costellata di importanti passaggi storici per la destra italiana e sopratutto condensata in quella che è stata la svolta conservatrice. 

Il grande risultato elettorale è stato incastonato nel tessuto profondo di un paese stanco,  in cui una maggioranza silenziosa, spesso evocata, si è decisa ad archiviare le politiche della sinistra e i temi della folle agenda liberal.  Una scelta tanto netta quanto simbolica, un segnale profondo su quelle che i cittadini italiani ritengono essere priorità.  Non è priorità il folle DDL Zan, non è priorità la svendita della nostra cittadinanza, le nostre urgenze sono ben altre, solo che la sinistra non se ne rende conto, chiusa, serrata com’è nella propria folle idea di progressismo ecosostenibile. 

La gente rischia la fame in autunno e sopratutto nell’inverno più inoltrato ma per Letta & Co., le necessità sono ben altre. Lo testimoniò bene Monica Cirinnà che dall’alto del suo rango di madrina radical chic si oppose alla volontà del partito di candidarla in quello che definì “un collegio non adatto alle sue tematiche “, che tradotto vuol dire un collegio con problemi reali a cui non puoi vendere le tue teorie folli, adatte ai passa tempo nell’ormai celeberrimo circolo del golf di Capalbio. Adesso libera dai suoi impegni parlamentari potrà scavare nella  nella cuccia del suo cane, da sempre prolifica di tesori,  l’ultimo mistero nella fitta rete opaca e plumbea della cronaca italiana.  L’ex parlamentare è l’esempio plastico di una sinistra arroccata nei centri città, fra i ranghi di un sistema di potere che si reggeva non sul consenso, ma sulla capacità di mantenere il potere, diventando un sistema di potere. 

Contro questo muro di ipocrisia si è mosso il voto per il cambiamento degli italiani, stanchi ormai della “dittatura democratica” della sinistra: un voto partito dal basso, dai commercianti, imprenditori, p.iva, autonomi stanchi di vedere il proprio lavoro prosciugato dalle folli politiche economiche immaginate dal pd e dai suoi alleati. Un voto popolare che ha scelto una guida, e un progetto politico su cui investire, dopo tante, troppe delusioni. Ma non è stato un voto di “pancia” ma di “testa”, ponderato e consapevole. Lo dimostra la graduale e intensa crescita nei consensi di un partito come Fratelli d’Italia che è partito dieci anni da fa da meno del 2% per conquistare oggi il governo alla testa di un centrodestra a trazione conservatrice. 

Ora toccherà a Giorgia Meloni e al governo dimostrare che questa fiducia è stata ben riposta e che le domande di un popolo fiero, ma sconfortato, troveranno finalmente una riposta.