Madri che sbagliano sempre

di Nausica Cangini
18 Novembre 2022

Solitamente lascio il mio lavoro clinico dietro le fila del mio interesse per la vita pubblica e le questioni politiche; tuttavia la polemica scatenatasi nelle ultime ore sulla questione della scelta del Presidente Meloni di portare con se a Bali, ad un evento istituzionale e di lavoro, sua figlia, mi ha  profondamente colpita e fatto pensare che il tema riguardi esattamente ciò di cui mi occupo quotidianamente per professione. 

Quella che si sta attaccando non è la leader di un partito, un capo di governo,  che legittimamente a qualcuno può non piacere, si sta attaccando una madre e il modo in cui sceglie di esserlo; la cosa paradossale è che se non avesse portato con sé sua figlia, verosimilmente staremmo leggendo commenti e argomentazioni relativi a “che tipo di madre sia una che va via e lascia sua figlia a casa”: la storia di Samantha Cristoforetti non è molto lontana. Da qui è nata la considerazione che le madri sbaglino sempre, e -badate bene-  non è certamente un mio pensiero ma è il vissuto di madri, come di padri, che si raccontano con la tristezza e la rabbia di chi a fronte di un’immensa fatica, viene comunque giudicata, passata ai raggi X e quasi mai ottiene una valutazione che non sia severa. 

Voglio partire da una riflessione, in un mondo di adulti fragili, che richiede di essere performanti, sempre “connessi” (non solo sui social), dove il valore personale è spesso confuso con il successo lavorativo: scegliere o non scegliere di essere madre, ma direi genitori, è già di per se davvero complesso; è complesso per tante ragioni, perché se ci si vuole affermare professionalmente talvolta quando si è pronte, si è grandi e non sempre i figli arrivano, perché anche se si decide che un figlio è in cima alla piramide dei desideri, talvolta le condizioni economiche derivanti dal lavoro non sono favorevoli e anche perché è aumentata la consapevolezza di cosa, per ciascuna, significhi essere madre. 

Immaginarsi madre ed essere madre è un processo lungo, attraverso il quale le donne si muovono tra molteplici difficoltà di carattere personale. Ognuno di noi è il risultato della sua storia. Di carattere organizzativo, in un mondo in cui spesso per trovare lavoro, magari per trovare quello che appaga, ci si deve spostare a 600 km da casa, lontano dalla famiglia e dalla comunità dove si è cresciute, beh anche quella è una variabile da tenere in considerazione. Ecco in questo processo di divenire madre, le donne sono esposte continuamente a critiche, giudizi e  “consigli” sul come dovrebbero fare e questo le fa spesso sentire inefficaci, non adatte, non “brave madri”. La notizia è che le bravi madri, come in genere i bravi genitori, non esistono! Esistono, citando Winnicott “le madri sufficientemente buone”. 

La “madre sufficientemente buona” sono quelle donne spontanee, autentiche e vere che, con (utilizzando a proposito con e non nonostante) ansie e preoccupazioni, stanchezza, scoramenti e sensi di colpa riescono ad essere una figura di riferimento in grado di trasmettere sicurezza e amore. Considerato ciò, le critiche rispetto ad una madre che sceglie di portare con sé, in un viaggio di lavoro la sua bambina stridono di molto, stridono perché il Presidente Meloni, come tutte le mamme di cui ascolto le storie, sono le migliori madri possibili che possono essere, sono le madri che la storia gli ha concesso di essere, sono le madri che il loro presente, magari pensando al futuro, gli permette di essere: sono le madri che abbiamo avuto, quelle che siamo e in modo transgenerazionale quelle che saremo. Credo che tutti dovremmo avere un profondo rispetto per il nostro prossimo, soprattutto per un prossimo che si prende cura, non senza fatiche, degli adulti di domani, rinunciando spesso a pezzetti di se, di cui alcuni riuscirà a trovare mentre altri andranno persi per sempre. Ecco se penso a tutte le “mie mamme” credo che dare rilevanza a quanto accaduto per dare voce a tutte quelle che non hanno talvolta la forza di rispondere seraficamente come ha fatto il presidente Meloni sia importante. 

Rispetto ai commenti di chi ha dato voce alle critiche non mi esprimo, inviterei piuttosto gli autori di questi commenti a riflettere, se sono genitori, sul tipo di genitore che credono di essere, di domandarsi se criticare qualcuno, che di fatto non conoscono nell’intimo, sia un insegnamento che sono contenti di passare ai propri figli, perché i figli non apprendono solo quello che gli insegnamo, ma si modellano anche e soprattutto rispetto a quello che vedono; se non sono genitori potrebbero invece pensare a che tipo di genitori hanno avuto e se gli “promuovono” tutto o magari avrebbero desiderato che qualcosa venisse fatto differentemente. 

Non entro nei termini del dibattito politico, anche perché in queste righe non stiamo parlando del Presidente del Consiglio, ma di una mamma, e parafrasando Winnicott, una mamma si migliora se pensa di essere in grado di farlo e se è sicura di aver agito per amore e oltretutto qualsiasi “errore” possa aver commesso non è altro che un piccolo pezzo, un frammento di un percorso in costruzione, che sarà composto di così tanti vissuti emotivi ed esperienze che alla fine definiranno la qualità dell’attaccamento nel suo complesso. Ora io non so se sia stata una buona scelta o una cattiva scelta portare con sé la propria bambina ad un evento istituzionale e di lavoro, ma sono certa che sia stata la migliore soluzione possibile per quella mamma e quella bambina che costruiscono giorno dopo giorno la loro relazione. 

Questo di certo non è argomento di discussione per nessuno di noi. Aggiungo in conclusione che, al netto del fatto che ogni madre ha diritto di essere madre a modo suo, ogni persona che si trova di fronte ad una mamma, piuttosto che giudicare, forse dovrebbe solo regalare un sorriso e, se per vicinanza gli è concesso, offrire con empatia la sua presenza, perché essere madri è difficile, lo è sempre stato e le critiche lo rendono solo più faticoso. Non ne hanno bisogno, sono già i più severi giudici di loro stesse.