Nella battaglia per il Quirinale il centrodestra si gioca tutto

di Pasquale Ferraro
16 Dicembre 2021

Con la calendarizzazione per il 4 gennaio ha inizio il conto alla rovescia che porterà all’elezione del successore di Sergio Mattarella, in quella che sarà con,  la sola eccezione della candidatura in extremis  di Mario Draghi, la più in certa e politicizzata corsa al colle più alto. Come tutte le elezioni per cooptazione di candidature un certo grado di incertezza, dubbio  e insicurezza permane fino all’ultima scheda, e la moda dei celebri “franchi tiratori” non garantisce certo la stabilità delle coronarie dei segretari di partito. 

Questa volta però la posta in gioco è altissima, sopratutto per il centrodestra, che questa volta, per la prima volta dalla nascita della c.d. Seconda repubblica ha i numeri per eleggere o determinare l’elezione del nuovo Capo dello Stato. Un onore e un onore, ma anche un grossa responsabilità, una prova di maturità che sarà decisiva – più di quanto si voglia ammettere agli occhi del paese – per il futuro di un centro destra che nei prossimi mesi si candida a guidare il paese.  

Non ci saranno alibi, ne seconde possibilità, non si potranno chiedere appelli, tutto dipenderà dalla capacità del centro-destra di mostrare compattezza, solidità e visione. Un’immagine da trasmettere al paese, agli elettori , a quegli indecisi che guardano al centrodestra, ma che vogliono, devono essere rassicurati e confortati. Perché a volte i comizi, gli slogan, le interviste non bastano, gli italiani, gli elettori chiedono di più, una coalizione in grado di districarsi nelle dinamiche parlamentari, di portare soluzioni e risposte, di garantire certezze, e soprattutto di saper interloquire anche con gli altri, senza perdere mai il ruolo guida, ed in questo caso l’obbligo, il dovere della proposta. 

Che sia Conservatore, liberale, democristiano o repubblicano, il nuovo Presidente della Repubblica dovrà essere espressione di quel mondo politico-culturale che da oltre un trentennio è escluso dalla possibilità di eleggere, proporre un nome diverso dalle solite anime della galassia di cui si compone la sinistra italiana contemporanea. 

La partita è difficile, complessa, e i giocatori in campo sono astuti e non aspettano altro che una rottura, un segno di cedimento della coalizione  di centrodestra per inserire un candidato con la solita patina  diabolica della larga condivisione, e dell’ampia convergenza di tutte le forze politiche. Sanno bene a sinistra che perdere il Colle, equivarrebbe alla perdita di un punto di controllo, di una forza di equilibrio che nell’attuale debolezza del sistema politico rappresenta la naturale e costituzionale cabina di regia. Il centrodestra lo sa bene, o almeno dovrebbe averlo imparato in questi anni e sopratutto nel 2018 quando non ottenne né l’incarico né il preincarico per la formazione del governo. 

La conquista del Quirinale sarà il passaporto di presentazione alle prossime – più di quanto lo si pensi – elezioni politiche, un appuntamento a cui il centrodestra si presenta avvantaggiato, ma la politica è incerta e i tempi sono grami e le cose mutano rapidamente. 

Un Presidente della Repubblica di centrodestra rappresenterebbe una riscossa storica, un iniezione di fiducia, un rinnovato ottimismo che porterebbe il centrodestra al governo al suon di trombe nel giro di pochi mesi, la perdita di questa opportunità confermerebbe agli elettori una certa idea, pregiudizievole ma che si percepisce, di immaturità politica che finirebbe per condannare la destra italiana ad altri lunghi anni di opposizione. Ma non si cambia, non si rinnova il paese dall’opposizione, solo governando, solo assumendosi i rischi si può dimostrare di essere diversi. 

Perché anche qui non basta dire “ noi siamo diversi” ma occorre dimostrarlo nei fatti, non basta proclamare la purezza, quando essa è totalmente inutile. La politica è l’arte del compromesso, del governo, del fare dell’impossibile il possibile, è un arte umana, e come tale incomprensibile ad ogni calcolo matematico, ad ogni previsione statistica, ad ogni calcolo delle probabilità. Ed è qui che si inserisce la capacità dei leader, di saper guidare le masse di manovra, di saper alzare gli scudi e usarle abilmente l’arte della diplomazia. E’ un gioco pericoloso, no sono ammessi errori, un passo falso potrà essere fatale, e potrebbe costituire la fine delle ambizioni governative del centrodestra.